Bali: insulta il Giorno del Silenzio sui social, turista finito in carcere

Un ventiseienne svizzero è stato condannato a 12 mesi di reclusione dal tribunale di Denpasar dopo aver deriso le tradizioni sacre dell'isola in un video su Instagram.

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Sbeffeggiare la cultura locale e violare le norme religiose per una manciata di interazioni sui social network può costare caro. Lo ha imparato a sue spese Luzian Andrin Zgraggen, un turista svizzero di 26 anni, condannato dal tribunale di Denpasar a dodici mesi di reclusione. La sua colpa è stata quella di aver infranto la sacralità del Nyepi, il celebre “Giorno del Silenzio” induista, documentando la bravata con toni denigratori su Instagram.

La sacralità del Nyepi: quando un’intera isola si ferma

Il Nyepi segna il Capodanno del calendario Saka ed è la ricorrenza spirituale più importante per gli abitanti di Bali. Durante questo ciclo di 24 ore, l’isola entra in uno stato di completo isolamento e raccoglimento:

  • Stop alle attività: Attività commerciali chiuse, trasporti fermi e persino l’aeroporto internazionale sospende i voli.

  • Tutti al chiuso: Residenti e viaggiatori devono restare all’interno delle proprie alloggi.

  • Niente distrazioni: Le connessioni internet vengono ridotte al minimo per favorire la meditazione e il rispetto della quiete.

Secondo le credenze balinesi, immergere l’isola nel buio e nel silenzio assoluto serve a ingannare gli spiriti malvagi, facendo credere loro che la terra sia disabitata affinché proseguano oltre senza portare disgrazie.

La violazione del divieto e le offese su Instagram

Nonostante fosse stato preventivamente informato dal personale del resort sulle severe restrizioni in vigore, lo scorso marzo il giovane ha deciso di ignorare ogni avvertimento. È uscito dalla struttura per raggiungere la spiaggia e ha filmato la sua “impresa”. Negli spezzoni pubblicati in rete, il ventiseienne si riprendeva sorridente deridendo la festività, definendola “folle” e rivolgendo insulti diretti verso le usanze locali.

I contenuti hanno scatenato un’ondata di sdegno tra gli abitanti dell’isola, diventando virali nel giro di poche ore e spingendo le forze dell’ordine locali a rintracciare e arrestare il responsabile.

Inutili le scuse in aula: la sentenza del tribunale

Durante il dibattimento processuale, la difesa del turista ha puntato sulla presunta inconsapevolezza della gravità del gesto. Il giovane ha giustificato la sua uscita sostenendo di essere frustrato dalla fame e dall’impossibilità di trovare cibo a causa della chiusura totale dell’isola, negando l’intenzione di voler offendere la fede induista.

Tuttavia, le sue scuse ufficiali non hanno ammorbidito la posizione dei giudici. Il presidente della corte, Tjokorda Putra Budi Pastima, ha evidenziato come l’atteggiamento irrispettivo abbia ferito la sensibilità religiosa della comunità provocando una forte indignazione pubblica. La Procura aveva inizialmente sollecitato una pena di 15 mesi, ma il collegio giudicante ha stabilito la condanna finale a un anno di reclusione.

Un precedente che cambia le regole per i viaggiatori

In passato, episodi di turisti o residenti sorpresi a circolare durante il Nyepi venivano generalmente risolti con richiami, sanzioni minori o l’intervento dei custodi tradizionali (Pecalang). Questo verdetto segna un cambio di passo fondamentale: a fare la differenza e a trasformare l’infrazione in un vero e proprio caso giudiziario è stata la deliberata diffusione degli insulti via social. Una decisione con cui le autorità balinesi intendono mandare un segnale chiaro sulla necessità di rispettare la cultura e le tradizioni locali.