Non avrei mai pensato di trovarmi qui, oggi, a scrivere questo articolo dopo aver appreso della sua scomparsa. Per me e, credo, per chiunque abbia incrociato la sua storia, il Comandante Alfa era immortale. Una figura leggendaria, scalfita nel tempo, che sembrava destinata a non piegarsi mai. Eppure, nel dolore di questa perdita, sento il bisogno di condividere il ricordo del giorno in cui la leggenda è diventata, ai miei occhi, un uomo straordinario.
Ci sono incontri, infatti, che lasciano il segno. Per me, quell’incontro è avvenuto subito dopo la fine di un evento a Sesto San Giovanni, quando ho avuto l’opportunità di intervistarlo. Tutti lo conoscevano come un uomo d’acciaio, un militare d’élite, fondatore del Gis (Gruppo Intervento Speciale) dei Carabinieri. Ma la realtà che ho scoperto dietro le quinte è stata straordinariamente diversa.
Un momento di assoluta vulnerabilità
L’intervista non si è svolta sotto i riflettori. Il Comandante mi ha ricevuto in uno stanzino isolato, lontano dal trambusto dell’evento. Ci siamo seduti l’uno di fronte all’altra. E poi, è successo l’inaspettato. Con un gesto calmo e naturale, il Comandante Alfa si è tolto il mefisto. Mai mi sarei aspettata che mi mostrasse il suo volto. In quel momento, la maschera del “duro” è caduta, lasciando spazio all’uomo. È stato, senza dubbio, il momento più intimo, intenso e d’impatto del nostro incontro. Mostrare il viso, per chi ha vissuto una vita sotto copertura proteggendo lo Stato nell’ombra, è un atto di fiducia immenso. In quell’istante ho capito che non avrei fatto una semplice intervista istituzionale ma avrei dialogato con una persona autentica.
La gentilezza dietro il mito
A dispetto del ruolo da “duro” che la storia e la divisa gli hanno cucito addosso, il Comandante Alfa si è rivelato un uomo estremamente gentile e pacato. Ha azzerato le distanze in un attimo, mettendomi immediatamente a mio agio. Con una voce tranquilla e riflessiva, ha iniziato a raccontarmi alcuni degli episodi più significativi della sua lunga e straordinaria carriera:le missioni ad altissimo rischio, la nascita dei Gis e la vita di sacrifici vissuta nell’anonimato per proteggere i cittadini.
La paura e il dovere: la forza del Servizio
La parte più toccante del nostro colloquio è stata quando abbiamo toccato il tema delle emozioni più profonde. Il Comandante non si è nascosto dietro una retorica di invincibilità. Al contrario, mi ha confessato che, come tutti gli esseri umani, ha vissuto momenti di profonda incertezza e di paura.
“La paura esiste, anche per gli eroi” mi ha detto, per poi aggiungere: “Ma è proprio qui che risiede la differenza tra la temerarietà e il vero coraggio. L’incertezza fa parte del gioco quando la vita è costantemente in prima linea ma l’idea di servire lo Stato, il senso del dovere e l’amore per la giustizia prendono sistematicamente il sopravvento su ogni timore, spronandoci ad andare avanti, sempre”.
Un ricordo indelebile
Lasciare dopo un’ora quello stanzino mi ha trasmesso una profonda consapevolezza che oggi, purtroppo, parlandone al passato voglio condividere con voi: il Comandante Alfa non è stato solo un pezzo di storia delle nostre forze dell’ordine, è stato l’esempio di come la fermezza professionale possa convivere con una straordinaria umanità.
Custodirò quel volto e quelle parole come uno dei regali più grandi del mio percorso professionale.
Che la terra le sia lieve, Comandante Alfa.
