In un caldo pomeriggio di Design Week 2026, con la città attraversata da installazioni, cocktail e folla elegante, ci siamo intrufolati all’anteprima stampa in una sala del Cinema Orfeo, tra curiosi, addetti ai lavori e appassionati accorsi per assistere al ritorno di un film diventato culto generazionale.
L’attesa era quella delle grandi occasioni: luci soffuse, brusio eccitato, top secret questi fotogrammi e noi privilegiati per qualche giorno, la sensazione unica che accompagna gli eventi davvero attesi.
Sullo schermo stava per riapparire Miranda Priestly, ma soprattutto si annunciava qualcosa di più inatteso: una dichiarazione d’amore cinematografica a Milano.
La trama
Dopo due decenni di assenza, Andrea Sachs torna nella redazione di Runway. Nel frattempo Miranda Priestly, la temutissima direttrice del magazine, fatica a restare al passo con l’epoca dei social network, dell’informazione istantanea e della moda usa-e-getta. Per salvare la rivista da un declino che sembra inevitabile, le due donne decidono di rivolgersi a Emily Charlton: un tempo assistente vessata e disciplinatissima di Miranda, oggi manager ai vertici di un grande gruppo del lusso, diventato decisivo per il futuro di Runway.
Non raccontiamo altro di una trama articolata, disseminata di colpi di scena e di risvolti ironici, perché il piacere del film sta anche nella sua capacità di sorprendere, cogliere battute. La prima impressione, però, è chiarissima: questo sequel dispone di un budget imponente. Se il primo capitolo lasciava intravedere una produzione più contenuta, qui tutto appare amplificato, elegante, internazionale, scintillante.
Milano
E a beneficiare maggiormente di questa ricchezza visiva è soprattutto Milano, vera co-protagonista del film. La città viene raccontata attraverso lo sguardo affascinato di un immaginario osservatore americano: europea, sofisticata, composta, ricca di fascino e di grandi hotel. Gli scorci urbani sono notevoli, quasi da cartolina d’autore. Su tutti spicca una scena memorabile: la camminata solitaria e notturna di Miranda sotto la Galleria Vittorio Emanuele II, sequenza che da sola vale un intero discorso sulla monumentalità e sulla rinnovata centralità simbolica della città.
Milano appare splendida persino in un passaggio rapido su Viale Padova, restituita come asse vivo e metropolitano di una grande capitale europea. Ma il film allarga lo sguardo anche al territorio: c’è spazio per Como e per una Lombardia rappresentata come terra di eccellenza, bellezza e stile diffuso.
Meryl Streep
Sul piano interpretativo, ritroviamo i personaggi amati vent’anni fa. Meryl Streep resta naturalmente il centro magnetico della scena, anche se il tempo ha trasformato Miranda Priestly. È venuto meno l’effetto sorpresa di quel personaggio glaciale, cinico e inarrivabile che aveva segnato il primo film. Oggi Miranda è una donna matura, meno feroce, più vulnerabile, talvolta spaesata davanti ai nuovi codici del presente. Eppure conserva intatta la sua qualità essenziale: la visione strategica. Sa leggere le situazioni, anticiparle e, soprattutto, piegarle a proprio vantaggio con l’eleganza di sempre, anche se costretta a volare in economy.
La stampa
Interessante anche il sottotesto dedicato alla crisi della stampa e alla trasformazione del giornalismo. I reporter digitali, i siti scandalistici e la velocità della rete vengono rappresentati come nuovi arbitri della reputazione pubblica, capaci di costruire o demolire in poche ore l’immagine di una celebrità o di un impero imprenditoriale. Il film coglie bene il passaggio da un potere verticale – incarnato dalle grandi direttrici dei magazine – a uno diffuso, frammentato e spesso spietato.
Fashion
Naturalmente non manca ciò che il pubblico si aspetta: lusso, abiti impeccabili, interni da sogno, viaggi, feste, tavole sontuose e quell’arte tutta cinematografica di mantenere un aplomb raffinato anche nel mezzo del caos. In questo universo sfavillante compaiono anche ospiti d’eccezione come Lady Gaga, Brunello Cucinelli, Donatella Versace e Naomi Campbell.
Il risultato è un sequel intelligente e spettacolare, che non possiede forse la freschezza del primo capitolo, ma sa reinventarsi guardando al presente. E se il titolo resta Il diavolo veste Prada 2, uno dei veri protagonisti del film è senza dubbio Milano: elegante, cinematografica, irresistibile.
