Mondiali: l’Italia del pallone resta a casa (di nuovo): il crollo di un mito

Il calcio italiano tocca il fondo, ma l’eccellenza abita altrove. Ecco perché serve una rivoluzione nei finanziamenti.

Mondiali Italia

Lo abbiamo fatto di nuovo. Per la terza volta consecutiva, l’Italia non parteciperà ai Mondiali di calcio. La sconfitta ai rigori contro la Bosnia non è solo un risultato sportivo negativo; è l’epitaffio di un sistema che si ostina a considerarsi un’eccellenza mentre il resto del mondo corre a velocità doppia. Mentre il calcio italiano affoga nei debiti, nella mancanza di talento e in un’arroganza ingiustificata, esiste un’altra Italia che vince, convince e domina. Ma che, paradossalmente, riceve solo le briciole.

Un calcio sempre più povero (di idee)

Non è più sfortuna. Non è più colpa dell’arbitro o della pioggia. Il calcio italiano è diventato, semplicemente, scarso. La Serie A, un tempo il “campionato più bello del mondo”, è oggi una periferia del calcio europeo, dove si gioca un ritmo compassato e dove i settori giovanili sono diventati zone d’ombra. La Nazionale di Gattuso, uscita in lacrime dal campo, è lo specchio di un movimento che non produce più fuoriclasse ma solo onesti mestieranti strapagati.

Il problema è strutturale: mancano le infrastrutture, manca il coraggio di lanciare i giovani e manca una visione tecnica che vada oltre il tatticismo esasperato. Siamo diventati la “nazionale dei rigori sbagliati” e della paura, incapace di segnare anche contro avversari che, sulla carta, dovrebbero occupare le zone basse del ranking FIFA.

L’orgoglio azzurro corre altrove: F1, sci e non solo

Ma, mentre il pallone si sgonfia, il tricolore sventola altissimo in quasi tutte le altre discipline. Se il calcio piange, l’Italia dello sport sorride grazie ad atleti che hanno fatto del sacrificio e della disciplina il loro marchio di fabbrica. La Ferrari e i piloti italiani in F1 e MotoGP continuano a lottare ai vertici mondiali, dimostrando che l’ingegneria e il talento nostrano non hanno rivali quando si parla di velocità.

Sulle piste da sci, le nostre atlete e i nostri atleti sono costantemente sul podio. Nomi come Federica Brignone e le nuove leve dello sci alpino portano l’Italia in cima al mondo a ogni discesa. E non dimentichiamoci di Jannik Sinner e della nuova era del tennis italiano, o dei trionfi nell’atletica leggera (da Mattia Furlani a Nadia Battocletti) e nel nuoto, dove l’Italia ha recentemente stabilito record mondiali.

Questi atleti non hanno bisogno di stadi faraonici o di contratti televisivi da miliardi di euro per eccellere: hanno bisogno di strutture funzionali e di supporto federale.