Il caso della morte di madre e figlia a Campobasso, inizialmente collegato a una sospetta intossicazione alimentare, potrebbe nascondere uno scenario ben più grave. Le ultime indiscrezioni investigative parlano infatti della possibile presenza di ricina, una delle tossine naturali più letali conosciute.
Svolta nelle indagini: ipotesi avvelenamento
Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, decedute all’inizio di gennaio dopo un ricovero all’ospedale Cardarelli, potrebbero essere state vittime di un avvelenamento. Secondo fonti investigative qualificate, nei campioni di sangue analizzati sarebbero emerse tracce di ricina.
Al momento si tratta di elementi ancora da confermare ufficialmente, ma sufficienti per spingere la Procura ad aprire un fascicolo contro ignoti con l’ipotesi di duplice omicidio premeditato.
Cos’è la ricina e perché è pericolosa
La ricina è una sostanza altamente tossica estratta dai semi della pianta del ricino (Ricinus communis). Si tratta di una proteina citotossica capace di bloccare la produzione di proteine all’interno delle cellule, portandole rapidamente alla morte.
Anche piccole quantità possono risultare letali se ingerite, inalate o iniettate. La sua pericolosità è nota anche al grande pubblico, essendo stata citata in diverse opere di finzione come la serie Breaking Bad.
Il caso: dalla cena della vigilia al ricovero
Le due donne, residenti a Pietracatella, avevano accusato i primi sintomi tra il 24 e il 26 dicembre, dopo aver consumato diversi alimenti durante le festività natalizie.
Inizialmente si erano rivolte al pronto soccorso per quella che sembrava una semplice intossicazione alimentare. Dopo essere state dimesse più volte, erano state infine ricoverate, ma le loro condizioni si sono aggravate rapidamente fino al decesso, avvenuto il 2 gennaio.
Le prime ipotesi: cibo contaminato e funghi sospetti
Nelle fasi iniziali dell’indagine, l’attenzione si era concentrata su un possibile avvelenamento alimentare. Gli investigatori avevano sequestrato 19 prodotti tra cibi preparati in casa e alimenti consumati nei giorni precedenti.
Tra questi figuravano funghi, conserve, piatti pronti e dolci. In particolare, i funghi erano stati indicati come uno dei principali sospetti, ma questa pista non aveva portato a conclusioni definitive.
È stata invece esclusa la presenza di topicidi nella farina utilizzata dalla famiglia.
Indagini in corso sugli alimenti e sugli esami
I campioni alimentari sono tuttora al centro delle analisi, affidate anche a laboratori specializzati, tra cui l’istituto zooprofilattico di Teramo. Gli esami tossicologici dovranno chiarire se vi siano contaminazioni o sostanze velenose.
Nel frattempo, il medico legale ha chiesto una proroga per completare gli accertamenti autoptici, i cui risultati definitivi potrebbero richiedere ancora diverse settimane.
Il filone sanitario: cinque medici indagati
Parallelamente all’ipotesi dell’avvelenamento, resta aperto il filone sanitario dell’inchiesta. Cinque medici sono stati iscritti nel registro degli indagati per valutare eventuali responsabilità nella gestione del caso.
Gli inquirenti vogliono capire se siano stati effettuati tutti gli accertamenti necessari e se le dimissioni delle pazienti siano state appropriate, considerando che entrambe si erano presentate più volte in ospedale prima del ricovero definitivo.
Un quadro completamente cambiato
L’eventuale presenza di ricina rappresenterebbe una svolta radicale nelle indagini, trasformando un caso inizialmente interpretato come incidente domestico in un possibile crimine premeditato.
Gli investigatori continuano a lavorare su più fronti, in attesa dei risultati ufficiali che potranno chiarire definitivamente le cause della morte e le eventuali responsabilità.
