Parigi, processo choc su loggia massonica e omicidi su commissione

Ventidue imputati, tra cui agenti e militari: l’inchiesta svela una rete oscura tra affari, intelligence e violenza

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Marie-Hélène Dini, business coach e presunta vittima di un tentato omicidio. Foto: Thomas Samson/AFP/Getty Images

A Parigi si apre un processo destinato a lasciare il segno, non solo per la gravità delle accuse ma per il profilo degli imputati. Ventidue persone sono chiamate a rispondere di reati che vanno dall’omicidio all’associazione a delinquere, in un’inchiesta che intreccia massoneria, intelligence e criminalità organizzata.

Al centro del caso c’è una loggia massonica, conosciuta come “Athanor”, attiva a Puteaux, nella periferia ovest della capitale francese. Secondo gli inquirenti, non si trattava soltanto di un luogo di incontro, ma del fulcro di una rete capace di organizzare spedizioni punitive e veri e propri omicidi su commissione.

Ciò che rende la vicenda ancora più inquietante è il profilo degli imputati. Tra loro figurano agenti dei servizi segreti francesi, poliziotti, ex militari e professionisti affermati. Molti non avevano precedenti penali. Eppure, secondo l’accusa, alcuni di loro avrebbero partecipato attivamente a un sistema criminale strutturato, in cui ordini e incarichi venivano assegnati come in una catena di comando.

Tra i nomi chiave emergono Jean-Luc Bagur, descritto come figura centrale della loggia, Frédéric Vaglio e Daniel Beaulieu, ex uomo dei servizi, insieme a Sébastien Leroy, ritenuto il coordinatore operativo delle azioni violente. Per alcuni di loro la pena richiesta è l’ergastolo.

L’origine dell’inchiesta

L’intera vicenda prende forma nell’estate del 2020, quando un tentato omicidio fallisce in modo quasi surreale. Due paracadutisti vengono fermati armati nei pressi dell’abitazione di Marie-Hélène Dini. Agli investigatori raccontano di essere convinti di agire per conto dello Stato, persuasi che la donna fosse coinvolta in attività di spionaggio internazionale. Una versione che inizialmente appare confusa, ma che si rivela la chiave per scoperchiare un sistema molto più ampio.

Seguendo quella pista, gli inquirenti arrivano a ipotizzare che dietro il piano ci fosse una rivalità professionale. Secondo l’accusa, Jean-Luc Bagur avrebbe deciso di eliminare la sua concorrente, affidando l’incarico a Frédéric Vaglio, che a sua volta avrebbe fatto da tramite con un gruppo operativo guidato da Daniel Beaulieu. In cambio, sarebbe stato promesso un compenso di 70 mila euro.

A eseguire materialmente le operazioni sarebbe stata una squadra guidata da Sébastien Leroy. Proprio Leroy, durante gli interrogatori, ha ammesso il coinvolgimento in diverse azioni violente, descrivendo un’escalation che nel tempo avrebbe trasformato semplici atti intimidatori in aggressioni e omicidi.

Tra gli episodi più inquietanti figura l’uccisione del pilota Laurent Pasquali. Il corpo dell’uomo fu ritrovato in una foresta nel 2018. Un delitto che, secondo le ricostruzioni, potrebbe essere legato a questioni economiche interne alla rete. Ma non è l’unico caso: aggressioni per sottrarre informazioni, incendi dolosi e azioni punitive delineano un quadro che ricorda più una struttura mafiosa che una semplice associazione.

Manipolazione e falsa identità istituzionale

Uno degli aspetti più sconcertanti riguarda però la percezione degli stessi esecutori. Alcuni di loro sostengono di aver creduto di operare per conto delle istituzioni. Sébastien Leroy ha parlato apertamente di manipolazione, spiegando di essere stato convinto di collaborare con apparati dello Stato. Un’illusione che, secondo l’accusa, sarebbe stata alimentata da Daniel Beaulieu sfruttando il proprio passato nei servizi segreti.

Il caso solleva interrogativi profondi anche sul ruolo di chi dovrebbe garantire la sicurezza pubblica. L’avvocato di Marie-Hélène Dini, Jean-William Vézinet, ha sottolineato proprio questo aspetto, evidenziando come tra gli imputati figurino persone che, per ruolo e funzione, dovrebbero rappresentare lo Stato.

Un processo non semplice

Il processo si preannuncia lungo e complesso, con una durata stimata di almeno tre mesi. A complicare ulteriormente il quadro c’è la condizione di Daniel Beaulieu, che dopo un tentativo di suicidio presenta gravi difficoltà cognitive, rendendo incerta la sua partecipazione al dibattimento.

Nel frattempo, la Francia osserva. Perché questa non è soltanto una vicenda giudiziaria, ma uno squarcio su una realtà opaca, dove potere, relazioni e violenza sembrano essersi intrecciati ben oltre ogni limite immaginabile.