Recensioni false e criptovalute: dentro la truffa globale online

Un giornalista del The Guardian si infiltra in una rete internazionale: pagamenti in crypto, finte recensioni e un sistema pensato per truffare anche i lavoratori

recensioni truffa

Un appartamento per vacanze nei pressi di Pompei descritto online come sporco e maleodorante, eppure premiato con cinque stelle. Non è un errore né un paradosso, ma il risultato di un sistema organizzato. A raccontarlo è un giornalista del The Guardian, protagonista di un’inchiesta sotto copertura che lo ha portato a entrare nel mondo delle recensioni false, accettando per alcuni giorni un lavoro tanto semplice quanto inquietante: scrivere commenti positivi su attività e hotel mai visitati, in cambio di piccoli pagamenti in criptovaluta.

Quello che all’inizio sembra un lavoretto online come tanti si rivela presto parte di un ingranaggio molto più grande. Le richieste arrivano per strutture sparse in tutta Europa, da Londra a Napoli, passando per Genova, Cracovia e Bruxelles. Coinvolgono marchi noti dell’ospitalità internazionale, completamente estranei ai fatti e anzi danneggiati da queste pratiche. Le aziende contattate negano qualsiasi legame, confermando come il fenomeno delle recensioni false si muova in parallelo rispetto all’economia ufficiale, sfruttandone però la credibilità.

Tutto ha inizio con un messaggio ricevuto su Telegram, una piattaforma sempre più spesso utilizzata per attività opache. Il contatto è cordiale, quasi insistente, e promette guadagni elevati per un’attività che non richiede competenze particolari. Dopo diversi tentativi di convincimento, il giornalista accetta e viene inserito in una rete strutturata, dove ogni figura ha un ruolo preciso. A seguirlo non è più la prima reclutatrice, ma una seconda intermediaria che lo guida passo dopo passo, dalla creazione di un portafoglio digitale fino alla ricezione dei primi pagamenti in USDC, una criptovaluta ancorata al dollaro.

Pagamenti in criptovalute e identità false

Fin da subito emerge un elemento chiave: nulla è davvero verificabile. I nomi sono probabilmente inventati, le foto dei profili risultano prese da altri contesti e persino le informazioni personali appaiono incoerenti. Eppure, il sistema funziona proprio perché riesce a sembrare credibile. I primi compensi arrivano davvero, circa cinque dollari per ogni recensione pubblicata, rafforzando l’illusione che si tratti di un lavoro legittimo.

Parallelamente, prende forma un’organizzazione che ha tutte le caratteristiche di un’industria. I canali su Telegram contano decine di migliaia di iscritti e pubblicano continuamente nuovi incarichi, con un flusso costante di attività durante tutta la giornata. Dietro le quinte, il lavoro è suddiviso tra reclutatori, assistenti operativi e gestori dei pagamenti, mentre i brand di aziende reali vengono utilizzati senza autorizzazione per dare maggiore credibilità all’intero sistema.

Con il passare del tempo diventa evidente che le recensioni non sono il vero obiettivo. Servono piuttosto come strumento per costruire fiducia. Dopo aver completato alcuni incarichi e ricevuto i primi pagamenti, ai lavoratori viene proposto di accedere a livelli superiori, che promettono guadagni più elevati ma richiedono un investimento iniziale. È qui che la truffa si manifesta nella sua forma più classica: per continuare bisogna versare denaro, con la promessa di riceverne di più in cambio.

Un sistema in continua evoluzione

Secondo gli esperti, questo meccanismo rientra in una categoria di frodi sempre più diffusa, in cui la vittima viene coinvolta gradualmente fino a convincerla a investire somme sempre più consistenti. Le criptovalute giocano un ruolo centrale perché consentono trasferimenti rapidi e difficili da tracciare, mentre tecniche come il “tumbling” permettono di frammentare e rimescolare i fondi, rendendo ancora più complicato risalire alla loro origine.

Il fenomeno delle recensioni false, però, ha conseguenze che vanno ben oltre la singola truffa. Le valutazioni online sono uno degli elementi fondamentali dell’e-commerce moderno e la loro manipolazione mina la fiducia dei consumatori. Secondo le stime delle autorità britanniche, una percentuale significativa delle recensioni pubblicate potrebbe essere falsa, con un impatto economico che si traduce in centinaia di milioni di sterline di spese errate ogni anno.

Le contromisure delle piattaforme

Le piattaforme stanno cercando di intervenire. Google, ad esempio, ha intensificato i controlli e rimosso milioni di recensioni fraudolente, mentre Booking.com sottolinea l’importanza dei sistemi di verifica basati su prenotazioni reali. Nonostante questi sforzi, la battaglia resta complessa, anche perché i truffatori continuano ad adattarsi, sostituendo i bot con persone reali per aggirare i sistemi automatici.

L’inchiesta si conclude con un bilancio modesto ma significativo. Dopo diverse settimane, il giornalista guadagna appena poche decine di dollari, ma riesce a documentare un sistema articolato e in continua espansione. Quando rivela la propria identità, i contatti si interrompono immediatamente, senza spiegazioni. Poco dopo, però, arrivano nuovi messaggi, nuove proposte, nuove opportunità apparentemente identiche.

È il segnale più chiaro: non si tratta di un caso isolato, ma di un modello che continua a replicarsi su scala globale, alimentato dalla tecnologia, dall’anonimato e dalla crescente difficoltà di distinguere ciò che è autentico da ciò che non lo è.