La città di Maiduguri, nel nord-est della Nigeria, è stata scossa da una serie di attentati suicidi che hanno causato almeno 23 morti e oltre 100 feriti. Gli attacchi hanno interrotto un periodo di relativa stabilità, riportando il timore di una nuova escalation nella regione.
Le esplosioni hanno colpito punti nevralgici della città, tra cui l’ufficio postale, un’area di mercato molto frequentata e l’ingresso dell’ospedale universitario, luoghi affollati soprattutto nelle ore serali.
Attacchi durante l’iftar nel mese di Ramadan
Secondo le autorità locali, gli attentati sono avvenuti lunedì sera, in concomitanza con l’iftar, il momento in cui i fedeli musulmani interrompono il digiuno quotidiano durante il Ramadan. La scelta dell’orario ha amplificato l’impatto degli attacchi, colpendo civili riuniti in spazi pubblici.
Le modalità indicano un’azione coordinata, con l’obiettivo di provocare il maggior numero possibile di vittime e diffondere panico tra la popolazione.
Il ritorno di un incubo già vissuto
Maiduguri è stata per anni uno degli epicentri della violenza jihadista in Nigeria. In passato, le stesse aree colpite erano bersagli frequenti di attentatori suicidi.
Un precedente particolarmente drammatico risale a circa dieci anni fa, quando una serie di quattro attacchi coordinati causò 58 morti e oltre 140 feriti, segnando una delle giornate più sanguinose nella storia della città.
Il sospetto su Boko Haram e le sue fazioni
Sebbene nessun gruppo abbia ancora rivendicato ufficialmente gli attentati, le autorità nigeriane attribuiscono la responsabilità a presunti membri di Boko Haram. Gli attacchi sarebbero stati realizzati con ordigni esplosivi improvvisati.
Il gruppo jihadista, fondato nel 2002, ha intensificato le proprie attività dopo il 2009, frammentandosi nel tempo. Tra le sue diramazioni più rilevanti figura la Provincia Islamica dell’Africa Occidentale (ISWAP), oggi una delle fazioni più attive e organizzate.
Una crisi umanitaria che dura da anni
L’insurrezione nel nord-est della Nigeria ha avuto conseguenze devastanti: oltre 2 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case, mentre centinaia di migliaia hanno perso la vita nel corso del conflitto.
Negli ultimi anni, gran parte delle attività terroristiche si era spostata nelle aree rurali più remote, contribuendo a restituire a Maiduguri una relativa calma. Tuttavia, i recenti eventi dimostrano quanto la situazione resti fragile.
Segnali ignorati e timori crescenti
Già nei mesi scorsi erano emersi segnali preoccupanti. Il governatore dello stato di Borno, Babagana Zulum, aveva lanciato un allarme sul possibile ritorno delle attività jihadiste, suscitando tensioni con le autorità federali.
Molti osservatori ritengono oggi che quegli avvertimenti non siano stati presi sufficientemente sul serio.
La risposta del governo nigeriano
Dopo gli attacchi, il presidente Bola Tinubu ha annunciato misure immediate per rafforzare la sicurezza. In visita ufficiale nel Regno Unito, ha ordinato ai vertici militari e delle forze di sicurezza di recarsi a Maiduguri per coordinare le operazioni.
L’obiettivo dichiarato è quello di individuare i responsabili e neutralizzare definitivamente la minaccia terroristica nella regione.
