Libano, 700mila civili in fuga: evacuata la periferia sud di Beirut

L’escalation tra Israele e Hezbollah riaccende il fronte libanese: bombardamenti, ordini di evacuazione e una crisi umanitaria sempre più grave.

Libano bombardamenti

In Libano centinaia di migliaia di persone stanno abbandonando le proprie case a causa dell’intensificarsi dei bombardamenti israeliani. L’esercito di Israele ha ordinato l’evacuazione immediata della periferia meridionale di Beirut, invitando i residenti a lasciare la zona per «salvare le proprie vite».

Secondo i media locali circa 700.000 civili stanno lasciando Dahiyeh, il quartiere a sud della capitale considerato una delle principali roccaforti di Hezbollah. Si tratta del primo ordine di evacuazione su larga scala nelle aree vicine a Beirut dall’inizio della nuova fase delle ostilità.

Il responsabile delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha espresso forte preoccupazione per l’impatto di queste misure, sottolineando che evacuazioni di massa di questa portata possono violare il diritto internazionale umanitario, soprattutto quando comportano trasferimenti forzati della popolazione civile.

L’escalation tra Israele e Hezbollah

La nuova ondata di violenze si inserisce nel confronto più ampio che contrappone l’Iran e i suoi alleati regionali all’asse israelo-statunitense in Medio Oriente.

Le tensioni sono esplose nuovamente il 2 marzo, quando Hezbollah – il movimento sciita libanese sostenuto da Teheran – ha lanciato razzi e droni verso il nord di Israele. Il gruppo ha dichiarato di agire per vendicare l’uccisione della Guida suprema iraniana Ali Khamenei e per rispondere ai continui attacchi israeliani contro il territorio libanese.

La risposta di Israele è stata immediata: raid aerei sui sobborghi meridionali di Beirut e avvisi di evacuazione estesi a oltre 50 città nel sud del Libano. Migliaia di residenti sono stati costretti a lasciare le proprie abitazioni nel giro di poche ore.

In un video diffuso sui social, il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha dichiarato che la periferia sud della capitale libanese potrebbe «somigliare presto a Khan Younis», città della Striscia di Gaza pesantemente distrutta durante l’offensiva israeliana.

Il fragile equilibrio politico in Libano

L’escalation militare si intreccia con una situazione politica interna estremamente delicata. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha annunciato il divieto delle attività militari e di sicurezza di Hezbollah, stabilendo che il movimento potrà operare solo sul piano politico.

La decisione ha però aperto nuove tensioni all’interno del Paese. Secondo diversi analisti, una parte dell’esercito libanese non sarebbe disposta a confrontarsi direttamente con Hezbollah, uno dei gruppi armati più potenti della regione.

Questo scenario rischia di accentuare ulteriormente le divisioni nella società libanese, già segnata da anni di crisi economica e instabilità politica.

Raid e combattimenti nel sud del Paese

Dopo l’attacco di Hezbollah, Israele ha intensificato le operazioni militari in diverse zone del Libano meridionale. L’agenzia di stampa ufficiale libanese NNA ha riferito di bombardamenti notturni su varie città, tra cui Srifa, Aita al-Shaab, Touline, As-Sawana e Majdal Selem.

Secondo le stesse fonti, raid aerei hanno colpito anche l’area di Sidone, mentre caccia israeliani sono stati avvistati nei cieli delle città di Tiro e Bint Jbeil.

L’esercito israeliano ha dichiarato di aver condotto 26 serie di attacchi nella zona di Dahiyeh, sostenendo di aver preso di mira infrastrutture di Hezbollah, tra cui il quartier generale del Consiglio esecutivo del gruppo e un deposito di droni.

Hezbollah, dal canto suo, ha rivendicato una serie di attacchi contro le forze terrestri israeliane, comprese quelle entrate recentemente nel territorio libanese.

La nuova escalation segna la rottura del cessate il fuoco firmato nel novembre 2024. In base a quell’accordo Israele avrebbe dovuto ritirarsi dal Libano, ma ha mantenuto il controllo di cinque punti strategici nel sud del Paese.

Civili in fuga e rifugi improvvisati

Il costo più alto del conflitto continua a ricadere sulla popolazione civile. Secondo l’agenzia NNA, la periferia sud di Beirut si è svuotata quasi completamente a causa dell’esodo di massa.

Molte famiglie hanno trovato rifugio lungo le strade o in spazi improvvisati. Centinaia di persone hanno passato la notte su una spiaggia della capitale, mentre scuole e strutture pubbliche non sono sufficienti ad accogliere tutti gli sfollati.

Testimonianze raccolte da Al-Jazeera raccontano condizioni sempre più difficili: «Non siamo animali, siamo esseri umani. I nostri figli hanno freddo», ha detto uno dei residenti costretti a lasciare la propria casa.

Bilancio delle vittime e allarme ONU

Il Ministero della Salute libanese ha comunicato che, dall’inizio degli scontri di questa settimana, almeno 123 persone sono morte e 683 sono rimaste ferite.

Intanto l’ONU continua a lanciare l’allarme sulla situazione umanitaria. Il capo delle Nazioni Unite per i diritti umani ha condannato gli ordini di evacuazione su larga scala emessi dall’esercito israeliano, sottolineando che coinvolgono centinaia di migliaia di civili.

Secondo Volker Türk, misure di questo tipo sollevano «serie preoccupazioni» rispetto al diritto internazionale umanitario, in particolare per il rischio di trasferimenti forzati della popolazione.