Il pomeriggio di venerdì 27 febbraio, intorno alle 16, il tram della linea 9 è uscito dai binari all’altezza di viale Vittorio Veneto, in zona Porta Venezia, a Milano. Il convoglio ha svoltato verso via Lazzaretto a una velocità ritenuta incompatibile con la manovra, finendo contro la facciata di un edificio e la vetrina di un esercizio commerciale all’angolo.
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Oggi il bilancio è drammatico: due persone hanno perso la vita e oltre cinquanta sono rimaste ferite, alcune sbalzate fuori dal mezzo al momento dell’impatto. Tra le vittime c’è Ferdinando Favia, 59 anni, che viaggiava con la compagna rimasta ferita. La seconda vittima è un uomo di origine africana: inizialmente era stato indicato un nome diverso, ma la Procura ha chiarito che si è trattato di uno scambio di persona. L’uomo indicato in un primo momento, Karim Tourè, è invece ricoverato in ospedale in codice rosso.
Il malore del conducente: la versione dell’autista
Alla guida del convoglio c’era Pietro M., 60 anni, dipendente di ATM dal 1991 e con oltre trent’anni di esperienza sulle linee 9 e 31. Subito dopo l’incidente, l’uomo ha riferito di aver accusato un malore improvviso.
Secondo quanto ricostruito, poco prima dell’incrocio avrebbe riportato un trauma a un dito del piede sinistro. Il dolore, progressivamente più intenso, avrebbe portato a un episodio sincopale, come indicato nel referto del pronto soccorso dell’ospedale Niguarda. «Ho avuto un mancamento, è diventato tutto nero», avrebbe raccontato ai sanitari e agli agenti della polizia locale.
Trasportato in codice giallo, è stato dimesso con trauma cranico, un ematoma a un occhio e una ferita al piede. I primi accertamenti clinici non avrebbero evidenziato patologie specifiche alla base del malore.
L’indagine: omicidio colposo e disastro ferroviario
La Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, ha iscritto il conducente nel registro degli indagati. Ipotesi di disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose. L’inchiesta è coordinata dalla pm Elisa Calanducci, che ha delegato le indagini alla polizia locale.
Nel decreto di sequestro si evidenzia che il conducente avrebbe omesso di regolare adeguatamente la velocità in prossimità della fermata e dell’intersezione tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto, affrontando la curva a sinistra a un’andatura tale da provocare il deragliamento.
Allo stato attuale, gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi: si valuta sia la possibilità di un errore umano legato al malore, sia quella di eventuali criticità tecniche.
Scatola nera e cellulare sotto la lente
Un punto centrale dell’inchiesta riguarda l’analisi della “scatola nera” del tram, che registra parametri fondamentali come velocità, frenate e funzionamento dei sistemi di sicurezza. I dati saranno determinanti per ricostruire con precisione la sequenza degli eventi nei minuti precedenti all’impatto.
Parallelamente, è stato sequestrato il telefono cellulare del conducente. Gli investigatori stanno verificando i tabulati e le eventuali comunicazioni con la centrale operativa di ATM per accertare se il malessere o altre anomalie siano state segnalate prima dell’incidente.
Sono state inoltre acquisite e poste sotto sequestro le registrazioni audio e i brogliacci delle comunicazioni tra la sala operativa e il personale in servizio il 27 febbraio, insieme alla documentazione tecnica relativa al modello Tramlink, entrato di recente nella flotta milanese.
Il nodo dei sistemi automatici di sicurezza
Tra gli aspetti più delicati c’è il funzionamento dei dispositivi di sicurezza, in particolare il cosiddetto sistema dell’“uomo morto”. Si tratta di un meccanismo che impone al conducente di premere un comando a intervalli regolari (circa ogni 2,5 secondi): in caso contrario, il mezzo dovrebbe arrestarsi automaticamente.
Gli investigatori vogliono capire se il dispositivo fosse pienamente operativo e, in caso affermativo, perché non abbia impedito il deragliamento. Le verifiche tecniche dovranno stabilire se il sistema non sia entrato in funzione oppure se, pur attivandosi, non sia riuscito a evitare l’evento.
I controlli medici e l’esperienza del conducente
Pietro M., in quanto over 50, era sottoposto a controlli sanitari completi ogni due anni. L’ultima visita risale a circa un anno e mezzo fa e avrebbe dato esito positivo. Anche le verifiche periodiche sulla condotta di guida, effettuate a fine estate, erano state superate senza rilievi.
Questo elemento rappresenta un ulteriore tassello dell’inchiesta: gli esperti incaricati dalla Procura dovranno valutare se il malore sia stato un episodio imprevedibile oppure se vi fossero segnali premonitori.
Il sostegno di ATM alle vittime
ATM ha espresso cordoglio per le vittime e si è messa a disposizione degli inquirenti per collaborare alla ricostruzione dei fatti. L’azienda ha annunciato un primo indennizzo di 5mila euro per ciascuna delle persone coinvolte nell’incidente, somma che potrà essere successivamente adeguata in base alle singole situazioni.
La società si sta inoltre occupando dell’assistenza a chi è rimasto senza casa a causa dell’impatto e ha avviato contatti con i familiari delle vittime per offrire supporto concreto.
Una verità ancora da accertare
Le indagini sono in pieno svolgimento e puntano a chiarire ogni aspetto: dalle condizioni psicofisiche del conducente al corretto funzionamento dei sistemi automatici, fino alla gestione operativa delle comunicazioni interne.
Solo l’analisi congiunta dei dati tecnici, delle registrazioni e delle consulenze specialistiche potrà stabilire se la tragedia sia stata il risultato di un malore improvviso, di un errore umano o di un guasto tecnico. Nel frattempo, Milano resta scossa da un incidente che ha segnato profondamente la città e il suo sistema di trasporto pubblico.
