Caos voli in Medio Oriente: migliaia di cancellazioni e scali chiusi

La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran paralizza gli hub del Golfo: centinaia di migliaia di passeggeri bloccati e mercati in caduta.

Voli cancellazioni

Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha innescato la più grave crisi dell’aviazione commerciale dai tempi della pandemia di Covid-19. Cancellazioni di migliaia di voli e centinaia di migliaia di passeggeri rimasti bloccati negli aeroporti di tutto il mondo, mentre gran parte dello spazio aereo mediorientale resta interdetto.

Secondo la società di analisi Cirium, entro le 10:00 GMT di lunedì risultavano già cancellati almeno 1.555 voli diretti in Medio Oriente. Tuttavia, il dato è considerato sottostimato a causa della limitata disponibilità di informazioni da Iran ed Emirati Arabi Uniti, dove erano programmati centinaia di collegamenti aggiuntivi.

Le piattaforme di monitoraggio confermano la portata dell’emergenza. Quasi 2.800 voli sono stati soppressi sabato e 3.156 domenica, mentre lunedì lo spazio aereo sopra Iran, Iraq, Kuwait, Israele, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Qatar appariva quasi completamente vuoto.

Hub del Golfo fermi: Dubai chiusa per il terzo giorno

I principali snodi del traffico internazionale nel Golfo hanno sospeso le operazioni almeno fino alle 10:00 GMT di martedì. Tra questi figura Dubai, sede dell’aeroporto internazionale più trafficato al mondo per traffico internazionale, chiuso per il terzo giorno consecutivo.

Le tre grandi compagnie dell’area – Emirates, Etihad Airways e Qatar Airways – hanno sospeso o limitato drasticamente i collegamenti. Emirates (Dubai) ed Etihad (Abu Dhabi) hanno annunciato lo stop ai voli da e per i rispettivi hub fino a martedì mattina inoltrata. La Qatar Airways ha dichiarato che le operazioni resteranno ferme finché lo spazio aereo del Qatar rimarrà chiuso.

Gli analisti parlano di una situazione senza precedenti: mai prima d’ora i tre grandi hub di transito del Golfo erano stati chiusi contemporaneamente per oltre 24 ore.

Disagi globali: da Bali all’Europa

Le conseguenze si estendono ben oltre la regione. Passeggeri risultano bloccati da Bali a Francoforte. Air India ha cancellato i voli in partenza da Delhi, Mumbai e Amritsar verso le principali destinazioni in Europa e Nord America.

Anche Cipro è stata coinvolta: easyJet ha annullato diversi collegamenti tra Paphos, Larnaca e il Regno Unito dopo che un drone ha colpito la base RAF di Akrotiri. British Airways ha cancellato il volo per Larnaca e sospeso tutti i collegamenti verso il Golfo fino alla fine di martedì, offrendo ai passeggeri la possibilità di modificare gratuitamente le prenotazioni fino a metà marzo.

Nel frattempo, equipaggi e piloti sono sparsi in vari scali del mondo. Un operazione che ha reso più complessa la riprogrammazione delle rotte anche quando lo spazio aereo sarà riaperto.

Borse in caduta e petrolio in rialzo

L’impatto economico è immediato. I titoli del turismo e dell’aviazione hanno registrato forti ribassi. TUI Group, il maggiore operatore turistico europeo, ha perso circa il 7% nelle prime contrattazioni. International Airlines Group (IAG), proprietaria di British Airways, ha lasciato sul terreno il 9%.

Anche gruppi come Lufthansa, Air France-KLM, Qantas e Singapore Airlines hanno subito flessioni comprese tra il 5% e il 7%. Mentre negli Stati Uniti le compagnie aeree hanno registrato perdite simili nel pre-mercato.

Sul fronte energetico, il prezzo del greggio Brent è balzato fino al 13%, toccando gli 80 dollari al barile, con previsioni che lo indicano potenzialmente in salita fino a 100 dollari. Secondo diversi analisti, sarà proprio il rincaro del carburante a pesare maggiormente sui bilanci delle compagnie aeree nelle prossime settimane.

Rotte alternative e rischio congestione

La chiusura degli spazi aerei di Iran e Iraq – già diventati corridoi strategici dopo l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina – costringe ora i vettori a utilizzare percorsi più lunghi e ristretti. Questo aumenta tempi di volo, consumi e rischi operativi.

Le tensioni si estendono anche al Libano, dove attacchi aerei israeliani sulla periferia sud di Beirut seguono il lancio di razzi da parte di Hezbollah, alleato di Teheran. In questo contesto, gran parte dei cieli regionali rimane interdetta, aggravando la pressione sulle rotte commerciali e sul trasporto merci, settore in cui il Golfo riveste un ruolo cruciale.

Jet privati e vie di fuga alternative

Mentre molti viaggiatori attendono aggiornamenti negli aeroporti, il segmento dei voli privati registra un’impennata. Secondo operatori del settore, l’Arabia Saudita rappresenta attualmente l’unico corridoio praticabile per lasciare rapidamente la regione. Un volo charter da Riyadh verso l’Europa può arrivare a costare fino a 350.000 dollari.

Una crisi senza precedenti dall’era Covid

Negli ultimi anni il Medio Oriente aveva già affrontato interruzioni legate a tensioni geopolitiche, ma una paralisi simultanea e prolungata dei tre principali hub del Golfo non ha precedenti recenti. La durata delle operazioni militari statunitensi – che secondo dichiarazioni ufficiali potrebbero proseguire per settimane – alimenta il timore di un blocco prolungato.

Per l’aviazione commerciale globale, la priorità resta ora la gestione dell’emergenza e la pianificazione di una ripresa che, anche in caso di riapertura immediata dei cieli, richiederà giorni per tornare a regime.