La Procura della Repubblica di Brindisi ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a Cristian Luca Ghezzani, medico anestesista di 50 anni in servizio presso una struttura pubblica della città.
Tra il 2023 e il 2025, le autorità hanno contestato all’uomo diversi episodi in cui ha maltrattato e ucciso animali nel territorio di Brindisi. In particolare, lo accusano di aver ucciso tre gatti e di aver tentato di ucciderne altri quattro o cinque, agendo in circostanze che, secondo gli investigatori, hanno mostrato particolare crudeltà.
Le indagini e il ruolo delle telecamere
L’attività investigativa è stata condotta dalla Squadra Mobile della questura brindisina, sotto il coordinamento della magistratura.
Le telecamere di sorveglianza installate a tutela delle colonie feline cittadine, sono state determinanti. Le immagini acquisite avrebbero consentito di ricostruire gli spostamenti dell’indagato e di collegarlo ai singoli episodi contestati.
Osservazioni, pedinamenti e analisi dei filmati avrebbero permesso agli inquirenti di delineare una sequenza di azioni che si sarebbero svolte prevalentemente nei pressi di alcune colonie feline note in città.
Gli episodi contestati
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, in tre casi le aggressioni avrebbero provocato la morte degli animali.
A uno dei gatti sarebbe stata recisa la coda dopo un violento colpo alla testa. Un secondo felino avrebbe riportato gravi lesioni al cranio e alla zona inguinale. Successivamente, avrebbe caricato in auto il gatto e lo avrebbe gettato dal finestrino ormai privo di vita. Un terzo animale, infine, sarebbe stato investito.
Ulteriori episodi riguarderebbero tentativi di uccisione non portati a termine per cause indipendenti dalla volontà dell’indagato: in alcuni casi per l’arrivo di passanti, in un altro perché il gatto sarebbe riuscito a divincolarsi e a fuggire.
Tra i luoghi indicati figurano le colonie feline di piazza Stano, via Nobel e via Ferraris. In un’occasione sarebbe stata collocata una gabbia-trappola sul marciapiede per attirare gli animali; in un’altra sarebbe stato utilizzato un martello. In un diverso episodio il gatto sarebbe stato avvicinato con del cibo per facilitarne la cattura.
Perquisizioni e sequestri
Nel corso delle indagini è stata eseguita una perquisizione domiciliare che ha portato al sequestro di una gabbia-trappola, un bastone e un girabacchino, ritenuti strumenti utilizzati per catturare o colpire i felini.
Gli accertamenti tecnici effettuati dal gabinetto provinciale di polizia scientifica, con il supporto di un consulente nominato dalla Procura, avrebbero rilevato la presenza di tracce ematiche e peli riconducibili a gatti sia sugli oggetti sequestrati sia all’interno dell’autovettura in uso all’indagato.
La posizione dell’indagato
Le accuse saranno ora sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria nelle fasi successive del procedimento. Come previsto dall’ordinamento, per l’indagato vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
