Morto a Buffalo rifugiato birmano lasciato solo dalla Border Patrol

Il 56enne Nurul Amin Shah Alam, quasi cieco, era stato accompagnato in un locale e poi abbandonato. Indagini in corso tra polemiche istituzionali.

Buffalo rifugiato morto

Un rifugiato quasi cieco di 56 anni originario del Myanmar, Nurul Amin Shah Alam, è morto a Buffalo cinque giorni dopo il rilascio dalla custodia federale. Gli agenti della United States Border Patrol lo hanno fermato il 19 febbraio subito dopo la scarcerazione da un penitenziario della contea.

Secondo le autorità, i funzionari federali avevano stabilito che Shah Alam non fosse soggetto a espulsione e avevano quindi deciso di rilasciarlo lo stesso giorno. Gli agenti lo avrebbero accompagnato in un punto di ristoro della catena Tim Hortons situato a nord del centro cittadino, lasciandolo lì.

La famiglia, che lo attendeva in carcere per riportarlo a casa dopo aver pagato la cauzione. Ma non era stata informata del rilascio.

La scomparsa e il ritrovamento vicino all’arena

Dopo giorni senza notizie, l’avvocato dell’uomo ne ha denunciato la scomparsa al Buffalo Police Department il 22 febbraio, una volta appreso che non si trovava in un centro di detenzione per immigrati.

Martedì sera hanno rinvenuto il corpo di Shah Alam nei pressi della KeyBank Center, l’arena dove giocano i Buffalo Sabres. Gli investigatori devono ancora chiarire come abbia raggiunto quella zona, distante diversi chilometri dal locale in cui lo avevano lasciato, e in quale momento sia avvenuto il decesso.

Le temperature, nei giorni della sua scomparsa, erano scese sotto lo zero, con leggere nevicate.

Indagini e versioni contrastanti

Il medico legale della contea di Erie sta ancora accertando la causa della morte. In un primo momento, la polizia cittadina aveva riferito che il decesso fosse “correlato alla salute” ed escluso ipotesi di omicidio o morte per esposizione al freddo. Tuttavia, il Dipartimento della Salute della contea ha successivamente precisato che non era stata ancora presa alcuna decisione definitiva.

Gli investigatori stanno ricostruendo le ultime ore di Shah Alam, mentre crescono le richieste di chiarimenti sul comportamento delle autorità federali.

Le accuse del sindaco e la replica federale

Il sindaco di Buffalo, Sean Ryan, ha parlato apertamente di “negligenza del dovere”, sostenendo che un uomo vulnerabile, quasi cieco e incapace di parlare inglese, non avrebbe dovuto essere lasciato solo in una notte invernale.

Secondo il primo cittadino, Shah Alam indossava ancora gli stivaletti arancioni forniti dal centro di detenzione, non adatti alle rigide condizioni climatiche. In una nota ufficiale, la U.S. Customs and Border Protection ha difeso l’operato degli agenti, affermando che l’uomo aveva accettato un “passaggio di cortesia” verso un luogo ritenuto caldo e sicuro e che non aveva mostrato segni evidenti di disabilità tali da richiedere assistenza speciale.

Un percorso migratorio complesso

Shah Alam insieme alla moglie e a due figli, era arrivato negli Stati Uniti nel dicembre 2024. Una decisione presa dopo anni trascorsi a lavorare nel settore edile in Malesia. Faceva parte della comunità Rohingya, una minoranza perseguitata in Myanmar.

Un anno prima lo avevano arrestato a Buffalo dopo un episodio che aveva provocato lievi ferite a due agenti di polizia. Inizialmente accusato di reati più gravi, si era poi dichiarato colpevole di violazione di proprietà privata e possesso di arma, entrambe imputazioni minori. La condanna era prevista per marzo. Il procuratore distrettuale della contea aveva spiegato che l’accordo di patteggiamento era stato formulato anche per evitare le conseguenze automatiche di espulsione legate a una condanna per reato grave.

Secondo conoscenti e rappresentanti della comunità, l’episodio che aveva portato all’arresto sarebbe stato frutto di incomprensioni linguistiche e culturali. L’uomo, inoltre, avrebbe avuto difficoltà a camminare senza un bastone.

Le richieste di giustizia

Durante il funerale, un’amica e portavoce della famiglia ha chiesto che la morte di Shah Alam non venga dimenticata e che diventi un’occasione per accendere i riflettori sulle condizioni dei migranti vulnerabili.

La senatrice Kirsten Gillibrand ha inviato una lettera ai funzionari federali per ottenere un resoconto dettagliato dell’accaduto, mentre la procuratrice generale dello Stato di New York, Letitia James, ha dichiarato che il suo ufficio sta valutando possibili iniziative legali.

La vicenda ha riacceso il dibattito sulle procedure di rilascio dei migranti e sulle responsabilità delle autorità nel garantire la sicurezza delle persone più fragili.