A oltre quattro anni dai fatti del 20 luglio 2021, il Tribunale di Pavia ha condannato in primo grado l’ex assessore leghista di Voghera Massimo Adriatici a 12 anni di reclusione per l’omicidio di Youns El Boussettaoui.
La pena è stata ridotta di un terzo grazie alla scelta del rito abbreviato. Il giudice ha inoltre disposto un risarcimento di 90 mila euro ai genitori della vittima e di 50 mila euro per ciascuno dei fratelli. La decisione è di primo grado e potrà essere impugnata in appello.
I fatti del 20 luglio 2021 in piazza Meardi
La vicenda risale alla sera del 20 luglio 2021, quando in piazza Meardi, a Voghera, si verificò una lite davanti a un bar. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, El Boussettaoui – in stato di ebbrezza – stava infastidendo alcuni presenti.
Adriatici, avvocato ed ex funzionario di polizia, si trovava in piazza armato di una Beretta modello 21 calibro 22 regolarmente detenuta. Dopo aver chiamato le forze dell’ordine, si avvicinò all’uomo. Ne nacque una colluttazione durante la quale l’ex assessore fu colpito al volto e cadde a terra. Subito dopo esplose un colpo di pistola che raggiunse El Boussettaoui al petto, provocandone la morte poco dopo.
Le telecamere di sorveglianza della piazza ripresero alcune fasi precedenti allo sparo, mostrando Adriatici mentre seguiva la vittima, ma il momento esatto dell’esplosione del colpo non fu registrato.
Dall’eccesso di legittima difesa all’omicidio volontario
L’inquadramento giuridico del caso ha subito diverse modifiche nel tempo. In un primo momento l’accusa era stata formulata come eccesso colposo di legittima difesa. La procura aveva ritenuto che l’ex assessore fosse stato aggredito e che avesse reagito in modo sproporzionato, ma senza l’intenzione di uccidere.
Successivamente, nel novembre 2024, su impulso della giudice Valentina Nevoso, il capo d’imputazione è stato modificato in omicidio volontario. Una svolta che ha portato al processo conclusosi con la condanna a 12 anni.
La linea difensiva: il “blackout” e l’incapacità naturale
La difesa di Adriatici ha sostenuto che al momento dello sparo l’imputato si trovasse in uno stato di “incapacità naturale”. Dopo essere stato colpito al volto, avrebbe avuto un improvviso blackout, perdendo la piena consapevolezza delle proprie azioni.
Una ricostruzione che non ha convinto il giudice, il quale ha ritenuto sussistenti gli elementi dell’omicidio volontario, pur applicando la riduzione di pena prevista dal rito abbreviato.
Le polemiche e il dibattito sulla legittima difesa
Il caso aveva suscitato un forte dibattito politico e mediatico. All’indomani dei fatti, l’attuale vicepremier Matteo Salvini aveva espresso pubblicamente sostegno all’assessore, invitando ad attendere gli sviluppi giudiziari e parlando di possibile legittima difesa.
Nel corso degli anni, la vicenda è diventata uno dei casi simbolo del confronto pubblico sul tema dell’uso legittimo delle armi e dei limiti della difesa personale.
Il commento della parte civile
Soddisfazione per l’esito del processo è stata espressa dall’avvocata Debora Piazza, che insieme al collega Marco Romagnoli assiste i familiari della vittima.
“La sentenza di oggi ci dice che siamo tutti uguali davanti alla legge”, ha dichiarato la legale, sottolineando come il riconoscimento dell’omicidio volontario rappresenti un punto fermo nella ricostruzione giudiziaria dei fatti.
Con la decisione del Tribunale di Pavia si chiude il primo grado di un procedimento complesso e discusso. Resta ora la possibilità dell’appello, mentre per la famiglia di Youns El Boussettaoui arriva una prima verità giudiziaria dopo anni di attesa.
