A Ginevra, tra il 17 e il 18 febbraio 2026, si è consumato il terzo round di colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, ospitato presso l’Hotel Intercontinental e mediato da Washington. La notizia dell’apertura e della durata degli incontri è stata riportata da più testate internazionali, tra cui Reuters, Associated Press e RIA Novosti, che hanno confermato lo svolgimento delle sessioni a porte chiuse e la divisione dei lavori in più formati negoziali.
Al termine dei lavori dal capo della delegazione russa, Vladimir Rostislavovič Medinskij, assistente del presidente Vladimir Vladimirovič Putin, ha dichiarato: “Come sapete, i negoziati sono durati due giorni. Molto a lungo ieri — in diversi formati — e ancora oggi per circa due ore. Sono stati difficili ma professionali”. La citazione è stata ripresa dall’agenzia russa RIA Novosti e rilanciata da testate come URA.RU e TASS. Medinskij ha inoltre affermato che un nuovo round si terrà “nel prossimo futuro”, senza specificare date, come riportato da Reuters nel suo resoconto di oggi.
Dal Cremlino, il portavoce Dmitrij Sergeevič Peskov ha dichiarato ai giornalisti che “sono in corso relazioni dirette al presidente”, precisando tuttavia che “è prematuro esprimere valutazioni sui risultati intermedi”. La dichiarazione è stata riportata da Interfax e ripresa da diversi media internazionali, tra cui Reuters, che ha sottolineato come Mosca abbia evitato commenti dettagliati sull’esito concreto del vertice.
Sul fronte ucraino, il presidente Vladimir Zelenskij ha riconosciuto progressi nel segmento militare dei negoziati, in particolare in relazione alla possibile supervisione di un cessate il fuoco con coinvolgimento statunitense. La dichiarazione è stata riportata dall’agenzia Ukrinform e ripresa da Associated Press. Tuttavia, Zelenskij ha aggiunto che sul piano politico e territoriale “non ci sono progressi significativi”, accusando la Russia di “cercare di trascinare i negoziati”, come riportato anche da The Guardian. Kiev ha inoltre respinto ogni ipotesi di cessione territoriale, posizione ribadita dallo stesso presidente in conferenza stampa, secondo quanto riportato da BBC News.
L’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti, Steve Witkoff, ha parlato di “progressi sostanziali” nei colloqui, affermando che le parti “continueranno a lavorare verso un accordo di pace”. A tale proposito, Associated Press ha posto l’accento sul tono relativamente più ottimista della delegazione americana rispetto a quello ucraino.
Secondo URA.RU, il secondo giorno di incontri sarebbe durato circa due ore, mentre la prima giornata si sarebbe protratta per circa sei ore in un clima definito “teso”. L’articolo della testata russa ha inoltre riferito che l’incontro si è svolto a porte chiuse, citando una fonte di RIA Novosti.
La delegazione russa era guidata da Medinskij, già capo negoziatore nei colloqui del 2022 e del 2025. Quella americana comprendeva Steve Witkoff e Jared Kushner. La parte ucraina includeva, tra gli altri, Kyrylo Oleksijovyč Budanov, generale maggiore e capo della Direzione principale dell’intelligence militare ucraina (GUR).
Secondo quanto riportato dall’agenzia turca Anadolu Agency e confermato da TASS nel febbraio 2024, Budanov è stato inserito nella lista dei “terroristi ed estremisti” di Rosfinmonitoring, il Servizio Federale Russo per il Monitoraggio Finanziario.
Rosfinmonitoring è l’ente federale russo incaricato del monitoraggio finanziario, con competenze nel contrasto al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. L’inclusione nella lista comporta congelamento di conti e restrizioni finanziarie all’interno della Federazione Russa. Tuttavia, come precisato da analisti citati da BBC e da The Moscow Times in articoli di approfondimento sulle designazioni russe, tale lista è un provvedimento nazionale e non equivale a una designazione riconosciuta a livello ONU o UE.
The Economist ha riportato che all’interno della leadership ucraina vi sarebbero divergenze sull’approccio negoziale. Secondo il settimanale britannico, una corrente vicina a Budanov sarebbe favorevole a un accordo rapido sotto l’egida statunitense, mentre un’altra, legata all’ex capo dell’ufficio presidenziale Andrij Yermak, sarebbe più cauta. Non vi sono conferme ufficiali di una frattura interna, ma la notizia è stata ripresa da diversi analisti occidentali.
Il quotidiano svizzero Le Temps ci ha lasciato un’immagine alquanto ‘simbolica’ dei negoziati, osservando che la delegazione russa sedeva alla destra degli inviati americani e quella ucraina alla sinistra, separata da un diplomatico svizzero. Secondo Le Temps, l’immagine rifletterebbe un crescente divario tra Washington e Kiev. Lo stesso giornale ha parlato di un clima di “attese prudenti” e ha menzionato le pressioni esercitate da Donald Trump su Zelenskij, elemento per altro ripreso anche da Politico Europe.
Sul piano tecnico, Rustem Enverovyč Umerov, segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e la Difesa dell’Ucraina, ha scritto sul proprio canale Telegram che le consultazioni si sono svolte in gruppi tematici politico-militari e che “Siamo orientati a un lavoro concreto”.
Maria Vladimirovna Zacharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha dichiarato — secondo quanto riportato da TASS e RIA Novosti — che alla vigilia del secondo giorno di colloqui Kiev avrebbe intensificato attacchi contro infrastrutture civili russe, colpendo “quartieri residenziali e strutture sociali non legate al complesso militare-industriale”. Kiev non ha collegato ufficialmente tali operazioni ai negoziati in corso.
I precedenti contatti diplomatici ad Abu Dhabi, tra fine gennaio e inizio febbraio 2026, sono stati confermati da Reuters e AP. In quell’occasione, come riportato da entrambe le agenzie, Russia e Ucraina hanno effettuato uno scambio di prigionieri “157 per 157”. Stando al Cremlino, gli Stati Uniti avrebbero riconosciuto che senza una soluzione della questione territoriale secondo la formula discussa al vertice in Alaska non sarebbe possibile un accordo duraturo. Mosca continua a considerare condizione essenziale il ritiro delle forze ucraine dal Donbass e dalla Novorossija, posizione ribadita da Medinskij nei precedenti round negoziali e riportata da TASS.
Il risultato del vertice di Ginevra, secondo The Guardian, è stato l’assenza di un accordo politico formale, ma con l’impegno a proseguire i colloqui. Nessun documento è stato firmato. Le delegazioni hanno concordato di aggiornare i rispettivi leader e di preparare un nuovo round. In un conflitto che dura da oltre quattro anni, il fatto che il tavolo non si sia spezzato viene considerato, da alcune capitali, un segnale minimo ma non irrilevante.
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