Valentino. Dall’haute couture al mito

Allestimento della mostra "Orizzonti | Rosso" presso la Fondazione Garavani Giammetti a Roma (dal al 16 luglio al 27 agosto 2025)

Quando si parla di Valentino Garavani, non si evoca soltanto uno stilista, ma un intero capitolo della storia della moda italiana. Nato a Voghera nel 1932, Valentino costruisce la sua lunga carriera con una visione chiara: eleganza senza compromessi e un’idea di femminilità potente ma mai ostentata.

Dopo aver studiato figurino a Milano e aver completato un periodo di formazione a Parigi presso l’École de la Chambre Syndicale de la Couture, nel 1957 Valentino rientra in Italia con un progetto ambizioso: aprire un suo atelier. Dopo un paio d’anni di incertezze, anche economiche, avviene l’incontro con Giancarlo Giammetti che, abbandonati gli studi di architettura, ne diventa socio e compagno di vita.

Il progetto si realizza pienamente nel 1959 in via Condotti a Roma. È proprio la capitale a divenire il palcoscenico naturale del suo lavoro, un laboratorio creativo in dialogo costante con l’arte, l’architettura e il cinema.

La nascita del mito

Il debutto avviene a Palazzo Pitti a Firenze nel 1962. In coda a un fitto calendario di appuntamenti, la sua sfilata d’esordio diventa la vera protagonista dell’evento fiorentino con una standing ovation del pubblico e una pioggia di ordini, consacrandolo nuovo re della moda.

A partire dagli anni Sessanta e Settanta, Valentino diventa il punto di riferimento di dive come Jacqueline Kennedy, Sophia Loren ed Elizabeth Taylor, contribuendo a definire l’immagine dell’Italia come capitale indiscussa della moda a livello mondiale.

Rosso Valentino

Linee pure, sartorialità impeccabile e un uso sapiente del colore definiscono la sua cifra stilistica. Tra tutti i colori, uno in particolare diventa la sua firma: il rosso. Non un rosso qualsiasi, ma una tonalità calda, profonda e luminosa, simile a quella dei papaveri. È il celebre “Rosso Valentino”, ottenuto da un’alchimia di proporzioni, variabili e segrete di carminio, porpora e rosso di cadmio.

Si racconta che questa passione non nasca in atelier, ma a teatro. Nel 1963, all’Opera di Barcellona, Valentino vede tra il pubblico una signora dai capelli grigi. È vestita di rosso intenso come una “Dea” mai dimenticata, unica e isolata in una sala gremita di persone.

In quel momento lo stilista comprende il potere emotivo e simbolico del rosso, che diventa protagonista delle sue collezioni, dai sontuosi abiti da sera alle silhouette più essenziali. Non moda effimera, ma stile duraturo: questa è la filosofia di Valentino.

Una carriera senza fine

A luglio 2007, Valentino celebra a Roma il 45° anniversario della maison. La festa dura tre giorni e l’evento viene definito come il più glamour nel mondo della moda di tutti i tempi. Capi di Stato, divi internazionali, principi e principesse partecipano a una sfilata di alta moda nel complesso di Santo Spirito in Sassia. Segue un galà, curato dal premio Oscar Dante Ferretti, tra le colonne del Tempio di Venere.

È al Museo dell’Ara Pacis che nasce il mito dell’imperatore della moda. Tra i celebri marmi del monumento, testimonianza dell’arte augustea e simbolo di pace e prosperità, va in scena una retrospettiva con circa 360 abiti e rari materiali d’archivio a celebrare la creatività di Valentino, attraverso uno spettacolare allestimento.

Il 4 settembre 2007 Valentino annuncia il suo addio alla moda. Dopo una breve parentesi con Alessandra Facchinetti, la direzione creativa passa a Maria Grazia Chiuri (oggi da Dior) e a Pier Paolo Piccioli. Nel novembre dello stesso anno esce nei cinema il film-documentario Valentino: The Last Emperor, diretto dal regista statunitense Matt Tyrnauer, che racconta gli ultimi due anni di attività dello stilista.

Oggi, il suo lascito continua a influenzare le nuove generazioni di designer e a definire cosa significhi davvero l’eleganza italiana. Più che uno stilista, Valentino diventa un archetipo: la prova che la moda, quando è guidata da cultura e disciplina, può elevarsi a forma d’arte.