Spari in ospedale: perché cade lo «scudo penale» per il poliziotto

Dopo l’inseguimento al pronto soccorso, la Procura iscrive il poliziotto tra gli indagati per tentato omicidio. La difesa e la politica chiedono l'applicazione del nuovo filtro legale, ma il PM lo esclude sulla base dei filmati.

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La vicenda si è svolta nel pomeriggio di domenica 16 agosto a Prato. Un ragazzo di 22 anni è stato fermato con altre due persone nei pressi dell’istituto penitenziario La Dogaia, sorpreso a lanciare oltre la recinzione un carico di cellulari e hashish. Nel tentativo di sfuggire ai controlli, il giovane è caduto procurandosi un trauma alla testa. Per questo motivo era stato scortato dal personale della Polizia Penitenziaria al pronto soccorso della struttura ospedaliera cittadina.

In ospedale, sistemato in un’area riservata al decontaminamento epidemiologico adiacente alla corsia delle ambulanze, il ventiduenne — pur essendo bloccato dalle manette — è riuscito ad impadronirsi di un estintore a parete, scaricandolo nella sala d’attesa. Nel tentativo di bloccarlo, i due agenti di scorta sono stati aggrediti violentemente. Le percosse hanno provocato la frattura di una mano a un poliziotto (con diagnosi di 30 giorni) e contusioni con prognosi di 10 giorni al collega.

Quando il giovane ha cercato di proseguire la fuga verso l’area di stazionamento dei mezzi di soccorso (un ambiente perimetrato le cui uscite automatiche si aprono unicamente al sopraggiungere dei veicoli), uno dei due agenti ha esploso tre colpi di arma da fuoco. I primi due proiettili sono stati indirizzati verso l’alto a scopo intimidatorio, mentre il terzo ha raggiunto il fuggiasco a una gamba. Successivamente medicato e trasferito nel presidio ospedaliero di Pistoia, il detenuto non è in pericolo di vita.

Come funziona la tutela del Decreto Sicurezza e il registro di annotazione preliminare

L’avvocato difensore dell’agente, Luigi Fucci, ha sollecitato l’applicazione della misura introdotta a febbraio con il Decreto Sicurezza. Tale riforma ha apportato modifiche al codice di procedura penale introducendo una fase di transito definita “annotazione preliminare”.

In base alle regole tradizionali, di fronte a un’ipotesi di reato il pubblico ministero iscrive immediatamente l’indagato nel registro delle notizie di reato. Con la recente riforma, qualora risulti manifesta la presenza di una “causa di giustificazione” (o scriminante), il magistrato può inserire i soggetti coinvolti nel registro di annotazione preliminare prima di formalizzare un’accusa. Le scriminanti previste dal codice penale — la cui sussistenza in passato veniva accertata solo nel corso dell’iter processuale — comprendono:

  • La legittima difesa;

  • L’uso legittimo delle armi da parte dei pubblici ufficiali;

  • Lo stato di necessità;

  • L’adempimento di un dovere o l’esercizio di un diritto.

La permanenza nel registro di annotazione preliminare consente alla magistratura di svolgere approfondimenti tecnici per stabilire se chiedere l’archiviazione del caso o procedere con l’incriminazione formale. Sebbene la norma sia di carattere generale, si applica prevalentemente agli interventi degli operatori di pubblica sicurezza, venendo spesso definita “scudo penale”.

Le valutazioni della Procura di Prato e lo scontro politico

Il Procuratore Capo di Prato, Luca Tescaroli, ha escluso l’applicabilità della corsia preferenziale, formalizzando l’imputazione di tentato omicidio nei confronti del poliziotto. La decisione si fonda sull’esame dei filmati delle telecamere di videosorveglianza dell’ospedale. Dai rilievi emerge che l’uomo si trovava in uno spazio chiuso privo di vie d’uscita immediate ed era limitato nei movimenti dalle manette ai polsi; elementi che, secondo la Procura, escludono l’evidenza di una causa di giustificazione manifesta.

Il provvedimento giudiziario ha suscitato reazioni nel panorama politico. Matteo Salvini ha espresso solidarietà all’agente contestando l’ipotesi di tentato omicidio e sostenendo l’operato del poliziotto a tutela dei presenti. Sulla stessa linea, il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni (Fratelli d’Italia) ha espresso forti perplessità sulla fondatezza dell’imputazione formulata dalla magistratura.