La guerra, questa volta, è arrivata fino al lungomare di Soči. Non sotto forma di un bombardamento aereo tradizionale, ma dal Mar Nero, attraverso droni navali senza equipaggio, i BĖK (bezėkipažnye katera) come vengono chiamati nelle comunicazioni russe.

Nella serata di mercoledì 9 settembre, un’esplosione ha investito l’area della Primorskaja Naberežnaja, il lungomare della celebre località turistica russa sul Mar Nero. È divampato un incendio e sono rimaste parzialmente danneggiate alcune infrastrutture della spiaggia e un tratto della passeggiata. Il bilancio comunicato dal Centro operativo del Territorio di Krasnodar è di otto feriti: cinque persone sono state trasportate in strutture sanitarie, mentre altre tre hanno ricevuto assistenza medica sul posto.
Il sindaco di Soči Andrej Prošunin ha successivamente precisato che, secondo le informazioni disponibili, le ferite riportate non mettono in pericolo la vita delle persone coinvolte. Le squadre di emergenza e i servizi speciali sono intervenuti nell’area colpita, mentre l’amministrazione cittadina ha avviato gli interventi necessari per mettere in sicurezza e ripristinare le infrastrutture danneggiate. In un filmato diffuso sui social e verificato da Reuters, sul lungomare di Soči si vedono colpi d’arma da fuoco seguiti da un’esplosione, mentre si sentono le urla delle persone presenti.
L’allarme poco prima delle 21
La serata aveva cominciato a cambiare volto già prima dell’esplosione. Secondo la ricostruzione della stampa locale, alle 20:21 erano state introdotte restrizioni temporanee ai decolli e agli atterraggi nell’aeroporto di Soči per ragioni di sicurezza. Alle 20:29 era stata segnalata un’allerta per droni in diverse aree della regione e, intorno alle 20:57, Prošunin aveva annunciato esplicitamente la minaccia rappresentata dai droni navali, invitando residenti e turisti ad allontanarsi dalla costa e a raggiungere luoghi sicuri.
Non era la prima allerta del genere per la città. Già in precedenza le autorità locali avevano adottato misure preventive sulle spiagge per la possibile presenza di mezzi navali senza equipaggio nel Mar Nero. Il sindaco aveva invitato cittadini e turisti a lasciare spiagge e lungomare e aveva disposto misure precauzionali per l’evacuazione dei bagnanti.
Con l’allarme della sera, le indicazioni sono diventate più stringenti: chi si trovava vicino alla costa doveva allontanarsi, mentre alle persone negli edifici veniva raccomandato di ripararsi in locali senza finestre o comunque non esposti verso il mare.
Il concerto interrotto
La guerra è entrata anche in uno dei luoghi della vita quotidiana della città. Nella grande sala da concerti affacciata sul mare, era in corso l’esibizione della cantante russa Tat’jana Bulanova. Lo spettacolo è stato interrotto dopo l’allarme per la possibile presenza di droni aerei e navali.
Il direttore del concerto della cantante ha confermato alla testata giornalistica russa Fontanka.ru che l’esibizione è stata sospesa per motivi di sicurezza e che il pubblico è stato evacuato e accompagnato al riparo.
È forse questa l’immagine che meglio restituisce la trasformazione del fronte del Mar Nero: una località costruita attorno al turismo, le luci del lungomare, un concerto in corso e, improvvisamente, l’allarme, gli spettatori condotti al riparo e le esplosioni provenienti dalla costa.
Soči non è soltanto una località turistica
L’attacco assume un peso particolare anche per il valore simbolico della città. Soči è stata la vetrina internazionale della Russia in occasione delle Olimpiadi invernali del 2014 ed è uno dei luoghi maggiormente associati al potere politico russo. Nella zona si trova inoltre una residenza ufficiale del presidente Vladimir Putin, circostanza ricordata anche da Reuters nel riferire dell’attacco.
Ma Soči si trova soprattutto lungo una costa che negli ultimi anni è diventata progressivamente più coinvolta nella guerra. L’Ucraina ha esteso la profondità delle proprie operazioni con sistemi senza pilota, raggiungendo infrastrutture energetiche, logistiche, portuali e militari molto lontane dalla linea del fronte. Gli attacchi con droni aerei contro il territorio russo sono ormai frequenti; quelli condotti con droni navali contro Soči rimangono invece meno comuni, elemento sottolineato anche da Reuters.
La guerra nel Mar Nero, inizialmente concentrata soprattutto intorno alla Crimea, a Sebastopoli e alle principali installazioni della Flotta russa, si è progressivamente estesa alle infrastrutture costiere della Russia continentale. Le operazioni ucraine hanno colpito nel tempo navi, terminal, depositi energetici e collegamenti logistici, mentre Mosca ha parallelamente intensificato gli attacchi contro porti e infrastrutture ucraine.
Nella notte precedente, Novorossijsk
L’attacco contro Soči non può però essere letto isolatamente. Nella notte tra l’8 e il 9 settembre, meno di ventiquattro ore prima dell’episodio sul lungomare di Soči, la regione di Krasnodar era stata investita da un’imponente offensiva di droni ucraini.
A Novorossijsk, circa 170 chilometri in linea d’aria più a nord lungo la costa del Mar Nero, le autorità russe hanno riferito di quattro morti, tra cui un bambino, e 29 feriti, tre dei quali in condizioni gravi.
Secondo il governatore del Territorio di Krasnodar Veniamin Kondrat’ev, sono stati danneggiati tre edifici privati, cinque condomini, una chiesa ortodossa e un asilo. Il sindaco Andrej Kravčenko aveva riferito inoltre della caduta di frammenti di droni all’interno dei terreni di alcune aziende e nei pressi di un edificio abitato.
Anche ad Anapa, nella stessa regione, tre abitazioni private e un asilo sono stati danneggiati dalla caduta di frammenti, senza che venissero segnalati feriti.
Novorossijsk, tuttavia, non è una città qualsiasi. È uno dei principali porti russi sul Mar Nero, fondamentale per l’esportazione di petrolio, prodotti petroliferi e cereali, e ospita una delle principali basi della Flotta russa del Mar Nero.
Dopo gli attacchi che negli anni precedenti hanno colpito la Crimea e Sebastopoli, Novorossijsk ha inoltre assunto un’importanza crescente nella dislocazione e nel supporto logistico delle unità navali russe.
In questo caso, a differenza di quanto avvenuto a Soči, Kiev ha rivendicato direttamente l’operazione. Le Forze armate ucraine hanno dichiarato di avere colpito la base navale di Novorossijsk e hanno riferito di incendi nell’area della base e presso il terminal di olio combustibile del porto.
Lo stesso presidente Volodymyr Zelensky ha affermato che erano stati colpiti la base navale, un terminal utilizzato per il carico del petrolio, infrastrutture del porto militare, navi da guerra e unità in grado di trasportare missili Kalibr.
Il bilancio delle vittime civili di Novorossijsk, invece, proviene dalle autorità russe e non risulta verificabile in modo indipendente in tutti i suoi dettagli.
La differenza tra Novorossijsk e Soči
Al momento non emerge una rivendicazione ufficiale ucraina specifica dell’attacco contro il lungomare di Soči. L’attribuzione a Kiev proviene dalle autorità russe e si inserisce nel contesto della più ampia campagna ucraina contro obiettivi nella regione del Mar Nero.
Reuters parla di sea drones, cioè droni navali, e riferisce le dichiarazioni delle autorità russe, senza riportare una specifica rivendicazione ucraina per l’episodio di Soči.
Per Novorossijsk, al contrario, Kiev ha riconosciuto apertamente la propria operazione e ne ha indicato gli obiettivi militari ed economici.
È una distinzione rilevante, soprattutto perché a Soči il punto materialmente colpito si trova in un’area frequentata da civili. Le informazioni disponibili non consentono ancora di stabilire se il lungomare fosse l’obiettivo del drone, se il mezzo sia stato intercettato o danneggiato durante l’avvicinamento oppure se l’esplosione sulla costa sia stata conseguenza dell’azione dei sistemi di difesa.
Il fronte che si allarga
Gli eventi tra l’8 e il 10 settembre restituiscono così l’immagine di una guerra sul Mar Nero sempre più estesa.
Nelle stesse ore la Russia ha continuato a colpire città e infrastrutture ucraine, provocando vittime e feriti a Kiev, Sumy e presso il confine tra Ucraina e Moldavia. Dall’altra parte, Kiev sta aumentando sistematicamente la profondità delle proprie operazioni, raggiungendo porti, basi militari, terminal energetici e impianti industriali a centinaia e, in alcuni casi, migliaia di chilometri dal territorio ucraino.
La distinzione geografica fra fronte e retrovia diventa quindi sempre meno netta, e Soči ne rappresenta uno degli esempi più simbolici.
Per anni la città delle Olimpiadi, delle spiagge e delle residenze governative è rimasta nell’immaginario russo molto lontana dalla linea del combattimento. Ora gli allarmi raggiungono anche il suo lungomare, i concerti vengono interrotti, le spiagge evacuate e i droni arrivano dal mare.
La guerra del Mar Nero non si combatte più soltanto intorno alla Crimea o alle grandi basi navali. Si estende progressivamente lungo le coste, esponendo porti, infrastrutture energetiche e persino località turistiche alle conseguenze dirette del conflitto.
L’esplosione sulla Primorskaja Naberežnaja racconta soprattutto questo: mentre la diplomazia continua a cercare uno spazio per una trattativa, sul terreno – e sempre più spesso anche sul mare – la profondità geografica della guerra continua ad aumentare.
