La religione, prima ancora di essere un luogo, è una comunità. È memoria condivisa, tradizione, identità. Ed è anche il linguaggio attraverso cui popoli diversi riescono a riconoscersi. A Settimo Torinese questo principio ha preso forma concreta con l’inaugurazione della nuova chiesa ortodossa romena, Sf. Ioan de la Râsca și Secu, un evento che ha unito spiritualità, diplomazia e vita civile e che ha segnato anche la firma del gemellaggio tra Settimo Torinese e la città romena di Borşa, nel cuore del Maramureș.
Una giornata intensa, partecipata da centinaia di fedeli e da numerose autorità religiose e istituzionali. Tra i presenti Padre Maxim Dragut, inviato del vescovo Siluan della diocesi ortodossa romena d’Italia, il parroco della comunità ortodossa romena di Settimo Torinese Padre Paul Porcescu, il Console Generale di Romania Cosmin Dumitrescu, Don Antonio Bortone, parroco della comunità cattolica che per anni ha ospitato le celebrazioni ortodosse, l’ingegnere Umberto Forgia dello Studio Forgia, il Presidente del Consiglio Comunale Luca Rivoira, la Sindaca di Settimo Torinese Elena Piastra, il Sindaco di Borşa Ion Sorin Timiș, il Consigliere regionale Alberto Avetta, il Comandante della Tenenza dei Carabinieri Ivan Pira e il Comandante della Polizia Locale Renato Pontoriero. Inoltre, era presente uno dei mecenati che si è prodigato, insieme all’ingegner Forgia, alla realizzazione della chiesa, il dottor Ioannis Kanzas.
Prima di avere una propria chiesa, la comunità ortodossa romena di Settimo Torinese, attiva dal 2017, ha celebrato per anni le funzioni religiose grazie all’ospitalità della parrocchia cattolica guidata da Don Antonio Bortone. Proprio questa accoglienza è stata ricordata durante la cerimonia di inaugurazione della nuova chiesa, la cui prima pietra è stata posata nel 2024 nell’area tra via A. De Francisco e via Braille, come un esempio concreto di dialogo tra confessioni cristiane: per lungo tempo, infatti, fedeli ortodossi e cattolici hanno condiviso spazi e momenti liturgici, trasformando la fede in un autentico luogo di incontro tra tradizioni diverse ma profondamente affini.

L’edificio sacro richiama la tradizione architettonica del Maramureș, regione della Romania famosa per le sue chiese lignee. Qui il legno non è soltanto un materiale da costruzione, ma un simbolo identitario. Le chiese del Maramureș sono spesso costruite senza chiodi, con tecniche tramandate per secoli dagli artigiani locali. La scelta di richiamare questa tradizione anche a Settimo Torinese rappresenta un modo per mantenere vivo il legame con la terra d’origine.
Quel legno diventa così memoria, radice e continuità culturale, un filo che unisce la diaspora romena alla propria storia. Nel suo intervento, Padre Paul Porcescu ha ricordato il lungo percorso che ha portato alla realizzazione della chiesa: “Questa chiesa nasce dalla fede e dall’impegno della nostra comunità. È un luogo dove potremo pregare, educare i nostri figli e mantenere vive le nostre tradizioni”. Un percorso fatto di lavoro, raccolte fondi e sostegno istituzionale che ha permesso alla comunità di costruire finalmente una casa spirituale stabile.
Durante la cerimonia è emerso anche un richiamo forte alla situazione internazionale e alla necessità di costruire la pace. Padre Maxim Dragut, inviato del vescovo Siluan, ha ricordato il ruolo della fede in un mondo segnato da conflitti: “Viviamo in tempi difficili, segnati da guerre e divisioni. La Chiesa deve ricordare a tutti che la pace si costruisce attraverso la fede, il dialogo e il rispetto tra i popoli”. Un messaggio che ha dato alla giornata un significato universale, trasformando l’inaugurazione della chiesa in un richiamo alla responsabilità collettiva per la pace.
Tra gli interventi più attesi quello del Console Generale di Romania Cosmin Dumitrescu, che ha messo in luce il valore della comunità romena in Italia: “La comunità romena in Italia è una delle più numerose e dinamiche. Questa chiesa rappresenta il segno della loro identità e del legame con la Romania”. Il console ha sottolineato come la diaspora romena rappresenti oggi un ponte culturale e umano tra Romania e Italia.

Dopo la benedizione, la giornata è stata segnata anche dalla firma del gemellaggio tra Settimo Torinese e Borşa, città della regione del Maramureș da cui provengono molti romeni residenti nel territorio piemontese. Il sindaco Ion Sorin Timiș ha spiegato il significato di questo accordo: “Questo gemellaggio nasce dalle persone. Molti cittadini di Borşa vivono qui a Settimo Torinese e oggi questo legame diventa ufficiale”. L’obiettivo è promuovere scambi culturali, collaborazioni istituzionali e iniziative sociali tra le due città.
Durante la giornata è stato ricordato anche il ruolo degli spazi comunitari, tra cui il nuovo campo sportivo, un punto di incontro per molti giovani della comunità romena e italiana. Sport e fede, in questo contesto, diventano strumenti complementari per costruire relazioni, amicizie e integrazione tra le nuove generazioni.
La prima cittadina di Settimo Torinese Elena Piastra ha evidenziato come la comunità romena sia ormai parte integrante della città: “La comunità romena è parte della nostra storia recente. Questa chiesa e il gemellaggio con Borşa rappresentano un segno concreto di dialogo e collaborazione”.
Anche il Presidente del Consiglio Comunale Luca Rivoira ha ricordato il valore istituzionale dell’evento, sottolineando come il gemellaggio rappresenti un passo importante nelle relazioni tra le due città.
La cerimonia si è conclusa tra applausi, incontri e momenti di convivialità. La presenza delle forze dell’ordine, rappresentate dal Comandante dei Carabinieri Ivan Pira e dal Comandante della Polizia Locale Renato Pontoriero, ha evidenziato il carattere istituzionale dell’evento.
La nuova chiesa ortodossa romena, con il richiamo al legno del Maramureș, diventa oggi molto più di un luogo di culto. È il simbolo di una comunità che ha trovato a Settimo Torinese una nuova casa senza dimenticare le proprie radici. Il gemellaggio con Borşa rappresenta il passo successivo di questa storia: un ponte tra due città e due popoli che, attraverso la fede, la cultura e la memoria, scelgono di incontrarsi nel segno della pace.
