Proseguono le indagini sugli scontri avvenuti tra venerdì notte e sabato nei cantieri della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, in Val di Susa. Le forze dell’ordine hanno identificato 436 persone, alcune delle quali provenienti anche da Francia, Germania e Belgio. Le loro posizioni sono ora al vaglio degli investigatori per valutare eventuali responsabilità sia sul piano amministrativo sia su quello penale.
Gli episodi di maggiore tensione si sono verificati durante la prima notte del Festival Alta Felicità, la manifestazione organizzata dal movimento No Tav a Venaus, quando parte dei partecipanti si è diretta verso i cantieri di San Didero, Chiomonte, Salbertrand e Traduerivi di Susa.
La manifestazione degenera negli assalti ai cantieri
Secondo gli organizzatori, al corteo hanno partecipato circa 20 mila persone. Nel corso della serata, tuttavia, alcuni gruppi si sono separati dal corteo principale raggiungendo diversi punti dei cantieri, presidiati da Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza.
Secondo quanto ricostruito dalle autorità, alcuni manifestanti avrebbero oltrepassato le recinzioni dei cantieri utilizzando il favore dell’oscurità e indossando indumenti che ne rendevano difficile l’identificazione. Durante gli scontri sarebbero stati lanciati pietre, bombe carta e ordigni incendiari contro le forze dell’ordine e le strutture del cantiere.
Telt: “Danni stimati in circa un milione di euro”
La società italo-francese Telt, incaricata della realizzazione della Torino-Lione, ha diffuso una prima valutazione economica dei danni subiti nel solo cantiere di Chiomonte.
La stima preliminare parla di circa un milione di euro di danni. Tra le strutture colpite figurano uffici, magazzini, officine, impianti di videosorveglianza, mezzi di servizio e il centro visitatori.
La società riferisce inoltre che, durante gli incendi appiccati all’interno dell’area, sono esplose anche alcune bombole di acetilene, precisando che non si sono registrate conseguenze per il personale perché tutti i presenti erano già stati evacuati.
Il questore: “Non era una manifestazione, ma violenza”
Il questore di Torino, Massimo Gambino, ha definito quanto accaduto come una vera e propria escalation di violenza.
Secondo il dirigente della Polizia, gli episodi verificatisi nei cantieri non possono essere ricondotti al normale esercizio del diritto di manifestare. Gambino ha ribadito che le indagini sono in corso con l’obiettivo di identificare tutti i responsabili e portarli davanti alla giustizia.
L’audio di un agente: “Colpiti da una pioggia di pietre”
Nelle ore successive agli scontri, il Corriere della Sera ha pubblicato l’audio attribuito a un agente impegnato nei servizi di ordine pubblico.
Nel messaggio il poliziotto racconta che i manifestanti sarebbero riusciti ad accedere all’area del cantiere nonostante il lancio di lacrimogeni. L’agente riferisce inoltre di un intenso lancio di pietre, alcune di grandi dimensioni, sostenendo che gli operatori abbiano dovuto fronteggiare gli assalti senza effettuare cariche di alleggerimento.
Nel racconto si afferma che durante l’intervento sarebbero stati utilizzati esclusivamente lacrimogeni, arrivando a consumarne centinaia nel tentativo di contenere l’avanzata dei gruppi più violenti.
La condanna del cardinale Roberto Repole
Una dura presa di posizione è arrivata anche dal cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, che ha condannato senza esitazioni gli episodi di violenza verificatisi nei cantieri.
Repole ha sottolineato come il dissenso verso un’opera pubblica sia pienamente legittimo in una democrazia e ha riconosciuto l’impegno di molti cittadini della Val di Susa nella tutela dell’ambiente. Allo stesso tempo ha evidenziato che gli atti di guerriglia e le aggressioni contro le forze dell’ordine non hanno alcun legame con una protesta democratica.
Il cardinale ha inoltre osservato che tra i protagonisti degli scontri vi sarebbero stati anche gruppi provenienti da altre aree d’Italia e dall’estero, estranei alla realtà della Valle, ribadendo che la violenza è incompatibile sia con i valori del Vangelo sia con quelli della convivenza democratica.
