Meloni davanti all’ennesimo caso imbarazzante

La vicenda sentimentale che coinvolge il ministro dell’Interno rischia di trasformarsi in una crisi politica con effetti diretti sugli equilibri del centrodestra

Claudia Conte - Matteo Piantedosi

Nel governo Meloni, il confine tra vicenda privata e questione politica si fa ogni giorno più sottile. Ed è proprio in questa zona grigia che si colloca il caso che coinvolge il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e la giornalista Claudia Conte, una relazione sentimentale che da mesi alimenta indiscrezioni, sospetti e tensioni ai vertici della maggioranza.

A preoccupare Giorgia Meloni non sarebbe tanto il profilo personale della vicenda, quanto il suo possibile impatto istituzionale e politico. Secondo quanto trapela da ambienti di governo, la premier avrebbe già affrontato il tema con Piantedosi in un colloquio riservato a Palazzo Chigi, risalente all’autunno scorso, quando le prime ricostruzioni giornalistiche e i primi articoli di Dagospia avevano iniziato a rendere pubblica una relazione di cui, in realtà, molti negli ambienti governativi erano già a conoscenza.

Il punto, per Meloni, non sarebbe mai stato il gossip in sé. Il vero nodo riguarda piuttosto il possibile intreccio tra la sfera sentimentale del ministro e l’operatività del Viminale, con il timore che una frequentazione così esposta possa aver generato zone d’ombra, filtri informali o canali impropri nei rapporti con la macchina ministeriale. Un problema di opportunità politica e di tenuta dell’immagine dell’esecutivo, soprattutto in una fase in cui il governo è già stato indebolito da altri casi imbarazzanti, vedi Sangiuliano- Boccia, e da una sequenza di polemiche che hanno logorato la narrazione di rigore e compattezza costruita da Fratelli d’Italia.

Per questo il dossier Piantedosi rischia di diventare qualcosa di molto più serio di un semplice episodio di cronaca rosa. Se la vicenda dovesse allargarsi o produrre ulteriori elementi di imbarazzo, Meloni potrebbe trovarsi costretta a un intervento più drastico. E qui il problema si farebbe immediatamente sistemico, l’eventuale passo indietro del ministro dell’Interno non sarebbe un fatto isolato, ma aprirebbe quasi inevitabilmente la porta a un rimpasto più ampio, già evocato anche in relazione ad altri ministeri e sottosegretariati vacanti per i casi Delmastro e Santanchè.

In questo scenario, il Viminale diventerebbe immediatamente terreno di scontro interno alla maggioranza. Matteo Salvini, che non ha mai nascosto l’ambizione di tornare al ministero dell’Interno, osserva con attenzione l’evolversi della situazione. La Lega considera da tempo quel dicastero un obiettivo strategico, e un’eventuale crisi di Piantedosi potrebbe trasformarsi in un’occasione politica per ridefinire gli equilibri di governo. Il che renderebbe ancora più delicata la posizione della premier, chiamata non solo a gestire una vicenda potenzialmente destabilizzante, ma anche a impedire che essa si trasformi in una resa dei conti nella coalizione.

Il rischio più grande, per Giorgia Meloni, è che l’ennesimo caso a sfondo personale finisca per incrinare ulteriormente l’immagine di disciplina e controllo che ha cercato di imporre al suo esecutivo. Dopo mesi segnati da scandali, tensioni e dossier scomodi e non ultimo la grande sconfitta al referendum sulla giustizia il caso Piantedosi-Conte può diventare un ulteriore punto di rottura di una fase politica già fragile.

Perché nei governi forti, i gossip restano gossip. Nei governi sotto pressione, invece, anche una relazione sentimentale può trasformarsi in una crisi politica.