Voce News
  • Ultime Notizie
  • Cronaca
    • Attualità
    • Cronaca nera
  • Esteri
    • Guerra in Ucraina
    • Guerra israelo palestinese
    • News dal Marocco
  • Economia e Politica
    • Politica
  • Cultura Spettacolo
    • Speciale Sanremo
    • Costume e Società
    • Cinema Teatro
    • Musica e Concerti
    • Mostre, Arte e Musei
  • Sport
    • Serie A
    • Tennis
    • Altri sport
  • Rubriche
    • Salute e Benessere
    • Viaggi e Sapori
    • Gossip
    • Curiosità
    • Meteo
    • Programmi TV
    • Scienza Tecnologia
  • Rotary Club
Ultime news
  • [ 21/06/2026 ] ISRAELE, IL PROBLEMA CHE IL MONDO NON VUOLE AFFRONTARE Attualità
  • [ 21/06/2026 ] Quando Israele scricchiola: le fragili fondamenta dello Stato ebraico Attualità
  • [ 19/06/2026 ] Marcello Guadalupi nuovo presidente della Fondazione Commercialisti di Milano Attualità
  • [ 19/06/2026 ] A Sutri il via il 19 giugno la VI Edizione de I Tramonti di Tinia Cultura e Spettacolo
  • [ 18/06/2026 ] Carlo Ginzburg, lo storico che ha insegnato a cercare la storia nei dettagli Attualità
  • Facebook
  • Instagram
  • Twitter

Fabrizio Corona e l’illusione della censura nell’era dei social

Martina Fanzinni 04/02/2026

Dalle dichiarazioni a Peppy Night alla chiusura dei profili: il caso Corona mostra perché oggi bloccare un account non significa spegnere una voce.

Corona scoop

L’ultima apparizione pubblica di Fabrizio Corona prima della chiusura dei suoi profili social avviene nello studio di Peppy Night, il programma condotto da Peppe Iodice su Canale 21, poi rilanciato su YouTube. Un’intervista che, riascoltata oggi, sembra quasi una dichiarazione programmatica.

Corona si presenta come imprenditore digitale più che come ex paparazzo, e racconta Falsissimo non come un semplice format di gossip, ma come un progetto che richiede studio, preparazione e un coinvolgimento personale totale. Non c’è l’atteggiamento di chi improvvisa: c’è piuttosto la rivendicazione di un metodo, per quanto discutibile.

Soldi, lavoro e stress: la narrazione dell’impegno totale

Alla domanda se Falsissimo nasca per senso di giustizia o per interesse economico, Corona risponde senza ambiguità: lo fa per soldi. Ma subito allarga il discorso. La televisione, dice, è sempre nata per generare profitto. Conduttori, artisti, calciatori: tutti lavorano per guadagnare.

La differenza, nella sua versione dei fatti, sta nel carico emotivo e fisico del lavoro. Corona descrive settimane di isolamento, giornate da venti ore, notti passate sui documenti, uno stress che si somatizza fino a manifestarsi fisicamente. Arriva a parlare di herpes, di un corpo che “ha ceduto”, della necessità di un check-up medico.

È un racconto che serve anche a costruire una figura precisa: quella di chi non si limita a “spararla grossa”, ma prepara scientificamente l’effetto che otterrà sul pubblico.

La “verità” come percezione, non come sentenza

Quando Corona parla di verità, non lo fa in senso giudiziario. Non rivendica sentenze, ma una forma di autenticità comunicativa. Secondo lui, ciò che conta non è solo cosa si dice, ma come lo si dice: l’empatia, l’enfasi, il coinvolgimento emotivo.

È qui che entra in gioco il pubblico. Corona sostiene che il suo successo derivi dal fatto che chi lo ascolta percepisce che non sta fingendo. Anche quando esagera, anche quando provoca, il pubblico riconoscerebbe una forma di sincerità performativa. E questo, nell’ecosistema dei social, vale più di qualsiasi verifica formale.

Il passaggio su Gerry Scotti e l’assenza di querele

Nel corso dell’intervista, Corona torna anche su Gerry Scotti, sostenendo che il conduttore non lo avrebbe denunciato per un motivo preciso: il rischio dell’exceptio veritatis, ovvero che in sede processuale emergano elementi a sostegno delle affermazioni contestate.

È una dichiarazione che resta sospesa. Non ci sono conferme né smentite, e proprio questa ambiguità contribuisce a rafforzare il meccanismo narrativo tipico di Corona: insinuare senza chiudere, lanciare senza dimostrare, alimentare una zona grigia che vive di attenzione.

La rimozione dei social: un’azione legale atipica

Poche ore dopo l’intervista, arriva il colpo di scena. I profili social di Fabrizio Corona vengono rimossi. Non per un intervento della magistratura penale, ma in seguito a un’azione dell’ufficio legale di Mediaset.

Una mossa tutt’altro che ordinaria: Google rimuove da YouTube i contenuti legati a Falsissimo, Meta oscura l’account Instagram e viene bloccato anche quello TikTok. Una rimozione trasversale, che colpisce l’intera presenza digitale ufficiale di Corona.

La notizia si diffonde rapidamente, ma Corona non la commenta subito. E anche questo silenzio diventa parte del racconto.

Perché chiudere un account oggi non basta

Il punto centrale non è la chiusura in sé, ma la sua inefficacia strutturale. Nell’ecosistema digitale attuale, i contenuti non vivono più in un solo luogo. Si frammentano, si moltiplicano, si spostano.

Clip riprese in discoteca, video girati con lo smartphone, estratti rilanciati su X, TikTok o Instagram: Corona continua a circolare anche senza i suoi canali ufficiali. Anzi, diventa ancora più “condivisibile”, perché privo di contesto e quindi più facilmente adattabile alla logica del meme.

Tentare di fermare questo processo equivale a pensare che basti rimuovere un file per cancellare un’eco.

Un prodotto che si è emancipato dal sistema che l’ha creato

C’è poi un paradosso difficile da ignorare. Fabrizio Corona è, in larga misura, il risultato di una cultura televisiva che ha fatto della spettacolarizzazione del privato una leva fondamentale. Un metodo che per anni ha funzionato benissimo anche per Mediaset.

Oggi Corona applica quelle stesse logiche in modo più estremo, più rapido, più adatto ai social. Il risultato è una creatura che sfugge al controllo, perché ha imparato a muoversi meglio nel nuovo ambiente.

Bloccarlo significa, in un certo senso, scontrarsi con la propria eredità.

Corona come personaggio, non come fonte

Lo dimostra anche il successo delle imitazioni di Fiorello. Molti non seguono Corona per ciò che dice, ma per come lo dice. La postura, i gesti, le frasi ricorrenti, la teatralità: tutto contribuisce a trasformarlo in una maschera.

In questo senso, Corona è già oltre la categoria del “vero” o del “falso”. È diventato una figura narrativa, un meme vivente. E i meme, per definizione, non rispondono alle regole della censura tradizionale.

Conclusione: l’errore di pensare in analogico

La chiusura dei profili di Fabrizio Corona sembra figlia di un’idea analogica del controllo: elimino la fonte, elimino il problema. Ma il presente funziona diversamente. Ogni contenuto si rifrange, ogni storia si replica, ogni personaggio sopravvive in mille copie imperfette.

Corona non è un incidente isolato, ma il sintomo di un sistema che fatica ad accettare che il potere di diffusione non è più centralizzato. E forse è proprio questo, più delle sue parole, a renderlo così difficile da fermare.

Precedente

Trump, l’America che trascina il mondo all’indietro

Cortina 2026Successivo

Milano Cortina 2026, maxi piano sicurezza da 50 milioni di euro

Articoli correlati

Colosseo metro C
Cronaca

Metro C, apre Colosseo-Fori Imperiali: la stazione sotto l’Antica Roma

Tiziana Manfrini 19/12/2025

Realizzare una linea metropolitana sotto il Colosseo e i Fori Imperiali sembrava, fino a pochi anni fa, un progetto irrealizzabile. Oggi quella sfida è stata vinta. La nuova stazione Colosseo-Fori Imperiali, nel cuore dell’Antica Roma, […]

Sesef master
Attualità

Master Sesef in Digital Marketing 5.0: formazione, innovazione e opportunità

Redazione VoceNews 18/09/2025

Dal 13 novembre 2025 torna a Roma il master Digital Marketing 5.0 & Sales Management organizzato da Sesef – Società europea per i servizi e la formazione. Il master è giunto alla sua diciottesima edizione. […]

Simon Parkes
Esteri

Caso Simon Parkes, chiuse dopo 40 anni le ricerche del marinaio scomparso

Tiziana Manfrini 31/12/2025

Dopo oltre quattro decenni di ricerche, la polizia britannica ha ufficialmente sospeso le indagini sul caso di Simon Parkes, marinaio della Royal Navy scomparso nel dicembre 1986 a Gibilterra. Il giovane, appena diciottenne e originario […]

pubblicità
pubblità

pubblità

Ultime news

  • ISRAELE, IL PROBLEMA CHE IL MONDO NON VUOLE AFFRONTARE
    Hennig von Jessen 21/06/2026
  • Quando Israele scricchiola: le fragili fondamenta dello Stato ebraico
    Lara Ballurio 21/06/2026
  • Marcello Guadalupi
    Marcello Guadalupi nuovo presidente della Fondazione Commercialisti di Milano
    Redazione VoceNews 19/06/2026
  • Tinia 1
    A Sutri il via il 19 giugno la VI Edizione de I Tramonti di Tinia
    Claudio Listanti 19/06/2026
  • Carlo Ginzburg
    Carlo Ginzburg, lo storico che ha insegnato a cercare la storia nei dettagli
    Riccardo Pallotta 18/06/2026