
Phica.net, per anni presentato come una semplice piattaforma di condivisione, si è trasformato in un luogo tossico e violento. Nei thread del forum, attivo da oltre 20 anni, venivano pubblicate e commentate immagini sottratte senza consenso: non solo foto intime, ma anche scatti comuni tratti da Instagram o Facebook, sessualizzati e accompagnati da commenti volgari e misogini.
Tra le vittime inconsapevoli non solo attrici, influencer e content creator, ma anche figure istituzionali come la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, la segretaria del PD, Elly Schlein, l’eurodeputata Alessandra Moretti e la deputata Laura Boldrini. Donne che si sono viste ridotte a “contenuto” da consumare, senza alcun rispetto per la loro dignità.
Dal caso “Mia moglie” all’esplosione di denunce per Phica.net
La chiusura definitiva del forum arriva dopo settimane di indignazione pubblica seguite allo scandalo della pagina Facebook “Mia moglie”, dove migliaia di uomini condividevano immagini delle proprie compagne o conoscenti senza consenso. La vicenda ha riportato l’attenzione su altri spazi digitali simili, tra cui proprio Phica.net, che da tempo veniva segnalato alle autorità.
Le denunce sono arrivate a decine da tutta Italia. Ma si dice ce ne fossero già 3.000 che denunciavano Phica.net. Parallelamente è esplosa una petizione online per chiedere la chiusura del sito, che in pochi giorni ha raccolto oltre 80mila firme.
La risposta della politica: “Una barbarie del terzo millennio”
La ministra per la Famiglia e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, ha annunciato un rafforzamento delle misure di contrasto:
“Stiamo lavorando a strumenti di monitoraggio, alla segnalazione tempestiva alla magistratura e all’individuazione di nuovi mezzi di contrasto. La rete deve essere un luogo di libertà, non un campo di sopraffazione, soprattutto per i minori e le nuove generazioni”.
Martina Semenzato, presidente della Commissione Femminicidio, ha sottolineato come la violenza di genere stia assumendo nuove forme: “Il revenge porn è un reato gravissimo, punibile fino a sei anni di carcere, anche per chi si limita a condividere. Non è più solo violenza fisica, ma un attacco digitale che umilia e annienta”.
Le vittime su Phica.net prendono la parola
Molte donne hanno deciso di esporsi denunciando pubblicamente quanto accaduto.
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Laura Boldrini ha rivelato di aver trovato proprie foto sul forum, accompagnate da insulti sessisti: “Non sono episodi isolati di tossicità, ma una cultura misogina che questi spazi alimentano. Io denuncerò come ho sempre fatto”.
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Alessandra Moretti, eurodeputata del PD, ha sporto denuncia penale: “Quel sito rubava immagini e spezzoni dei miei interventi in TV per poi darli in pasto a migliaia di utenti. È una violenza che mina la dignità di tutte noi”.
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Arianna Craviotto, doppiatrice e content creator, ha confessato: “Ho scoperto che anch’io ero finita in mezzo a quell’orrore. Non riesco a descrivere la rabbia. Dobbiamo unirci e fermare questa violenza”.
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Vittoria Deganello, influencer, è rimasta scioccata nello scoprire anni di sue foto pubblicate senza autorizzazione.
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Greta Ragusa, attrice, ha trovato contenuti rubati dai suoi account pubblici, sia dai post che dalle storie.
Ognuna con un vissuto diverso, ma accomunate dalla stessa sensazione: un furto della propria immagine e della propria dignità.
La giustificazione dei gestori: “Sito usato in modo scorretto”
I responsabili di Phica.net, con un comunicato, hanno provato a difendere la piattaforma: “Phica era nata come comunità di condivisione sicura. Purtroppo, come accade in ogni social network, ci sono stati utenti che hanno usato male lo spazio. Non siamo riusciti a bloccare in tempo i comportamenti tossici e con grande rammarico abbiamo deciso di chiudere tutto”.
Una giustificazione che ha suscitato ulteriori polemiche. Laura Boldrini ha commentato: “Parlano di singoli episodi tossici, ma il forum era tossico sin dal nome che gli hanno dato”. Anche l’AgCom ha smontato la versione dei gestori: “Non si può parlare di uso scorretto degli utenti quando la piattaforma era strutturata con sezioni e persino un portale video parallelo per monetizzare i contenuti. La chiusura è avvenuta solo perché la Polizia Postale ha aperto un’indagine”.
La battaglia di Mary Galati: la voce che ha fatto esplodere il caso
Un ruolo decisivo lo ha avuto Mary Galati, che già nel 2023 aveva denunciato Phica.net senza ricevere risposte concrete. Solo grazie a una serie di post virali su X e al sostegno di una community Instagram, la sua voce ha trovato finalmente eco.
Galati ha denunciato la frustrazione di chi, pur avendo fatto quattro denunce alle forze dell’ordine, ha visto la propria storia emergere solo grazie ai social: “Vi rendete conto che tutto questo ha funzionato perché un profilo con tanti follower mi ha aiutata a farmi sentire? Non per le denunce ufficiali?”.
Una piaga sociale e culturale
La chiusura di Phica.net non rappresenta la fine del problema, ma solo l’inizio di una riflessione collettiva. Questi spazi prosperano grazie a una cultura che normalizza il possesso del corpo femminile e l’umiliazione delle donne.
Come ha scritto un utente del forum dopo lo scandalo: “È stato bello finché è durato”. Una frase che, oltre a mostrare il cinismo di chi partecipava, conferma quanto radicata sia la convinzione di impunità.
Il vero nodo è culturale: senza un cambiamento profondo, altri forum nasceranno, con nuovi nomi e nuovi domini. Per questo la lotta deve essere comune, come ha ribadito Moretti: “Il problema della violenza è degli uomini, e noi donne ne siamo vittime. Serve un impegno congiunto per chiudere e vietare piattaforme che istigano allo stupro e alla violenza”.
