Butsukari in Giappone: quando le “spallate” diventano un fenomeno sociale

Il video di una bambina spinta a terra in un incrocio di Tokyo riaccende il dibattito sul “bumping”: tra stress urbano, dinamiche di genere e turismo di massa.

Butsukari

Una breve clip pubblicata sui social ha riacceso l’attenzione su un fenomeno poco conosciuto ma sempre più discusso in Giappone: il butsukari, ovvero l’urto deliberato contro altri pedoni.

Nel video, girato a Tokyo, una bambina appare sorridente mentre fa il segno della pace alla telecamera. Sta attraversando un incrocio molto frequentato della città quando, pochi istanti dopo, una donna con la mascherina chirurgica la spinge violentemente da dietro facendola cadere a terra. L’aggressore prosegue poi la sua strada senza fermarsi.

La scena ripresa accidentalmente dalla madre della bambina e condivisa sui social, dove ha superato il milione di visualizzazioni su Instagram, ha suscitato indignazione e discussioni.

Che cos’è il “butsukari”

L’episodio non sembra essere stato un semplice incidente dovuto alla folla. Molti osservatori lo collegano infatti al fenomeno noto in Giappone come butsukari, letteralmente “urto”, che indica il gesto di colpire deliberatamente qualcuno mentre si cammina in spazi affollati.

L’espressione butsukari otoko (“uomini che urtano”) è diventata popolare nel 2018, quando un video sfocato mostrò un uomo che alla stazione di Shinjuku – la più trafficata del mondo – colpiva intenzionalmente diverse donne mentre attraversavano il corridoio.

Da allora, segnalazioni simili sono emerse in varie città giapponesi, soprattutto nelle stazioni ferroviarie e nelle aree più affollate.

Episodi e casi giudiziari

Negli ultimi anni diversi casi hanno attirato l’attenzione delle autorità.

Nel maggio scorso, ad esempio, un professore associato di 59 anni è stato arrestato a Fukuoka. L’accusa è di aver colpito più passanti con la sua borsa mentre camminava. In base alla legge giapponese rischia fino a due anni di carcere o una multa di 300.000 yen (circa 1.900 dollari).

Altri episodi sono stati segnalati nei pressi della stazione di Tamachi, a Tokyo. In uno dei casi una donna venne colpita con tale violenza da riportare la frattura di alcune costole. Dopo l’incidente, i pendolari sono stati invitati a utilizzare corsie separate da dissuasori per ridurre il rischio di contatti.

Un fenomeno più diffuso di quanto sembri

Non esistono ancora statistiche ufficiali sistematiche, anche perché molte vittime non si rendono conto di essere state prese di mira intenzionalmente. Gli aggressori, inoltre, spesso sfruttano la folla per confondersi tra i passanti.

Tuttavia alcune ricerche suggeriscono che il fenomeno non sia raro.

Un sondaggio del 2024 condotto su circa 21.000 persone ha rilevato che:

  • il 14% degli intervistati ha dichiarato di essere stato vittima di un urto deliberato

  • il 6% ha assistito a un’aggressione

  • il 5% ha dichiarato di aver vissuto entrambe le esperienze

Anche se il termine “butsukari otoko” fa riferimento agli uomini, i video pubblicati sui social mostrano che aggressioni simili possono essere compiute da persone di entrambi i sessi.

Stress urbano e tensioni sociali

Secondo alcuni studiosi, il fenomeno riflette le pressioni della società giapponese contemporanea.

Kiryu Masayuki, professore di sociologia alla Toyo University specializzato in psicologia criminale, ha spiegato che il “bumping” può essere interpretato come uno sfogo di frustrazioni personali in un contesto sociale caratterizzato da incertezza economica e cambiamenti culturali.

Secondo il docente, alcune idee tradizionali – come la convinzione della superiorità maschile – rimangono radicate, ma si scontrano con una società in cui i ruoli di genere stanno cambiando e il mercato del lavoro è sempre più competitivo. In questo contesto, urtare deliberatamente altre persone può diventare un modo a basso rischio per scaricare rabbia e tensione.

Il ruolo del turismo e dei social

Negli ultimi anni il boom del turismo internazionale in Giappone ha aggiunto un ulteriore elemento al problema.

Città come Tokyo, Kyoto e Osaka attirano milioni di visitatori, molti dei quali si fermano nei luoghi più iconici per scattare foto o registrare video per i social media.

Questo comportamento può rallentare il flusso dei pedoni in aree già estremamente affollate, aumentando la probabilità di conflitti o scontri.

Dopo l’incidente avvenuto nell’attraversamento pedonale di Tokyo, l’ambasciata cinese nella capitale ha invitato i propri cittadini a mantenere una distanza di sicurezza dagli altri pedoni e a evitare di usare lo smartphone mentre camminano in luoghi molto affollati.

La testimonianza della madre della bambina

La madre della bambina coinvolta nell’episodio ha raccontato di aver ripreso senza volerlo una scena che ha definito “terrificante”.

La donna ha spiegato di non aver infranto alcuna regola del traffico mentre scattava fotografie della figlia sulle strisce pedonali e di aver seguito le indicazioni per i visitatori presenti sul sito turistico ufficiale Go Tokyo, dove si spiega che all’incrocio è possibile fermarsi brevemente per scattare una foto.

Nonostante ciò, alcuni utenti online l’hanno criticata per aver fotografato la figlia in un luogo così affollato.

L’episodio, ha aggiunto, le ha fatto capire che situazioni di questo tipo “accadono abbastanza spesso in Giappone”, anche se non sempre diventano virali.