Dalle aule alla caserma: polemiche per i progetti dell’Esercito nelle scuole

Conferenze, visite e orientamento in Emilia-Romagna e Toscana scatenano la protesta dell'Osservatorio contro la Militarizzazione, che invita al boicottaggio.

Esercito scuole

Una fitta rete di incontri, presentazioni e percorsi orientativi sta per varcare la soglia degli istituti scolastici del Centro Italia. Per l’anno scolastico 2026-2027, le Forze Armate, in stretta sinergia con gli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali, hanno predisposto un piano strutturato che coinvolge gli studenti di diverse fasce d’età tra Emilia-Romagna e Toscana. L’iniziativa ha immediatamente riacceso il dibattito pubblico. Un progetto che sta sollevando la ferma opposizione dell’Osservatorio contro la Militarizzazione nelle Scuole. Segnalando il progetto come una vera e propria campagna d’arruolamento indirizzata ai più giovani.

L’offerta formativa divisa per fasce d’età

Come emerge dalle comunicazioni dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia-Romagna, le attività sono state modellate in modo specifico rispetto all’età e al percorso di studi degli alunni. Per chi frequenta il primo biennio delle superiori, l’attenzione è focalizzata sull’illustrazione dei percorsi d’accesso e dell’offerta formativa delle Scuole Militari di Milano e Napoli. Per gli studenti del triennio finale, invece, il programma prevede colloqui di un’ora basati sul dialogo diretto e sul racconto di esperienze personali sul territorio nazionale e all’estero. Attività che mira a presentare i corsi di laurea magistrale dell’Accademia Militare, i percorsi della Scuola Sottufficiali e le varie opportunità professionali all’interno della Forza Armata.

In Toscana il raggio d’azione si estende fino ai gradi di istruzione inferiore. Alle scuole elementari si punta sull’interazione con i genitori in divisa e sulla distribuzione di materiale promozionale come quaderni e penne. Per le medie e le superiori il piano spazia da lezioni a carattere storico e civico fino a visite guidate presso i comandi e le strutture territoriali dell’Esercito. Per assicurare la riuscita dell’iniziativa viene espressamente richiesta la collaborazione dei dirigenti scolastici e dei docenti, chiamati a promuovere la massima diffusione dell’offerta formativa.

Le accuse dell’Osservatorio e l’appello all’esonero

La risposta dell’Osservatorio contro la Militarizzazione nelle Scuole non si è fatta attendere. L’associazione accusa le istituzioni di sfruttare la piaga della disoccupazione giovanile per trasformare il sistema scolastico in un canale d’ingaggio militare, specie in un contesto globale segnato da riarmo e crescenti tensioni internazionali. Per arginare questa presenza nelle aule, l’Osservatorio sollecita i genitori a chiedere l’esonero per i propri figli, da attività che esulano dal normale piano di studi. Invita gli studenti a non prendere parte agli incontri e chiede ai docenti di rifiutare ogni forma di collaborazione. L’organismo confida nell’efficacia della mobilitazione popolare, ricordando che già negli anni passati analoghe proteste avevano portato all’annullamento di numerosi eventi programmati nelle scuole.

Le criticità pedagogiche ed etiche

Presentare la carriera militare come una delle poche soluzioni stabili di fronte alla precarietà o alla disoccupazione giovanile rischia di trasformare l’orientamento scolastico in una leva basata sulla necessità economica piuttosto che su una vocazione. L’uso di “genitori in divisa” e la distribuzione di gadget (penne, quaderni) tra i bambini delle elementari vengono visti dai critici come una forma di marketing istituzionale o persuasione morbida.

A quell’età, infatti, i bambini non hanno ancora il pensiero critico necessario per distinguere tra un’attività ludico-promozionale e le implicazioni reali della vita militare e dei contesti bellici.

Secondo il fronte critico, la scuola dovrebbe essere il luogo primario in cui si educano i giovani alla risoluzione nonviolenta dei conflitti, alla pace e al pensiero critico. Sembra, invece, diventare uno spazio di promozione per la difesa armata. L’Esercito offre corsi di laurea, specializzazioni tecniche e competenze spendibili anche nel civile. L’intento dichiarato è promuovere i valori di servizio della patria, protezione civile, soccorso nelle emergenze ed educazione alla legalità.