La seduta finanziaria di giovedì si è conclusa con un ridimensionamento senza precedenti per la holding proprietaria di Google. Il titolo Alphabet ha subito un calo del 13 per cento sul listino azionario, bruciando circa 500 miliardi di dollari di valore di mercato, una cifra che corrisponde a circa 450 miliardi di euro. Nella storia dei mercati americani si tratta della seconda flessione giornaliera più ingente di sempre per una singola società quotata, preceduta soltanto dal forte crollo subito dal colosso dei microchip Nvidia nel gennaio del 2025.
Pubblicità e flusso di cassa al centro dei timori
Nonostante la rendicontazione dell’ultimo trimestre mostri conti complessivamente positivi, la reazione sfavorevole dei mercati è stata causata principalmente da due fattori operativi. Da un lato si registra un rallentamento nella crescita dei proventi pubblicitari, legato alle novità introdotte nel motore di ricerca. L’inserimento di sintesi generate dall’intelligenza artificiale prima dei tradizionali link permette agli utenti di trovare risposte immediate senza dover visitare i siti esterni, riducendo di fatto le visite complessive e le relative entrate da inserzioni. Dall’altro lato pesa il dato negativo sul flusso di cassa, sceso a meno 9,1 miliardi di dollari. Questo saldo passivo indica che Alphabet sta attualmente sostenendo spese superiori agli incassi, una dinamica causata dalle enormi risorse economiche destinate agli investimenti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Il contesto del settore e il precedente di DeepSeek
L’episodio che ha colpito Alphabet si inserisce in un quadro di generale tensione che coinvolge da tempo le grandi aziende del comparto tecnologico. Nel corso del 2025, il settore aveva già vissuto momenti di forte turbolenza in seguito alla presentazione dei sistemi sviluppati dalla startup cinese DeepSeek, capace di realizzare un’architettura AI paragonabile a quella delle principali compagnie americane ma con costi di sviluppo e potenza di calcolo nettamente inferiori. In quel periodo fu la stessa Nvidia, colosso che detiene quasi il novanta per cento del mercato dei chip dedicati all’intelligenza artificiale, a registrare la contrazione più pesante della storia della Borsa, lasciando sul campo il 17 per cento del proprio valore per una perdita vicina ai 600 miliardi di dollari.
I dubbi degli investitori sulla bolla tecnologica
L’improvvisa svalutazione di Alphabet riaccende gli interrogativi sulla sostenibilità nel lungo periodo degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Da diversi mesi analisti e operatori finanziari manifestano il timore che l’imponente mole di capitali assorbita dalle nuove tecnologie possa generare ritorni economici inferiori alle aspettative. Il rischio evidenziato dal mercato è che la discrepanza tra le stime di crescita iniziali e i ricavi reali finisca per innescare lo scoppio di una bolla speculativa, travolgendo l’intero comparto digitale.
