Un’interruzione improvvisa che lascia a bocca asciutta utenti e lavoratori. Presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano è esplosa la protesta a seguito della decisione dell’Ateneo di sospendere le attività e rinunciare all’accreditamento per il punto prelievi e il laboratorio di patologia clinica situati in via Mangiagalli 32.
L’operazione, giunta senza un preavviso adeguato né un piano di riorganizzazione condiviso, ha spinto il sindacato USB Pubblico Impiego Lombardia a proclamare lo stato d’agitazione dell’intero personale universitario. Dietro la serrata ci sarebbe una nota dell’ATS sulla soglia minima di prestazioni erogate, un rilievo che secondo la sigla sindacale si sarebbe potuto gestire attraverso soluzioni alternative anziché con lo smantellamento definitivo della struttura.
L’allarme di USB: “Un’offesa alla salute pubblica e alla stabilità del lavoro”
Al centro delle rivendicazioni vi è la doppia ricaduta della misura: da un lato il ridimensionamento della tutela della salute, dall’altro l’incertezza professionale. Il presidio garantiva infatti analisi cliniche e test fondamentali anche per il lavoro delle Commissioni Mediche Locali sulle patenti di guida, fornendo un punto di riferimento strategico per il territorio.
A farne le spese è anche l’organico dell’Ateneo. Dirigenti sanitari, ricercatori, tecnici TABS e personale amministrativo si trovano oggi privi di una sede operativa definita. La denuncia parla chiaro: la mancanza di un piano d’inserimento trasparente rischia di azzerare professionalità d’eccellenza, configurando inoltre una potenziale lesione del diritto alla salute sancito dall’Articolo 32 della Costituzione.
Presidi sul posto e richiesta di conciliazione: palla al Prefetto
Le prime manifestazioni visibili sono già iniziate davanti ai cancelli di via Mangiagalli con la presenza di striscioni e bandiere, in attesa del presidio principale di protesta. Contestualmente alle mobilitazioni di piazza, la sigla sindacale ha formalizzato una diffida indirizzata non solo ai vertici della Statale, ma anche ad ATS, Regione Lombardia e Comune di Milano.
Per scongiurare un’escalation, è stato richiesto un incontro urgente con il Prefetto di Milano al fine di attivare le procedure di raffreddamento. L’obiettivo primario è congelare il provvedimento di chiusura in attesa di un tavolo di mediazione. Se non dovessero giungere risposte concrete o segnali di apertura entro i tempi stabiliti, la protesta si trasformerà in un pacchetto di azioni di sciopero ad oltranza.
