A quattro mesi dalla tragedia avvenuta a Senatobia, cittadina a breve distanza da Memphis, l’ufficio della Procuratrice Generale del Mississippi, Lynn Fitch, ha ufficialmente archiviato l’intervento armato della polizia definendolo “giustificato”. La decisione riguarda il drammatico episodio in cui Kohen Wiley, un bimbo di appena un anno. Il piccolo ha perso la vita mentre si trovava tra le braccia di sua madre, Vellesiya Wiley. La donna era uscita da un negozio insieme a un’amica, Latoya Ferrell, dopo una chiamata ai soccorsi che segnalava il presunto furto di una confezione di pannolini. Nonostante la gravità delle conseguenze, né la madre né l’amica sono state incriminate. Le autorità non hanno mai mostrato prove concrete relative al presunto taccheggio.
La dinamica dello scontro: le due versioni a confronto
I fatti si sono svolti il 14 giugno nel parcheggio dell’esercizio commerciale. Secondo quanto sostenuto dagli agenti di polizia e dall’Ufficio Investigativo del Mississippi (MBI), l’autovettura con a bordo le donne e il piccolo avrebbe puntato verso le forze dell’ordine, rischiando di investire uno degli operanti. Diversa e drammatica è invece la ricostruzione dei familiari e dell’avvocato per i diritti civili Ben Crump. Quando i poliziotti hanno estratto le armi, la madre avrebbe sollevato il bambino per far notare la presenza di un minore nell’abitacolo. Il sergente Hunter Foster, agente bianco, ha comunque aperto il fuoco, uccidendo il piccolo Kohen e ferendo la passeggera Latoya Ferrell (entrambe le donne sono afroamericane). Un’autopsia indipendente commissionata dalla difesa ha inoltre rivelato che i proiettili hanno colpito la vettura lateralmente e non frontalmente. Questo smentisce la tesi sostenuta del tentativo di speronamento frontale.
Il nodo dei filmati e il passato del dipartimento
Resta ancora irrisolto il nodo relativo al rilascio delle riprese video registrate durante l’operazione, la cui diffusione non è ancora stata data per certa. L’episodio ha riacceso i riflettori sulla condotta delle forze dell’ordine locali a Senatobia, una comunità in cui la popolazione di colore rappresenta circa il 40%. La polizia cittadina è stata infatti al centro di ripetuti scandali. Lo scorso settembre il capo della polizia Harold Vanderford è stato rimosso per l’uso di insulti razzisti (sostituito da Angelica Maze, donna afroamericana). Mentre nel 2023 un agente aveva arrestato un bambino nero di 10 anni sorpreso a urinare in pubblico, episodio conclusosi con una condanna a tre mesi di libertà vigilata per il minore. La famiglia del piccolo Kohen e il loro legale continuano a chiedere la pubblicazione immediata dei filmati e piena trasparenza sulla gestione del sergente Foster.
L’Immunità Qualificata
In ambito civile e penale, gli agenti di polizia negli USA godono di una copertura legale molto forte chiamata Qualified Immunity. Questa dottrina protegge gli ufficiali statali dalla responsabilità individuale, a meno che non si dimostri che hanno violato in modo chiaro ed evidente un diritto costituzionale già stabilito da precedenti giudiziari analoghi. Questo rende estremamente difficile sia incriminare penale un agente, sia ottenere giustizia sul piano civile per le famiglie delle vittime.
La gestione delle prove e la mancata trasparenza
In casi come questo di Senatobia, c’è stata la mancata diffusione tempestiva delle immagini delle bodycam o dei filmati di sorveglianza. Questo ha consentito alla narrazione istituzionale di consolidarsi prima che l’opinione pubblica o i periti indipendenti abbiano potuto esaminare i fatti. Senza un’obbligatorietà immediata di pubblicazione delle prove video, le versioni fornite dai verbali di polizia rimangono spesso l’unico elemento su cui si basano le decisioni iniziali delle autorità.
Disuguaglianze sistemiche e pregiudizi
Gli avvocati per i diritti civili (come Ben Crump) sottolineano da tempo come il fattore razziale e il pregiudizio implicito influiscano sulla percezione del rischio da parte degli agenti. Situazioni che potrebbero essere gestite con la de-escalation o la prudenza vengono invece affrontate con un approccio tattico letale quando coinvolgono minoranze etniche o quartieri a maggioranza afroamericana. Sebbene le leggi e le direttive formali vietino qualsiasi forma di discriminazione, nella pratica quotidiana non è così, ancora oggi.
