La situazione della rete autostradale in Sicilia ha raggiunto livelli di criticità tali da richiedere provvedimenti drastici. A seguito dei sopralluoghi condotti dal Ministero dei Trasporti sulle arterie A20 (Palermo-Messina) e A18 (Messina-Catania), è emerso un quadro infrastrutturale estremamente compromesso. Il dirigente ministeriale incaricato dei controlli, Placido Migliorino, ha annunciato l’intenzione di richiedere nella sua relazione ufficiale un abbassamento del limite massimo di velocità a 60 km/h su entrambi gli assi viari per tutelare l’incolumità degli automobilisti.
I punti più critici e decenni di mancata manutenzione
Le tratte che mostrano le condizioni peggiori sono localizzate tra Sant’Agata di Militello e Messina lungo la A20, e nel segmento tra Messina e Giarre per quanto riguarda la A18. Tuttavia, l’intera rete richiede un ammodernamento profondo e radicale. Realizzate prevalentemente tra gli anni ’60 e ’70, le due infrastrutture gestite dal Consorzio per le autostrade siciliane (CAS) non sono mai state sottoposte a interventi strutturali significativi nell’arco degli ultimi cinquant’anni. Tra le criticità riscontrate figurano barriere di protezione non a norma, viadotti deteriorati e un’illuminazione del tutto insufficiente nelle gallerie.
Un’eredità infrastrutturale complessa
I due tracciati riflettono le storiche difficoltà gestionali e di cantiere dell’isola:
-
La A20 Palermo-Messina: con un’estensione di 183 chilometri a partire da Buonfornello (frazione di Termini Imerese), ha visto l’avvio dei lavori nel 1969 ed è stata completata solo dopo oltre trent’anni di intoppi burocratici e rallentamenti.
-
La A18 Messina-Catania: si snoda per 76 chilometri lungo la fascia costiera orientale ed è stata costruita tra il 1965 e il 1971.
Dalla minaccia di revoca ai ritardi sui lavori d’urgenza
Già nei mesi scorsi, le analisi del Ministero avevano evidenziato la necessità di un piano di interventi da 5,5 miliardi di euro da spalmare in un decennio. Di fronte alla gravità della situazione, a luglio è stata avviata la procedura per la revoca della concessione al CAS. Ma si tratta di un iter complesso che richiede tempi lunghi. Per tamponare le emergenze nell’immediato, l’organismo statale aveva imposto prescrizioni stringenti da avviare entro 30 giorni a partire dal 3 settembre. Secondo quanto dichiarato da Migliorino, tuttavia, i progressi sono stati minimi, limitandosi ad adeguamenti parziali dei guardrail, ben al di sotto dei requisiti minimi prefissati. Resta fermo l’ultimatum espresso nelle precedenti ispezioni: senza un completamento delle opere urgenti entro sei mesi, le due autostrade rischiano la chiusura definitiva.
Fondi e risorse stanziali: il piano della Regione e del CAS
Sul fronte delle coperture finanziarie, la Regione Siciliana aveva annunciato a settembre la disponibilità di circa 32,5 milioni di euro. Soltanto giovedì 8 ottobre, tuttavia, sono stati erogati ufficialmente i primi 13,3 milioni di euro, destinati a interventi prioritari su segnaletica, manto stradale, viadotti e gallerie. Da parte sua, il CAS sostiene di aver già intrapreso le attività prescritte. Il Consorzio fa sapere di poter contare, oltre che sui fondi regionali, anche su 252 milioni di euro stanziati dal Fondo di sviluppo e coesione (FSC), destinati a colmare il divario infrastrutturale ed economico del Mezzogiorno.
Le anomalie che ricadono e subiscono i cittadini
La A20 e la A18 non sono in gestione ad Anas o a concessionarie statali, bensì al CAS (Consorzio per le Autostrade Siciliane), ente pubblico regionale che risponde direttamente alla Regione Siciliana. Per questo motivo il Ministero non gestisce direttamente i cantieri, ma agisce da ente controllore e sanzionatorio.
Di fronte ai continui ritardi del CAS nell’adeguamento delle barriere e delle gallerie, il Ministero ha avviato la procedura di revoca della concessione al Consorzio. Sta anche valutato l’ipotesi di un commissariamento per far subentrare la gestione statale. Una mossa che ha aperto un tavolo di confronto politico serrato con il governo regionale per velocizzare l’erogazione delle risorse e l’avvio delle opere di messa in sicurezza.
Il rallentamento delle opere e la carente manutenzione sulla A20 e A18 derivano da un intreccio di fattori sistemici, giudiziari e di governance. Diverse inchieste giudiarie e rilievi amministrativi hanno costellato la storia del CAS. Nel corso degli anni, diverse indagini condotte dalle Procure siciliane e dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) hanno fatto luce su un sistema di condizionamento negli appalti del CAS. Le contestazioni emerse in varie inchieste riguardano tipicamente subappalti illegittimi e imprese “ombra”, frode nelle pubbliche forniture, sistemi corruttivi.
Quando la Magistratura interviene con sequestri o misure cautelari nei cantieri, l’effetto immediato sui lavori è il blocco operativo, le rescissioni contrattuali e la necessità di indire nuove gare, con ritardi che si trascinano per anni. La struttura attuale fatica a garantire standard minimi di efficienza e trasparenza nell’impiego del denaro pubblico. E come sempre, a farne le spese sono i cittadini.
