In India l’accesso all’istruzione superiore non è un semplice percorso scolastico, ma un privilegio riservato a chi può permettersi enormi sacrifici. Per la stragrande maggioranza delle famiglie, garantire un futuro accademico ai figli significa prosciugare i risparmi di una vita, richiedere prestiti ed eliminare ogni spesa superfluo. Gli studenti crescono sotto una pressione psicologica ed economica schiacciante. Devono rinunciare per anni alla vita sociale, al riposo e al tempo libero pur di prepararsi ai concorsi pubblici. Entrare all’università rappresenta l’unica vera occasione di riscatto sociale, un’opportunità rara che trasforma ogni prova di selezione in un evento decisivo per l’intero nucleo familiare.
Lo scandalo del NEET-UG e il mercato nero dei test
L’equilibrio di questo sistema si è spezzato con il concorso NEET-UG, la prova nazionale d’ammissione alle facoltà di medicina. Dopo anni di preparazione estrema da parte di oltre due milioni di candidati, un’inchiesta ha svelato una capillare rete di corruzione: le risposte corrette del test venivano vendute al mercato nero al miglior offerente. L’annullamento della prova e l’obbligo di dovere ripetere l’intero iter hanno scatenato la disperazione dei ragazzi e delle loro famiglie. Anni di privazioni sono stati cancellati dalla disonestà di chi ha trasformato il merito in una merce di scambio, scatenando un’ondata di sdegno in tutto il Paese.
L’insulto delle istituzioni e la nascita della protesta
A infiammare ulteriormente gli animi è stata la reazione delle autorità di fronte alle prime manifestazioni di protesta. Durante i dibattiti giudiziari dedicati al caso, il Presidente della Corte Suprema Surya Kant ha liquidato pubblicamente studenti, docenti e attivisti definendoli «scarafaggi e parassiti». L’intento di umiliare chi chiedeva giustizia ha ottenuto l’effetto opposto. Rifiutando l’intimidazione, i giovani hanno rivendicato con orgoglio quell’etichetta dando vita al Cockroach Janta Party (“Partito Popolare degli Scarafaggi”). Attraverso manifestazioni sul campo e campagne virali sui social media, la Gen Z ha mobilitato milioni di persone contro la gestione dell’ente organizzatore, la National Testing Agency, chiedendone il commissariamento e l’arresto dei responsabili del broglio.
La resistenza non violenta e lo sciopero della fame
Di fronte alle cariche e ai gas lacrimogeni della polizia, la protesta ha assunto i contorni di una lotta civile d’altri tempi. A dare voce e guida morale al movimento si è unito l’educatore e attivista Sonam Wangchuk, che ha avviato uno sciopero della fame ad oltranza richiamando i principi del Satyagraha, la forma di resistenza passiva teorizzata da Gandhi. Nonostante il ricovero forzato in ospedale orchestrato dalle forze dell’ordine dopo tre settimane di digiuno per sciogliere i presidi, Wangchuk ha proseguito la sua battaglia dall’infermeria, seguito da numerosi studenti disposti a mettere a rischio la propria salute pur di difendere il diritto a un futuro giusto e meritocratico.
