Super El Niño: il rapporto prevede 450 mila vittime e strategie di risposta

Una minaccia senza precedenti che si somma alla crisi climatica

Super El Nino

Un nuovo e imponente studio scientifico traccia uno scenario drammatico per i prossimi mesi: l’insorgere di un fenomeno El Niño di intensità eccezionale rischia di provocare circa 450.000 decessi aggiuntivi legati all’eccesso di calore. Questa stimata perdita di vite umane non si sostituisce, ma va ad aggiungersi al già pesante bilancio di decessi precoci provocato dal progressivo riscaldamento globale causato dall’uomo.

I dati provengono dalle proiezioni elaborate dal Climate Impact Lab in collaborazione con i ricercatori dell’Università di Chicago e dell’Università della California, Berkeley. Gli studiosi hanno evidenziato come le temperature abbiano già raggiunto picchi senza precedenti, diversi mesi prima del consueto culmine stagionale. Si tratta di valori definibili come “sbalorditivi” e paragonabili a livelli mai osservati nelle registrazioni storiche precedenti.

Anche se l’impatto principale delle temperature estreme si concentrerà nei prossimi sei mesi, la finestra temporale coperta dai modelli di previsione si estende da settembre fino al febbraio 2027, con strascichi di elevata mortalità da calore che si teme possano persistere almeno fino all’estate del 2027.

La mappa globale del rischio: le aree più colpite

L’effetto di questo fenomeno climatico non rispetterà confini geografici, estendendosi dall’Asia alle Americhe, fino all’Africa. Tuttavia, la distribuzione dell’impatto umano e sanitario risulterà fortemente sbilanciata verso le regioni tropicali e le nazioni con infrastrutture più vulnerabili.

Le proiezioni indicano che l’impatto più severo in termini di vite umane si registrerà in:

  • Africa: La Nigeria figura tra le nazioni più colpite, unitamente all’intera fascia del Sahel e al Sudan, regioni già provate da fragilità socio-economiche.

  • Asia e Oceania: L’India e l’Indonesia affronteranno un’ondata di calore prolungata con gravi ripercussioni sulle zone urbane ad alta densità abitativa.

  • Americhe: Il Brasile sarà tra i Paesi più esposti del continente sudamericano, mentre gli Stati Uniti rientrano nella classifica dei venti Paesi più colpiti, con un surplus stimato di circa 3.500 decessi legati alle temperature estreme.

Oltre allo stress termico diretto sul corpo umano, le alterazioni meteorologiche portate da El Niño causeranno un aumento significativo di incendi boschivi, periodi di prolungata siccità e inondazioni improvvise, moltiplicando i fattori di rischio per le popolazioni locali.

Dalla metodologia scientifica alle strategie per salvare vite

Per calcolare la portata del fenomeno, la ricerca ha impiegato metodologie analitiche validate da esperti che monitorano costantemente il rapporto tra le variazioni mensili di temperatura e l’incremento di mortalità in 24.378 regioni distribuite in tutto il mondo. Come termine di confronto per determinare i decessi in eccesso, è stato utilizzato il tasso medio di mortalità per caldo registrato mensilmente dal 1996 al 2025.

Gli autori dello studio sottolineano che l’obiettivo prioritario di questa mappa dettagliata non è diffondere allarmismo, ma identificare con precisione dove le comunità possono intervenire tempestivamente. Trattandosi di proiezioni territoriali ben definite, la disponibilità di questi dati apre la strada a interventi di prevenzione mirati per ridurre l’impatto sanitario:

  1. Previsioni meteorologiche avanzate: Attivazione di sistemi di allarme precoce per avvisare la popolazione prima dei picchi termici.

  2. Infrastrutture urbane di riparo: Allestimento e potenziamento dei centri di raffreddamento e riparo condizionati per gli strati più fragili della popolazione.

  3. Tutela del lavoro all’aperto: Introduzione di regolamenti stringenti e pause obbligatorie per i lavoratori nei settori agricolo e della costruzione durante le ore più calde.

  4. Rafforzamento dei servizi sanitari: Aumento programmato del personale medico ed infermieristico nei pronto soccorso durante le giornate di allerta meteo.

Rischio carestie e l’allarme per la sicurezza alimentare

La minaccia climatica si riflette inevitabilmente anche sulla catena alimentare globale. Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) ha già lanciato un monito riguardo alle ripercussioni di El Niño sulla produzione agricola: si stima che le alterazioni nei raccolti e i conseguenti rincari delle materie prime potrebbero far piombare circa 50 milioni di persone in uno stato di fame acuta.

Il legame tra grandi eventi El Niño e crisi alimentari storiche trova riscontro nei dati del passato. Tra il 1877 e il 1878, un evento di El Niño di portata eccezionale scatenò una spaventosa siccità e carestia globale, causando oltre 50 milioni di morti distribuite principalmente tra India, Cina e Brasile.

La “cartolina dal futuro” e la matrice dei combustibili fossili

Secondo la comunità scientifica, l’attuale fenomeno El Niño funziona come una sorta di “cartolina dal nostro futuro”, mostrando con anticipo le temperature medie che rischiano di diventare la norma permanente della crisi climatica tra un ventennio.

El Niño è di per sé un ciclo naturale di riscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico equatoriale, che ciclicamente redistribuisce enormi quantità di energia nell’atmosfera. La differenza sostanziale risiede nel fatto che oggi questo evento naturale si sviluppa su un sistema climatico globale già fortemente surriscaldato dalle emissioni antropiche. Finché la combustione dei vettori fossili continuerà a innalzare la temperatura di base della Terra, ogni futura oscillazione climatica si manifesterà a livelli termici sempre più elevati e pericolosi.