«Per le libertà e i diritti conquistati è come andare in bicicletta: se non pedali, cadi.»
Emma Bonino si è spenta a 78 anni. L’annuncio è arrivato nella mattinata di oggi, venerdì 11 settembre, dopo alcuni giorni di ricovero all’ospedale Santo Spirito di Roma per una crisi respiratoria. La sua storia politica, iniziata negli anni Settanta, attraversa quasi mezzo secolo della vita pubblica italiana e arriva fino alle istituzioni europee e internazionali. Nata a Bra, in provincia di Cuneo, nel 1948, Bonino entra nel Partito radicale nel 1975. Un anno dopo viene eletta alla Camera, diventando una delle figure più riconoscibili delle battaglie radicali: aborto, diritti civili, referendum, lotta contro la pena di morte e campagne contro la fame nel mondo sono alcuni dei temi che ne hanno segnato l’attività politica. Spesso su posizioni minoritarie, ma difficilmente marginali nel dibattito pubblico.
Nel 1979 arriva al Parlamento europeo, dove tornerà anche nel 1984 e nel 1999, quando la sua Lista Bonino ottiene l’8,5% dei voti alle elezioni per presiedere a Bruxelles. Tra il 1995 e il 1999 ricopre invece il ruolo di commissaria europea, occupandosi tra l’altro di aiuti umanitari, pesca e tutela dei consumatori. Il suo percorso istituzionale prosegue in Italia: nel governo Prodi è ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee; nel governo Letta assume la guida della Farnesina tra il 2013 e il 2014. Nel frattempo continua a occuparsi di politica internazionale, diritti umani e iniziative per la giustizia penale internazionale.
Ma per capire Bonino bisogna tornare anche al rapporto con Marco Pannella. I due hanno condiviso per decenni campagne, proteste, digiuni e scontri politici. Un sodalizio tutt’altro che lineare, segnato anche da divergenze e momenti di distanza. Pannella aveva costruito gran parte della propria azione sull’influenza esercitata sui partiti e sulle istituzioni; Bonino, pur mantenendo una forte identità radicale, ha scelto più volte di misurarsi direttamente con quelle istituzioni. Nel 2017 fonda +Europa, di cui rimane presidente fino alla morte. È l’ultima tappa di una carriera che l’ha portata dalla militanza radicale ai vertici delle istituzioni italiane ed europee, senza abbandonare alcune delle battaglie che avevano caratterizzato i suoi esordi.
La sua carriera attraversa quasi cinquant’anni di politica italiana e lascia dietro di sé una figura difficile da collocare nelle categorie tradizionali. Bonino è stata radicale nel senso più concreto del termine: disposta a partire da posizioni scomode, a sfidare maggioranze consolidate e a continuare una battaglia anche quando il risultato sembrava lontano.
E forse proprio quella bicicletta evocata nelle sue parole racconta meglio di molte celebrazioni ciò che è stata la sua politica: continuare a pedalare, anche quando fermarsi sarebbe stato più semplice.
