Si è conclusa a Tarragona, in Catalogna, la rocambolesca latitanza di Taulant Toma, il quarantaduenne albanese soprannominato il “mago delle evasioni”. Ricercato dalle forze dell’ordine da otto mesi, il fuggitivo è stato bloccato dalla Policía Nacional spagnola dopo una violenta colluttazione, ponendo fine alla caccia all’uomo scattata il 7 dicembre scorso dopo la sua ennesima fuga da un carcere di massima sicurezza.
L’arresto in Catalogna
I poliziotti spagnoli hanno individuato Toma in un quartiere di Tarragona, dove si nascondeva sotto falsa identità. Al momento del fermo, il latitante ha opposto una feroce resistenza; nell’agitazione, alcuni suoi fiancheggiatori sono intervenuti per cercare di liberarlo, ferendo due agenti. Tra gli effetti personali sequestrati figurano documenti contraffatti, già utilizzati in passato a Girona per reati legati a armi ed esplosivi e due banconote da 500 euro ritenute false. Il giudice ne ha disposto la custodia cautelare senza cauzione nel penitenziario di Mas d’Enric, in attesa dell’avvio delle procedure di estradizione in Italia.
La fuga con le lenzuola da Opera
L’ultimo capitolo del suo lungo curriculum criminale si era consumato nella notte tra il 6 e il 7 dicembre 2025. Recluso nella casa circondariale di Opera, alle porte di Milano, Toma ha segato le sbarre della cella per poi calarsi nel cortile usando la classica corda di lenzuola annodate. Per superare il muro di cinta alto sei metri, l’evaso ha impiegato una struttura artigianale montata con manici di scopa e un gancio metallico, un’azione che aveva sollevato forte clamore sui sistemi di vigilanza del super-carcere lombardo.
Un curriculum con quattro evasioni
Toma stava scontando una condanna con fine pena fissato al 2048. Con il colpo di mano a Opera ha raggiunto la quota di quattro evasioni da altrettanti penitenziari tra Italia e Belgio. La prima fuga risale al 2009 nel carcere di Terni, avvenuta durante una partita di calcio nel cortile; nel 2013 si era reso protagonista di una rocambolesca evasione dalla prigione di Lantin, in Belgio, arrampicandosi su una piramide umana creata dai compagni mentre una guardia veniva presa in ostaggio. Ora il latitante attende il rimpatrio per essere riconsegnato alla giustizia italiana.
