A distanza di trent’anni da uno dei delitti irrisolti più simbolici della storia della musica, la giustizia americana tenta di mettere un punto fermo sull’uccisione di Tupac Shakur. Nell’aula di tribunale di Las Vegas prende il via il procedimento a carico del sessantatreenne Duane “Keffe D” Davis, ex figura di vertice della gang South Side Compton Crips. L’imputato, che rischia l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale, deve rispondere dell’accusa di essere stato il mandante dell’agguato mortale e di aver procurato l’arma utilizzata nella sparatoria.
La faida tra costa Orientale e Occidentale: l’origine delle tensioni
La vicenda si inserisce nel drammatico contesto della guerra tra etichette discografiche che ha insanguinato il rap statunitense negli anni Novanta. Da un lato la californiana Death Row Records di Marion “Suge” Knight, legata alla gang dei Mob Piru (fazione dei Bloods); dall’altro la newyorkese Bad Boy Records guidata da Sean “Diddy” Combs e rappresentata da Christopher “The Notorious B.I.G.” Wallace, a sua volta assassinato nel marzo 1997. Per la propria protezione, l’etichetta della East Coast si era affidata proprio alla fazione dei Crips guidata da Davis.
La notte dell’agguato e le dinamiche del delitto
La scintilla decisiva scoccò il 7 settembre 1996 al casinò MGM Grand di Las Vegas, a margine di un incontro di pugilato di Mike Tyson. In quell’occasione, Shakur e Suge Knight aggredirono Orlando “Baby Lane” Anderson, nipote di Davis e membro dei Crips, come ritorsione per una precedente scontro. La risposta arrivò poche ore dopo: da una Cadillac bianca affiancatasi alla vettura su cui viaggiava il rapper venticinquenne partirono diversi colpi da arma da fuoco che ferirono a morte l’artista.
Dalle memorie di Davis alla svolta giudiziaria
Rimasto a lungo un caso irrisolto per carenza di riscontri, il fascicolo ha subito una svolta determinante nel 2019 con la pubblicazione dell’autobiografia di Davis. Nel libro, l’ex boss ha ammesso di essersi trovato a bordo della Cadillac e di aver passato la pistola agli esecutori seduti sul sedile posteriore, pur senza fare il nome di chi ha effettivamente premuto il grilletto — tutti gli altri passeggeri del veicolo sono oggi deceduti. Tali affermazioni, coerenti con passate dichiarazioni rilasciate ai media, hanno condotto all’arresto dell’uomo nel settembre 2023.
La strategia della difesa e gli strascichi civili
Oggi Davis respinge ogni addebito, sostenendo di non aver mai commesso omicidi e argomentando che i contenuti del libro sarebbero stati enfatizzati dal coautore per ragioni commerciali. I suoi legali hanno tentato inutilmente di escludere dagli elementi di prova sia l’autobiografia sia un’intervista rilasciata alla polizia nel 2008. Nel frattempo, l’intricata vicenda continua a generare nuovi risvolti legali: Maurice Shakur, fratellastro della vittima, ha promosso una causa civile per omicidio colposo richiamando interrogatori nei quali Davis ipotizzava il coinvolgimento di Sean Combs come presunto finanziatore del delitto.
