La morte improvvisa di Ashly Robinson, influencer lifestyle americana, continua a suscitare interrogativi e sospetti. La giovane, 31 anni, è deceduta il 9 aprile durante una vacanza a Zanzibar insieme al fidanzato Joe McCann. Un evento che, invece di rappresentare un momento felice, si è trasformato in una tragedia ancora avvolta da molte incertezze.
Una vacanza trasformata in tragedia
Secondo quanto ricostruito, il viaggio avrebbe dovuto essere uno dei momenti più importanti per la coppia: pochi giorni prima della tragedia, Robinson aveva festeggiato il compleanno e ricevuto una proposta di matrimonio.
La situazione è precipitata quando l’influencer è stata trovata priva di sensi nella villa in cui soggiornava. Trasportata d’urgenza in ospedale, è morta poche ore dopo. La famiglia, profondamente scossa, ha dichiarato che nulla di quanto accaduto sembra avere una spiegazione logica.
Il ruolo del fidanzato e il passaporto trattenuto
Le autorità locali hanno inizialmente escluso responsabilità penali da parte di McCann, affermando che non fosse sospettato di alcun reato. Tuttavia, la vicenda ha preso una piega più complessa quando è stato reso noto che il suo passaporto è stato temporaneamente trattenuto dalle autorità di Zanzibar.
Una misura che, pur non configurando un’accusa formale, lascia intendere che le indagini siano ancora in corso e che gli investigatori vogliano chiarire ogni dettaglio.
Le versioni contrastanti delle autorità
Uno degli elementi che ha alimentato i sospetti riguarda le prime dichiarazioni della polizia locale. In una fase iniziale, infatti, era stata avanzata l’ipotesi di un gesto volontario da parte della giovane.
Il capo della polizia di North Unguja, Benedict Mapujira, ha riferito che tra i due ci sarebbe stato un litigio, tanto da spingere lo staff dell’hotel a separarli in stanze diverse. Una circostanza che però non è stata confermata dalla struttura.
Successivamente, le autorità hanno ridimensionato questa versione, ribadendo l’assenza di sospetti formali nei confronti del fidanzato.
Il racconto della famiglia: dubbi e silenzi
La famiglia di Robinson ha espresso forte preoccupazione per la mancanza di informazioni chiare. Secondo quanto riferito, i genitori sarebbero stati contattati da McCann circa 11 ore dopo l’episodio, ricevendo però rassicurazioni che si sarebbero poi rivelate inesatte.
A comunicare ufficialmente il decesso sarebbe stato invece lo Zuri Zanzibar, dove la coppia alloggiava, che ha dichiarato di collaborare con le autorità locali e con l’ambasciata degli Stati Uniti.
Dopo la prima telefonata, il fidanzato non avrebbe più contattato la famiglia, contribuendo ad aumentare il clima di incertezza.
Indagini ancora aperte
Nonostante l’assenza di arresti, il caso resta aperto. Le autorità di Zanzibar hanno chiarito che, allo stato attuale, non esistono elementi sufficienti per procedere legalmente contro McCann o impedirgli di lasciare il Paese.
Nel frattempo, la famiglia continua a chiedere risposte e trasparenza, mentre sui social media cresce il dibattito attorno a una vicenda che presenta ancora molte zone d’ombra.
La morte di Ashly Robinson resta, per ora, un caso irrisolto. Tra versioni discordanti, comunicazioni poco chiare e indagini ancora in corso, emergono interrogativi che attendono risposte. Una storia che, partita come un viaggio d’amore, si è trasformata in un mistero internazionale.
