Nel marzo 2026 il Victoria and Albert Museum inaugura Schiaparelli: Fashion Becomes Art, la prima mostra nel Regno Unito dedicata a Elsa Schiaparelli, una delle figure più innovative della moda del Novecento.
L’esposizione, aperta dal 28 marzo all’8 novembre 2026 nella Sainsbury Gallery, ripercorre la storia della maison dagli anni Venti fino alle collezioni contemporanee firmate dal direttore creativo Daniel Roseberry, mostrando come la moda di Schiaparelli abbia sempre dialogato con l’arte, il teatro e la cultura visiva.
Con oltre 200 oggetti tra abiti, accessori, gioielli, fotografie, profumi e opere d’arte, la mostra racconta la nascita di uno stile che ha cambiato per sempre il modo di concepire la couture. Tra i pezzi più celebri esposti ci sono il Skeleton dress, il Tears dress e il cappello-scarpa realizzati con Salvador Dalí, insieme a opere di Pablo Picasso, Jean Cocteau e Man Ray.
Schiaparelli, l’héritage: una vita fuori dagli schemi
Prima di diventare una couturier, Schiaparelli fu una donna indipendente e anticonformista.
La sua vita si svolse tra Roma, Londra, New York e Parigi, città che ne formarono il gusto, le amicizie e la visione del mondo.
Visse periodi difficili, con lavori saltuari e abitazioni precarie, sostenuta spesso da amicizie femminili che la aiutarono anche economicamente. L’incontro con il couturier Paul Poiret fu decisivo. Non le offrì un lavoro, ma le regalò un mantello che lei non poteva permettersi. Quel gesto le aprì le porte della moda e le fece intravedere un mondo nuovo.
Il suo debutto avvenne con il famoso maglione trompe-l’œil bianco e nero, realizzato con l’aiuto di magliaie armene rifugiate a Parigi. Poi arrivarono gli abiti sportivi: capi pratici, colorati, progettati per il movimento, pensati per donne sempre più attive ed emancipate.
Quelle soluzioni tecniche entrarono presto anche nell’abbigliamento da giorno e da sera. Così nacque la couture di Elsa Schiaparelli: elegante, funzionale, moderna.
La sua inesperienza nel mestiere diventò un vantaggio. Non conoscendo le regole della sartoria tradizionale, si sentiva libera di inventarne di nuove. Gli abiti diventavano strutture, come armature create per esaltare il corpo senza mai nasconderlo.
Schiaparelli, l’artista che trasformò la moda in linguaggio
Elsa Schiaparelli non si considerava solo una stilista. Si sentiva un’artista.
Per lei creare un abito non era solo cucire, ma costruire un linguaggio visivo capace di raccontare il proprio tempo. Le sue collezioni nascevano dall’osservazione delle donne che le avrebbero indossate e dal contesto culturale in cui vivevano.
Durante i suoi anni giovanili frequentò pittori, scrittori e intellettuali, assorbendo lo spirito di avanguardia che caratterizzava l’Europa tra le due guerre. Da qui nacquero le collaborazioni con intellettuali come Dalì, Picasso, Cocteau e Man Ray che portarono nella moda ironia, provocazione e sperimentazione. Il suo modo di creare ricordava quello degli artisti dada e surrealisti: rompere le regole, cambiare il significato degli oggetti, trasformare l’abito in opera d’arte.
La mostra al V&A: quando la couture entra nel museo
La mostra londinese mette al centro proprio questo aspetto: la moda di Schiaparelli come punto di incontro tra arte, design e performance.
Il percorso racconta anche la storia della sede londinese della maison e il ruolo di Schiaparelli come imprenditrice, capace di costruire un marchio internazionale in un’epoca in cui poche donne guidavano aziende di moda.
Oggi, dall’atelier storico al 21 di Place Vendôme, Daniel Roseberry continua questa eredità con collezioni scultoree e spettacolari che mantengono vivo lo spirito surrealista della fondatrice.
Fashion becomes art non è solo il titolo della mostra. È la definizione più precisa possibile di ciò che Elsa Schiaparelli ha lasciato alla moda contemporanea.
