Strage alla scuola di Minab: cosa sappiamo sull’attacco

Dinamica, vittime e indagini sul bombardamento che ha colpito la Shajareh Tayyebeh durante la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran.

scuola Minab iran

Sabato mattina, tra le 10 e le 10.45, un missile ha colpito in pieno la scuola primaria femminile Shajareh Tayyebeh, a Minab, nel sud dell’Iran. In quel momento le lezioni erano in corso: nel Paese la settimana scolastica va da sabato a giovedì. L’esplosione ha demolito l’edificio in cemento armato, provocando decine di morti tra le alunne, di età compresa tra i sette e i dodici anni.

Le immagini e i video verificati mostrano aule sventrate, finestre distrutte e arredi scolastici sparsi tra le macerie. Murales colorati raffiguranti alberi, strumenti scientifici e materiali didattici sono stati anneriti dal fumo. Nel cortile, resti di giochi per bambini e seggioline risultano carbonizzati o ricoperti di polvere e detriti.

Secondo i media statali iraniani, le vittime sarebbero 168, con 95 feriti. Numeri che non hanno potuto essere verificati in modo indipendente a causa delle restrizioni all’informazione e dei blackout che interessano ampie aree del Paese.

Le verifiche e la ricostruzione dei fatti

Il quotidiano britannico The Guardian ha ricostruito l’accaduto attraverso filmati geolocalizzati, immagini satellitari e testimonianze. I contenuti più espliciti non sono stati pubblicati, ma confermerebbero l’elevato numero di vittime civili.

La scuola si trovava accanto a un complesso riconducibile al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), comprendente edifici amministrativi, una struttura sanitaria e spazi culturali. Le analisi open source e le immagini satellitari indicano tuttavia che l’edificio scolastico fosse fisicamente separato dal complesso militare e identificabile come struttura educativa, anche per la presenza di murales e spazi dedicati ai bambini.

Non risultano elementi che indichino un utilizzo militare della scuola.

Chi frequentava la Shajareh Tayyebeh

Secondo Shiva Amelirad, rappresentante in Canada del Consiglio di coordinamento delle associazioni degli insegnanti iraniani, l’istituto non era riservato ai figli di personale militare. Al contrario, accoglieva molte bambine della comunità locale, soprattutto provenienti da famiglie che non potevano permettersi scuole private più costose o che non trovavano posto negli istituti pubblici sovraffollati.

La sessione mattutina avrebbe coinvolto circa 170 alunne. Tra le vittime, oltre alle studentesse, figurerebbero insegnanti, membri del personale e alcuni genitori. L’agenzia Isna ha riferito anche della morte del preside.

Tempistica e possibili obiettivi

L’attacco si inserisce nel primo round di bombardamenti condotti da Stati Uniti e Israele contro obiettivi in Iran. Le autorità iraniane avevano iniziato a disporre la chiusura delle scuole intorno alle 9.40, poco dopo l’avvio delle operazioni militari.

Non è chiaro se il missile abbia colpito prima che l’ordine di evacuazione raggiungesse Minab o immediatamente dopo, senza lasciare il tempo necessario ai genitori per prelevare i figli. Secondo quanto riferito agli insegnanti, l’intervallo tra l’annuncio della chiusura e l’esplosione sarebbe stato molto breve.

L’esercito statunitense ha dichiarato di essere a conoscenza delle segnalazioni di vittime civili e di aver avviato verifiche. Il capitano Tim Hawkins, portavoce del Comando Centrale Usa, ha affermato che le accuse sono oggetto di esame. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che, qualora l’attacco fosse attribuibile agli Stati Uniti, verrebbe aperta un’indagine, ribadendo che Washington non prenderebbe deliberatamente di mira una scuola.

Emergenza sanitaria e gestione delle salme

Secondo testimonianze raccolte, il numero dei morti avrebbe superato la capacità dell’obitorio locale. Sarebbero stati utilizzati veicoli refrigerati per la conservazione temporanea dei corpi. La situazione ha aggravato l’impatto emotivo sulla comunità di Minab, una città di dimensioni relativamente ridotte, affacciata sul Mar dell’Oman e con un’economia legata principalmente all’agricoltura, in particolare alla coltivazione di datteri e agrumi.

In diversi casi, più di una bambina della stessa famiglia avrebbe perso la vita.

Disinformazione e versioni contrastanti

Subito dopo l’attacco, sui social media sono circolate versioni fuorvianti. Alcuni account hanno sostenuto che i filmati provenissero dal Pakistan, tesi successivamente smentita dalle verifiche di geolocalizzazione. Altri hanno attribuito l’esplosione a un missile dell’IRGC fuori controllo, pubblicando immagini scattate però a circa 1.600 chilometri di distanza, nella città di Zanjan.

Il contesto di guerra e le limitazioni all’accesso alle informazioni hanno favorito la diffusione di narrazioni contrastanti.

Il bilancio della guerra e le reazioni internazionali

L’attacco alla scuola di Minab rappresenta, finora, l’episodio con il più alto numero di vittime civili in un singolo evento dall’inizio dell’offensiva guidata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

La Mezzaluna Rossa iraniana ha riferito di almeno 555 morti nel Paese. L’agenzia Human Rights Activists ha stimato almeno 742 civili uccisi, tra cui 176 bambini, con 85 casi verificati singolarmente.

L’UNESCO ha condannato l’uccisione di alunni in un luogo destinato all’istruzione, definendola una grave violazione del diritto internazionale umanitario e richiamando tutte le parti in conflitto all’obbligo di proteggere scuole, studenti e insegnanti.

Una ferita profonda per Minab

Per Minab, la perdita di 168 bambine rappresenta un trauma collettivo destinato a segnare la città per generazioni. In una comunità dove molte famiglie si conoscono tra loro, l’impatto sociale è amplificato dalla dimensione ridotta del centro abitato.

Al di là delle responsabilità ancora da accertare, l’attacco alla Shajareh Tayyebeh riapre il dibattito sulla protezione dei civili e delle infrastrutture scolastiche nei conflitti armati contemporanei, in un contesto regionale già segnato da un alto numero di vittime innocenti.