Dire no al multilateralismo per dire sì a Trump

Giorgia Meloni accetta il Board of Peace mentre l’Europa prende le distanze

Donald Trump - Giorgia Meloni

La decisione di Giorgia Meloni di partecipare al Board of Peace promosso da Donald Trump in qualità di Paese osservatore è l’ennesima dimostrazione di una politica estera costruita più sull’equilibrismo che su una linea autonoma e coerente. Una soluzione “di mezzo” che consente al governo di evitare un conflitto formale con la Costituzione, ma che al tempo stesso rivela una crescente subalternità politica verso Washington e, in particolare, verso l’agenda trumpiana.

Il vincolo costituzionale e l’asimmetria del Board

Il vincolo giuridico è chiaro. L’articolo 11 della Costituzione permette all’Italia di aderire a organizzazioni internazionali soltanto “in condizioni di parità con gli altri Stati”. Il Board of Peace, per come è stato concepito, non rispetta affatto questo principio, l’ingresso avviene su invito, il contributo economico è selettivo e il ruolo degli Stati Uniti, con Trump in posizione dominante, è strutturalmente superiore a quello degli altri partecipanti. Più che un organismo multilaterale, appare come una piattaforma politica a guida americana, lontana dallo spirito di cooperazione paritaria che ispira il diritto internazionale.

L’Europa che si sfila

Non a caso, i principali Paesi europei, Francia, Germania e Regno Unito, hanno scelto di chiamarsene fuori. Una decisione che non nasce da sterile diffidenza, ma da una valutazione politica precisa, il Board di Trump rischia di porsi come alternativa, se non come concorrente, dei meccanismi multilaterali tradizionali, a partire dalle Nazioni Unite, indebolendo ulteriormente un ordine internazionale già fragile.

L’Italia osservatrice: presenza senza responsabilità

L’Italia, invece, ha scelto di restare nel perimetro dell’iniziativa, seppur con una formula ridotta. Lo status di osservatore consente al governo di aggirare l’ostacolo costituzionale, nessuna adesione formale, nessun vincolo giuridico, nessuna partecipazione a un sistema decisionale apertamente non paritario. Ma la sostanza politica resta. Roma siederà comunque al tavolo, evitando un rifiuto che avrebbe potuto irritare Trump e compromettere il rapporto che Meloni ha costruito con lui.

La tattica di Meloni e il rapporto con Washington

È qui che emerge il nodo politico centrale. Da un lato, la premier rivendica il rispetto della Carta costituzionale e presenta la scelta come una soluzione tecnica e prudente. Dall’altro, accetta implicitamente la logica di un organismo dominato dagli Stati Uniti, legittimandolo con la sola presenza italiana. Un segnale che rafforza l’idea di un governo più attento a non scontentare l’alleato americano che a difendere una linea europea comune e realmente multilaterale.

Il Parlamento aggirato

Non è un dettaglio, inoltre, che questa decisione consenta all’esecutivo di evitare un passaggio parlamentare preventivo. L’assenza di un’adesione formale rende superflua, almeno sul piano giuridico, una ratifica o un voto delle Camere. Una scorciatoia istituzionale che riduce il confronto democratico su una scelta di politica estera rilevante e controversa, e che alimenta il sospetto di una gestione sempre più accentrata e opaca dei dossier internazionali.

Le opposizioni e il rischio isolamento

Le critiche delle opposizioni vanno lette in questo contesto. Elly Schlein ha parlato apertamente di subalternità politica a Trump e di un tentativo di aggirare lo spirito della Costituzione. Altri esponenti hanno denunciato il rischio che l’Italia finisca per legittimare un organismo percepito come un “comitato d’affari” più che come uno strumento credibile di pace. È una preoccupazione che tocca un punto più profondo, la progressiva collocazione dell’Italia in una zona grigia, sempre meno allineata alle scelte dei principali partner europei e sempre più sbilanciata verso una relazione bilaterale asimmetrica con Washington.

Un equilibrismo che presenta il conto

Resta da capire quale sarà il peso reale della partecipazione italiana come osservatrice e se questa presenza produrrà risultati concreti o resterà puramente simbolica. Per ora, la mossa di Meloni appare soprattutto come un esercizio di equilibrismo politico, stare nel gioco senza entrarci davvero, invocare la Costituzione senza farne una bussola politica, distinguersi dall’Europa senza il coraggio di una scelta autonoma. Una strategia che evita lo scontro immediato, ma che rischia di isolare l’Italia proprio mentre l’Europa, con tutte le sue difficoltà, prova a difendere il multilateralismo e la parità tra Stati.