C’è un dettaglio che non è passato inosservato sugli spalti dell’Arena Santa Giulia e del palazzetto di Rho: trentadue maglie bianche con lo stesso numero, l’82, e lo stesso cognome sulle spalle. Tutino.
Arrivati direttamente dal Canada, hanno attraversato l’oceano per un’unica ragione: sostenere Kayla Tutino, 32 anni, attaccante della nazionale italiana di hockey su ghiaccio, nata a Montreal e oggi tra le protagoniste delle Olimpiadi di Milano-Cortina.
Il gruppo è variegato: giovani e anziani, studenti e lavoratori, fratelli, cugini, genitori e amici. Uniti però da un’identità comune e da un tifo rumoroso ma sempre sorridente. Da una settimana presidiano le tribune, incoraggiando l’Italia anche nei momenti più difficili, come nella sconfitta per 2-1 contro la Germania. Un ko che non ha cancellato l’entusiasmo: le azzurre hanno comunque conquistato uno storico accesso ai quarti di finale, risultato impensabile fino a poco tempo fa.
Kayla, il ritorno sul ghiaccio per un sogno olimpico
La storia di Kayla Tutino ha i contorni della determinazione. Dopo aver lasciato l’attività agonistica e iniziato a guardare al futuro da allenatrice, ha deciso di rimettersi casco e pattini per inseguire il sogno olimpico con la maglia azzurra.
Una scelta ripagata: è stata lei a segnare il primo gol dell’Italia in questi Giochi, nella sfida contro la Francia. Un momento simbolico, che ha acceso l’entusiasmo della squadra e del suo numeroso seguito familiare.
La nazionale femminile di hockey su ghiaccio presenta un volto internazionale: otto giocatrici sono naturalizzate, cinque nate in Canada e tre negli Stati Uniti. Un intreccio di storie migratorie che riporta alla memoria una pagina importante dell’identità italiana.
Radici lontane, cuore italiano
Molti dei familiari di Kayla non parlano fluentemente l’italiano, ma il legame con il Paese d’origine resta forte. La loro presenza a Milano racconta una storia che spesso viene dimenticata: quella degli italiani emigrati all’estero in cerca di opportunità e di un futuro migliore.
I genitori di Kayla, George e Diana, hanno espresso con emozione il significato di questa esperienza. Per loro, vedere la figlia rappresentare l’Italia significa dare continuità a una storia familiare fatta di sacrifici, partenze e identità custodita nel tempo. La madre, nata in Italia, ha sottolineato quanto questo momento sia speciale e carico di valore simbolico.
Non è un caso isolato. Anche i genitori di Kristin Della Rovere, altra atleta naturalizzata della nazionale, hanno raccontato la commozione provata nel vedere la figlia vestire la maglia azzurra su un palcoscenico così prestigioso. Cresciuti in famiglie dove tradizioni e cultura italiane sono rimaste centrali, per loro essere presenti alle Olimpiadi rappresenta un sogno e un onore.
Un tifo che racconta una storia più grande
Il “clan Tutino” non è soltanto una curiosità da tribuna. È l’immagine concreta di un’Italia che continua a vivere anche fuori dai suoi confini. Figli e nipoti di emigranti che, pur cresciuti oltreoceano, mantengono un legame profondo con le proprie origini.
Nei prossimi quarti di finale, accanto ai parenti di altre giocatrici, torneranno a riempire gli spalti con le loro maglie numero 82. Canteranno, inciteranno, soffriranno.
Per Kayla, per l’Italia, ma anche per una storia familiare che attraversa generazioni e continenti.
