Meningite tubercolare, bimba di 2 anni ricoverata in condizioni gravi a Bologna

Attivato il protocollo di sicurezza a Santa Sofia: al via i controlli sanitari per prevenire nuovi contagi

Meningite

Una bambina di due anni è attualmente ricoverata in condizioni gravi all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna a causa delle complicanze di una meningite tubercolare, una forma rara ma particolarmente aggressiva di infezione.
La piccola vive a Santa Sofia, in provincia di Forlì-Cesena, dove il Comune, in collaborazione con l’Ausl, ha immediatamente avviato un protocollo di prevenzione per escludere la presenza di ulteriori casi e limitare ogni possibile rischio di diffusione.

Che cos’è la meningite tubercolare

La meningite tubercolare è una manifestazione poco frequente ma severa della tubercolosi, provocata dal batterio Mycobacterium tuberculosis. In questo caso l’infezione non colpisce i polmoni, ma le meningi, ovvero le membrane che proteggono cervello e midollo spinale, rendendo la patologia potenzialmente molto pericolosa, soprattutto nei bambini.

Modalità di trasmissione: quando avviene il contagio

La trasmissione avviene per via aerea, attraverso le secrezioni respiratorie rilasciate da una persona affetta da tubercolosi polmonare attiva, ad esempio con tosse, starnuti o saliva.
Tuttavia il contagio non è immediato né semplice: sono necessari contatti stretti e prolungati, una carica batterica elevata e la presenza di una forma attiva della malattia.

Sintomi iniziali e segnali da non sottovalutare

Nelle fasi iniziali, la meningite tubercolare può manifestarsi con sintomi poco specifici, spesso confusi con altre infezioni: febbre persistente, forte mal di testa, nausea, vomito e rigidità del collo.
Con il peggiorare del quadro clinico possono comparire disturbi neurologici più seri, come confusione mentale, ipersensibilità alla luce, convulsioni fino alla perdita di coscienza. Una diagnosi precoce è fondamentale per ridurre il rischio di danni permanenti.

Test positivi e diagnosi: cosa significa davvero

La positività ai primi test non equivale automaticamente alla presenza della malattia. Indica soltanto che la persona è entrata in contatto con il batterio in passato e ha sviluppato una risposta immunitaria. Per questo motivo, in caso di test positivo, vengono sempre effettuati ulteriori accertamenti per stabilire se si tratta di un’infezione attiva o latente.

I dati epidemiologici in Emilia-Romagna

Secondo i dati regionali, l’incidenza della tubercolosi è pari a 7,5 casi ogni 100mila abitanti. Nell’Ausl della Romagna, nel periodo 2020-2024, la media annua si attesta a 6,6 casi, un valore inferiore alla media regionale.
Nel complesso, oltre l’82% dei pazienti risponde positivamente alle terapie disponibili.

Prevenzione e tracciamento dei contatti

La strategia di profilassi nelle comunità si basa sull’individuazione rapida dei casi attivi e sul monitoraggio dei contatti stretti per interrompere eventuali catene di trasmissione.
La segnalazione viene effettuata dal medico che formula la diagnosi e passa al Servizio di Igiene e Sanità Pubblica, che avvia l’indagine epidemiologica. In presenza di minori, vengono coinvolti anche la Pediatria di comunità e specialisti ospedalieri per garantire interventi tempestivi.

Terapia obbligatoria per forme attive e latenti

Al termine degli approfondimenti sanitari vengono individuate le persone con tubercolosi attiva, quindi contagiosa, e quelle con infezione latente, non trasmissibile. Entrambe le condizioni richiedono comunque una terapia farmacologica mirata, fondamentale per la tutela della salute individuale e collettiva.