C’è un luogo a Roma dove storia e politica si incontrano da sempre senza troppi complimenti, la basilica di San Lorenzo in Lucina. Piazza elegante, vicina ai palazzi del potere, con alle spalle memorie della Prima Repubblica (e non solo: al civico 26 c’era lo studio di Giulio Andreotti). È dunque un posto adatto, quasi naturale, perché anche l’iconografia sacra finisca per dialogare con l’attualità.
Il cherubino “aggiornato”: da generico a Giorgia
Secondo una ricostruzione pubblicata da la Repubblica, nella basilica sarebbe avvenuta una trasformazione quantomeno singolare, su un affresco collocato accanto al busto di Umberto II di Savoia, un cherubino “generico” sarebbe stato sostituito, o meglio, ritoccato, fino ad assumere un volto riconoscibile, quello della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Non un semplice angioletto, ma una figura “premierizzata”, alata, composta, quasi ieratica, mentre regge un cartiglio con disegnato lo Stivale. Un’Italia da sorreggere, letteralmente.
La scena simbolica: corona al re, Stivale alla premier
L’immagine sarebbe completata da un secondo angelo che porge la corona al sovrano in disgrazia. Il messaggio, voluto o casuale, è una piccola sceneggiatura politica in versione affresco, da una parte la corona perduta, dall’altra la nazione tenuta in mano, come un simbolo da amministrare o custodire. Difficile capire se si tratti di arte involontaria o di allegoria involontariamente perfetta.
Il presunto autore: sacrestano, decoratore e “rivendicazione”
Il punto, tuttavia, è che questo intervento non sarebbe stato eseguito dai restauratori professionisti impegnati in altre parti della chiesa, bensì, sempre secondo quanto riportato, da Bruno Valentinetti, che si presenterebbe come sacrestano e decoratore. A rendere la faccenda ancora più pittoresca, ci sarebbe una scritta in latino che ne rivendicherebbe apertamente la mano, “Instauratum et exornatum… AD MMXXV”. Traduzione politica: “l’ho fatto io, nel 2025, e ne vado fiero”.
Il sospetto politico: la coincidenza che non rassicura
Valentinetti risulterebbe inoltre vicino a un ambiente ideologico coerente con l’operazione, si trova in rete un omonimo candidato nel 2008 con La Destra – Fiamma Tricolore nel Municipio I di Roma. Coincidenza? Possibile. Ma in Italia anche le coincidenze amano essere sospette.
Il vero nodo: tutela del patrimonio e regole del restauro
A prescindere dalle simpatie, qui il problema è serio, se davvero un “volontario” ha messo mano a un bene tutelato, la questione non è più l’angelo con il volto della premier ma la tutela del patrimonio culturale. Non a caso, la capogruppo Pd in commissione Cultura Irene Manzi ha chiesto l’intervento immediato del ministro Alessandro Giuli, invitandolo ad attivare la Soprintendenza e verificare eventuali violazioni del Codice dei beni culturali. Perché l’arte non può diventare una lavagna su cui riscrivere i simboli del presente.
Propaganda o miracolo? Il dubbio più italiano
Eppure, davanti a questo episodio, c’è una domanda che vale più delle polemiche: è propaganda o miracolo?
Perché se davvero non sono stati restauratori incaricati a trasformare il cherubino in Meloni, allora resta solo l’ipotesi mistica: il volto sarebbe apparso da sé, per intercessione divina o per una nuova forma di provvidenza nazionale. Una “trasfigurazione istituzionale”, l’intonaco che cambia pelle e l’angelo che, di notte, decide di somigliare alla presidente del Consiglio.
Quando il potere cerca l’aureola
Ironia a parte, il caso rivela una tendenza tutta italiana, la tentazione di piegare i luoghi della memoria, e perfino quelli del sacro, alle narrazioni del potere. Un Paese che non si limita a votare i suoi leader, talvolta sente il bisogno di canonizzarli.
Tra devozione, ridicolo e “trasfigurazioni”
E così, nella Roma dove religione e politica si sono sempre guardate negli occhi, e spesso si sono fatte favori, ora resta un affresco che divide, c’è chi vede scandalo, chi vede devozione, chi vede semplice ridicolo. Ma in fondo il dubbio finale è il più italiano di tutti,
non si capisce se sia un miracolo… o piaggeria.
