Il Senato francese ha approvato all’unanimità, il 28 gennaio, un progetto di legge che mira a rendere più rapida e strutturata la restituzione dei beni culturali saccheggiati in epoca coloniale e oggi conservati nelle collezioni pubbliche francesi. Si tratta di un passaggio significativo in un dibattito che da anni intreccia memoria storica, patrimonio culturale e relazioni internazionali.
Il provvedimento è ora atteso all’esame dell’Assemblea nazionale, ultimo passaggio prima dell’entrata in vigore.
Un impegno che affonda le radici nel discorso di Macron
La legge dà concreta attuazione agli impegni assunti nel 2017 dal presidente Emmanuel Macron durante il suo intervento a Ouagadougou, in Burkina Faso, quando aveva promesso una nuova politica di cooperazione culturale tra Francia e Africa.
Con questo testo si completa inoltre un vero e proprio trittico legislativo: dopo le due leggi quadro adottate nel 2023 — una dedicata ai beni spoliati dai nazisti, l’altra alla restituzione dei resti umani — arriva ora la cornice normativa per le opere provenienti dal contesto coloniale.
Quali beni potranno essere restituiti
La procedura prevista dalla nuova legge riguarda i beni custoditi nelle collezioni pubbliche francesi che soddisfano criteri ben definiti. In particolare, dovranno essere stati acquisiti in modo illecito tra il 10 giugno 1815, data simbolica di avvio del secondo impero coloniale francese, e il 23 aprile 1972, momento a partire dal quale si applica la Convenzione Unesco del 1970 sulla circolazione dei beni culturali.
Le opere dovranno inoltre provenire dal territorio dell’attuale Stato richiedente e non essere già oggetto di accordi internazionali precedenti.
Dall’eccezione legislativa a una procedura stabile
Fino a oggi, il principio di inalienabilità delle collezioni pubbliche rendeva necessaria l’adozione di leggi specifiche per ogni singola restituzione. In alternativa, si ricorreva spesso a soluzioni temporanee come prestiti o depositi, evitando una restituzione formale e definitiva.
Non di rado, queste decisioni erano legate ad annunci presidenziali durante visite ufficiali all’estero, una pratica talvolta criticata come factum principis. La nuova legge punta invece a superare questo approccio episodico, introducendo una procedura chiara e replicabile.
Il ruolo delle commissioni scientifiche
Il testo approvato dai senatori prevede l’obbligo di consultare una commissione nazionale permanente e un comitato scientifico bilaterale. Questi organismi avranno il compito di valutare, sulla base di criteri rigorosi, la natura lecita o illecita dell’acquisizione dei beni.
Come ha sottolineato la senatrice centrista Catherine Morin-Desailly, tra le figure più attive sul dossier, l’obiettivo non è “svuotare i musei”, ma offrire una risposta storicamente consapevole e credibile, capace di riconoscere il passato senza spirito di negazione o di pentimento.
Il caso simbolo del tamburo Djidji Ayôkwé
Tra gli esempi più emblematici citati dalla stampa francese figura il “tamburo parlante” Djidji Ayôkwé, sottratto in Costa d’Avorio nel 1916. Lungo oltre tre metri e dal peso di circa 430 chili, è considerato un capolavoro dell’arte ivoriana e un simbolo della lotta per la restituzione del patrimonio africano.
La sua restituzione è stata resa possibile da una legge approvata nell’estate scorsa, anticipando di fatto lo spirito del nuovo provvedimento.
Le richieste già sul tavolo e il nodo diplomatico
Secondo una relazione del Senato, sono già una dozzina le richieste che potrebbero essere esaminate grazie alla nuova legge. L’Algeria reclama gli effetti personali dell’emiro Abdelkader, figura chiave della resistenza anticoloniale; il Mali chiede la restituzione di opere provenienti dal tesoro di Ségou; il Benin, dopo aver già ottenuto 26 oggetti, ha avanzato nuove domande, tra cui quella per una statua del dio Gou.
In un contesto in cui diversi ex territori coloniali sono oggi governati da regimi critici o apertamente ostili alla Francia, la legge assume anche una rilevante dimensione diplomatica.
Prossima tappa: l’Assemblea nazionale
Dopo il via libera del Senato, il progetto di legge è ora atteso all’Assemblea nazionale. Il voto finale determinerà se la Francia potrà finalmente dotarsi di uno strumento stabile e condiviso per affrontare uno dei capitoli più delicati della gestione del patrimonio culturale e della memoria coloniale.
