Una mattina che doveva iniziare come tante altre si è trasformata in una tragedia. Piper James, backpacker canadese di 19 anni, è stata trovata senza vita su una spiaggia dell’isola di K’gari, al largo della costa del Queensland, nelle prime ore di lunedì.
La giovane aveva detto agli amici che sarebbe uscita per una nuotata all’alba, intorno alle 5 del mattino. Meno di un’ora dopo, due uomini in transito con un fuoristrada hanno notato qualcosa di insolito sulla riva: il corpo della ragazza era circondato da un gruppo di circa dieci dingo.
Ferite sul corpo e indagini in corso
Secondo quanto riferito dalla polizia del Queensland, sul corpo di Piper erano presenti numerose ferite compatibili con segni di difesa. L’ispettore Paul Algie ha confermato che i dingo sono entrati in contatto fisico con il corpo, ma la causa della morte non è ancora stata accertata.
L’autopsia, già effettuata, dovrà chiarire se la giovane sia annegata e successivamente avvicinata dagli animali o se l’attacco dei dingo sia stato fatale. Fino ad allora, nessuna ipotesi viene esclusa.
Il viaggio della vita interrotto troppo presto
Originaria di Campbell River, nella Columbia Britannica, Piper stava viaggiando in Australia da circa sei settimane insieme alla sua migliore amica Taylor. Per la famiglia, quel viaggio rappresentava un’esperienza unica, sognata e pianificata con entusiasmo.
Durante la permanenza a K’gari, le due ragazze avevano accettato un lavoro offerto dall’ostello in cui alloggiavano, decidendo di fermarsi sull’isola per alcune settimane prima di proseguire l’avventura.
Il ricordo del padre: “Aveva un cuore gentile”
Nei giorni successivi alla tragedia, il padre di Piper, Todd James, ha condiviso sui social messaggi carichi di dolore e amore, ricordando la figlia come una giovane donna solare, determinata e profondamente legata agli animali.
Tra i racconti più toccanti, quello di una vacanza in Giamaica, durante la quale Piper si era affezionata a un cane randagio che viveva vicino all’hotel. La famiglia decise di portarlo da un veterinario e di trovargli una nuova casa. “Aiutare quella cagnolina è stato uno dei momenti più belli del nostro viaggio”, ha scritto il padre.
La passione per l’avventura e i progetti futuri
Amici e familiari descrivono Piper come una ragazza curiosa, amante della natura e delle attività all’aria aperta. In Canada aveva lavorato con il servizio antincendio forestale e condivideva con il padre la passione per le moto e il motocross.
Dopo il rientro dall’Australia, il suo sogno era quello di tornare a lavorare, risparmiare e iniziare il percorso per diventare pilota.
L’allarme sicurezza e le accuse al governo
Se venisse confermato che la morte di Piper è stata causata da un attacco di dingo, si tratterebbe del primo caso mortale in Australia dopo 25 anni. Sull’isola di K’gari vivono circa 200 esemplari di dingo allo stato brado.
La Butchulla Aboriginal Corporation ha puntato il dito contro il governo del Queensland, accusandolo di aver ignorato per anni le richieste di limitare l’afflusso turistico e di chiudere periodicamente l’isola per tutelare sia i visitatori sia gli animali selvatici.
Una comunità sotto shock
Nel frattempo, le autorità hanno chiuso temporaneamente i campeggi nell’area del ritrovamento e intensificato i pattugliamenti. Il sindaco della Fraser Coast ha definito l’accaduto “una tragedia enorme”, sottolineando come negli ultimi anni si sia registrato un aumento dell’aggressività dei dingo.
La famiglia James attende ora il completamento delle procedure per poter riportare il corpo di Piper in Canada, mentre il dolore per la perdita dell’unica figlia resta immenso.
