Quando si parla di Valentino Garavani, non si evoca soltanto uno stilista, ma un intero capitolo della storia della moda italiana. Nato a Voghera nel 1932, Valentino costruisce la sua lunga carriera con una visione chiara: eleganza senza compromessi e un’idea di femminilità potente ma mai ostentata.
Dopo aver studiato figurino a Milano e aver completato un periodo di formazione a Parigi presso l’École de la Chambre Syndicale de la Couture, nel 1957 Valentino rientra in Italia con un progetto ambizioso: aprire un suo atelier. Dopo un paio d’anni di incertezze, anche economiche, avviene l’incontro con Giancarlo Giammetti che, abbandonati gli studi di architettura, ne diventa socio e compagno di vita.
Il progetto si realizza pienamente nel 1959 in via Condotti a Roma. È proprio la capitale a divenire il palcoscenico naturale del suo lavoro, un laboratorio creativo in dialogo costante con l’arte, l’architettura e il cinema.
La nascita del mito
Il debutto avviene a Palazzo Pitti a Firenze nel 1962. In coda a un fitto calendario di appuntamenti, la sua sfilata d’esordio diventa la vera protagonista dell’evento fiorentino con una standing ovation del pubblico e una pioggia di ordini, consacrandolo nuovo re della moda.
A partire dagli anni Sessanta e Settanta, Valentino diventa il punto di riferimento di dive come Jacqueline Kennedy, Sophia Loren ed Elizabeth Taylor, contribuendo a definire l’immagine dell’Italia come capitale indiscussa della moda a livello mondiale.
Rosso Valentino
Linee pure, sartorialità impeccabile e un uso sapiente del colore definiscono la sua cifra stilistica. Tra tutti i colori, uno in particolare diventa la sua firma: il rosso. Non un rosso qualsiasi, ma una tonalità calda, profonda e luminosa, simile a quella dei papaveri. È il celebre “Rosso Valentino”, ottenuto da un’alchimia di proporzioni, variabili e segrete di carminio, porpora e rosso di cadmio.
Si racconta che questa passione non nasca in atelier, ma a teatro. Nel 1963, all’Opera di Barcellona, Valentino vede tra il pubblico una signora dai capelli grigi. È vestita di rosso intenso come una “Dea” mai dimenticata, unica e isolata in una sala gremita di persone.
In quel momento lo stilista comprende il potere emotivo e simbolico del rosso, che diventa protagonista delle sue collezioni, dai sontuosi abiti da sera alle silhouette più essenziali. Non moda effimera, ma stile duraturo: questa è la filosofia di Valentino.
Una carriera senza fine
A luglio 2007, Valentino celebra a Roma il 45° anniversario della maison. La festa dura tre giorni e l’evento viene definito come il più glamour nel mondo della moda di tutti i tempi. Capi di Stato, divi internazionali, principi e principesse partecipano a una sfilata di alta moda nel complesso di Santo Spirito in Sassia. Segue un galà, curato dal premio Oscar Dante Ferretti, tra le colonne del Tempio di Venere.
È al Museo dell’Ara Pacis che nasce il mito dell’imperatore della moda. Tra i celebri marmi del monumento, testimonianza dell’arte augustea e simbolo di pace e prosperità, va in scena una retrospettiva con circa 360 abiti e rari materiali d’archivio a celebrare la creatività di Valentino, attraverso uno spettacolare allestimento.
Il 4 settembre 2007 Valentino annuncia il suo addio alla moda. Dopo una breve parentesi con Alessandra Facchinetti, la direzione creativa passa a Maria Grazia Chiuri (oggi da Dior) e a Pier Paolo Piccioli. Nel novembre dello stesso anno esce nei cinema il film-documentario Valentino: The Last Emperor, diretto dal regista statunitense Matt Tyrnauer, che racconta gli ultimi due anni di attività dello stilista.
Oggi, il suo lascito continua a influenzare le nuove generazioni di designer e a definire cosa significhi davvero l’eleganza italiana. Più che uno stilista, Valentino diventa un archetipo: la prova che la moda, quando è guidata da cultura e disciplina, può elevarsi a forma d’arte.
