TikTok intesa negli USA: nasce una nuova società a maggioranza americana

L’accordo tra ByteDance e investitori statunitensi mette fine a cinque anni di scontri politici e legali sul futuro dell’app negli Stati Uniti.

TikTok Usa

TikTok ha annunciato di aver concluso un accordo strategico per la creazione di una nuova società con sede negli USA, un passaggio decisivo che consente alla piattaforma di aggirare il divieto imposto dalla normativa americana e di chiudere una lunga fase di incertezza legale e politica.

L’intesa arriva dopo anni di pressioni da parte delle autorità statunitensi, preoccupate per la sicurezza dei dati degli utenti e per i legami dell’app con la Cina.

Una proprietà a maggioranza USA: chi sono gli investitori

La nuova impresa sarà controllata per l’80,1% da soggetti statunitensi e alleati. Tra i principali investitori figurano Oracle di Larry Ellison, il fondo di private equity Silver Lake e MGX, società con sede ad Abu Dhabi. ByteDance, il gruppo cinese proprietario di TikTok, manterrà una quota di minoranza pari al 19,9%.

Oracle, Silver Lake e MGX deterranno ciascuna una partecipazione del 15%. Tra gli altri investitori compare anche la società di Michael Dell, fondatore di Dell Technologies.

Cinque anni di tensioni politiche e rinvii

La vicenda affonda le radici nel primo mandato di Donald Trump, quando nel 2020 emerse per la prima volta l’ipotesi di vietare TikTok negli Stati Uniti. La situazione è precipitata nel 2024, quando il Congresso ha approvato una legge che avrebbe bandito l’app in assenza di un acquirente americano.

Nel gennaio 2025 la Corte Suprema ha confermato la validità della norma, ma Trump, tornato alla Casa Bianca, ne ha rinviato l’entrata in vigore con una serie di ordini esecutivi, guadagnando tempo per consentire alle parti di negoziare un accordo.

Governance e nuovo CEO: chi guiderà TikTok USA

La joint venture statunitense sarà guidata da Adam Presser, ex direttore generale e responsabile globale delle operazioni, fiducia e sicurezza di TikTok, nominato amministratore delegato della nuova società.

Il consiglio di amministrazione sarà composto da sette membri, in maggioranza americani, provenienti da Oracle, Silver Lake, MGX e TPG. Ne farà parte anche Shou Zi Chew, attuale CEO globale di TikTok.

Sicurezza nazionale, dati e algoritmo sotto controllo

Secondo quanto comunicato dall’azienda, la nuova entità opererà secondo rigorose misure di sicurezza pensate per tutelare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. I protocolli includono protezione dei dati, sicurezza del software, moderazione dei contenuti e salvaguardia degli algoritmi.

Il sistema di raccomandazione dei contenuti verrà riqualificato, testato e aggiornato utilizzando esclusivamente dati degli utenti statunitensi. Oracle avrà un ruolo centrale nella supervisione dell’algoritmo, con l’obiettivo di garantire che il feed non sia soggetto a manipolazioni esterne.

Il ruolo della Cina e l’approvazione politica

Un funzionario della Casa Bianca ha confermato che l’accordo è stato firmato sia dal governo statunitense sia da quello cinese. Pechino, attraverso la propria ambasciata, ha ribadito una posizione definita “coerente e chiara”, senza fornire ulteriori dettagli.

Donald Trump ha celebrato l’intesa con un messaggio sui social, ringraziando il presidente cinese Xi Jinping per la collaborazione e definendo l’operazione un successo che “salva TikTok” e lo affida a investitori americani.

Algoritmo e proprietà intellettuale: il nodo irrisolto

Nonostante la nuova struttura societaria, la Cina continuerà a mantenere il controllo sull’algoritmo di TikTok. Le autorità di regolamentazione cinesi avevano già chiarito che qualsiasi accordo avrebbe dovuto includere licenze e diritti di proprietà intellettuale legati alla tecnologia della piattaforma.

Le reazioni e l’impatto sui creator

La prospettiva di un divieto aveva generato una forte mobilitazione negli Stati Uniti, soprattutto tra influencer e creatori di contenuti che dipendono economicamente dall’app. L’accordo viene ora visto come una soluzione di compromesso che garantisce continuità operativa e risponde, almeno in parte, alle richieste del governo americano.