Il Regno Unito si prepara a ridurre drasticamente il proprio impegno negli aiuti internazionali, con conseguenze significative soprattutto per i paesi più vulnerabili. I nuovi tagli, annunciati dal governo, segneranno una svolta nella politica estera britannica, spostando risorse verso la difesa e la sicurezza geopolitica.
Tagli drastici agli aiuti bilaterali
Il piano prevede una riduzione del 56% degli aiuti bilaterali destinati ai paesi africani entro il 2028-2029, pari a circa 900 milioni di sterline. Questa misura rientra in un più ampio taglio da oltre 6 miliardi di sterline al budget complessivo per la cooperazione internazionale.
Le risorse liberate saranno destinate principalmente al rafforzamento della spesa militare, in un contesto globale sempre più instabile.
Le critiche: “Un mondo più instabile”
Le organizzazioni umanitarie hanno reagito duramente, definendo questi tagli tra i più severi mai adottati da un paese del G7. Secondo Romilly Greenhill, le conseguenze saranno pesanti soprattutto per Africa e Medio Oriente, con un aumento delle disuguaglianze e dell’instabilità globale.
Anche alcuni esponenti politici britannici hanno espresso dubbi sull’efficacia della strategia, sottolineando il rischio di compromettere la prevenzione delle crisi internazionali.
Chi perde di più: Africa e paesi fragili
L’impatto più forte si registrerà nei paesi africani e nelle aree già colpite da conflitti. Gli aiuti verranno progressivamente concentrati in contesti di emergenza come Palestina, Sudan e Ucraina.
Paesi come Afghanistan, Somalia e Yemen subiranno riduzioni significative, mentre Mozambico e Pakistan vedranno quasi azzerati i programmi di aiuto tradizionali, sostituiti da partenariati economici.
Secondo le analisi, i tagli potrebbero:
- ridurre l’accesso all’istruzione, soprattutto per bambine e disabili
- compromettere i servizi sanitari di base
- aumentare la vulnerabilità di anziani e persone fragili
Meno fondi per sanità e istruzione
Le conseguenze concrete riguarderanno settori chiave come scuole e cliniche. In Somalia, ad esempio, si teme un grave deterioramento dell’assistenza sanitaria per donne e bambini.
Anche programmi globali fondamentali, come quelli per l’eradicazione della poliomielite e la prevenzione delle pandemie, subiranno interruzioni nei finanziamenti.
Nuova strategia: più fondi multilaterali
Il governo britannico punta a spostare il proprio impegno verso organismi internazionali come la Banca Mondiale e la Banca Africana di Sviluppo, riducendo i programmi diretti.
Parallelamente, verranno eliminati gli aiuti bilaterali ai paesi del G20, ad eccezione della Turchia, con la fine dei finanziamenti diretti a economie emergenti come Brasile, India e Sudafrica.
Le ragioni del governo
Il ministro degli Esteri Yvette Cooper ha definito la scelta “necessaria ma difficile”, motivata dall’aumento delle minacce internazionali.
Secondo la ministra per lo sviluppo Jenny Chapman, alcuni paesi africani preferirebbero nuove forme di collaborazione, basate su investimenti, sviluppo finanziario ed energia sostenibile, piuttosto che aiuti tradizionali.
Dibattito politico interno
Non mancano però le critiche all’interno del Parlamento britannico. La deputata Fleur Anderson ha evidenziato una contraddizione di fondo: aumentare la spesa militare riducendo al contempo gli investimenti che potrebbero prevenire le crisi.
Un impatto globale a lungo termine
Secondo Adrian Lovett, i tagli avranno effetti devastanti, lasciando milioni di persone senza accesso a cure mediche, istruzione e aiuti umanitari.
Nel frattempo, la quota di reddito nazionale destinata agli aiuti scenderà allo 0,24%, il livello più basso mai registrato dal 1970.
La revisione della politica di aiuti del Regno Unito rappresenta un cambiamento profondo, destinato a ridefinire il ruolo del paese sulla scena internazionale. Se da un lato si rafforza la sicurezza nazionale, dall’altro cresce il rischio di lasciare scoperti proprio quei contesti in cui il sostegno internazionale è più necessario.
