Il mercato del lavoro britannico mostra segnali di indebolimento tra fine 2025 e inizio 2026. Secondo i dati diffusi dall’Office for National Statistics (ONS), il tasso di disoccupazione si è attestato al 5,2% a dicembre, in crescita rispetto al 5% di novembre e in linea con le attese degli analisti.
Parallelamente, aumenta più del previsto il numero di richiedenti sussidi di disoccupazione (claimant count): a gennaio 2026 si registra un incremento di 28.600 unità, superiore alle 22.800 stimate dal consensus. Il dato segue il modesto aumento di 2.700 unità di dicembre, rivisto nettamente al ribasso rispetto alla stima preliminare di +17.900.
Sul fronte occupazionale, nei tre mesi fino a dicembre l’incremento degli occupati è stato di 52 mila unità, in rallentamento rispetto alle 82 mila del periodo precedente, segnalando una perdita di slancio nella creazione di posti di lavoro.
Salari in rallentamento e pressioni sui tassi
Anche la dinamica retributiva evidenzia una progressiva moderazione. A dicembre, la crescita dei salari medi si è attestata al +4,2% su base annua escludendo i bonus, in lieve calo rispetto al +4,4% precedente e in linea con le previsioni.
Considerando anche la componente variabile, l’aumento si ferma al +4,2%, sotto il +4,6% registrato a novembre e inferiore alle attese. Il raffreddamento dei salari potrebbe attenuare le preoccupazioni della Bank of England circa il rischio di una spirale salari-prezzi, influenzando le valutazioni sui prossimi interventi di politica monetaria in un contesto ancora caratterizzato da tassi elevati.
Brexit e fine della libera circolazione: un cambiamento strutturale
Uno dei fattori strutturali che continuano a incidere sul mercato del lavoro è l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Con la Brexit è terminata la libera circolazione dei lavoratori europei, modificando profondamente i flussi migratori.
Settori che per anni hanno fatto affidamento su manodopera proveniente dall’UE – come hospitality, agricoltura, logistica e assistenza sociale – si sono trovati ad affrontare carenze di personale difficili da colmare. Il nuovo sistema migratorio ha incentivato l’ingresso di lavoratori extra-UE, ma la sostituzione non è stata omogenea né immediata, generando vuoti operativi e inefficienze.
Investimenti in calo e minore creazione di posti
Diversi studi stimano che, entro il 2025, la Brexit abbia contribuito a ridurre gli investimenti aziendali tra il 12% e il 18% rispetto a uno scenario controfattuale di permanenza nell’UE. L’introduzione di nuove barriere commerciali e maggiori oneri burocratici per le imprese che esportano e importano verso il mercato europeo ha aumentato i costi operativi.
Molte aziende hanno reagito con una strategia prudente: meno assunzioni, rinvio di piani di espansione e contenimento degli investimenti. Questo atteggiamento ha inciso sulla capacità del sistema economico di generare nuova occupazione, soprattutto nei comparti più esposti agli scambi internazionali.
Giovani e lavoratori a busta paga: le fasce più vulnerabili
L’aumento della disoccupazione colpisce in modo più marcato i giovani, tradizionalmente più esposti alle oscillazioni cicliche. Inoltre, si registra un calo dei dipendenti a busta paga, segnale di una maggiore cautela da parte delle imprese.
Il combinarsi di crescita economica debole, costi più elevati e minore dinamismo degli investimenti rende il mercato del lavoro meno resiliente rispetto agli anni precedenti.
Non solo Brexit: il peso delle misure fiscali e del salario minimo
L’attuale fase di debolezza non può essere attribuita esclusivamente agli effetti di lungo periodo della Brexit. Nel 2025 hanno inciso anche fattori interni di natura fiscale e regolatoria.
Tra questi, l’aumento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro (Employers’ National Insurance), annunciato nel budget 2024, e l’incremento del salario minimo. Entrambe le misure, pur con finalità redistributive e di rafforzamento del potere d’acquisto, hanno comportato un aumento del costo del lavoro per le imprese, influenzando le decisioni di assunzione.
Uno scenario complesso tra fattori strutturali e ciclici
Il quadro del mercato del lavoro britannico nel 2024-2026 appare quindi il risultato di un intreccio tra elementi strutturali – come la ridefinizione dei rapporti con l’Europa e la riorganizzazione dei flussi migratori – e fattori congiunturali, tra cui la stretta monetaria e le nuove misure fiscali.
La combinazione di disoccupazione al 5,2%, claimant count in forte crescita e salari in rallentamento segnala una fase di transizione delicata. Le prossime mosse di politica monetaria e l’evoluzione degli investimenti saranno decisive per comprendere se si tratti di un rallentamento temporaneo o dell’inizio di un ciclo più prolungato di debolezza occupazionale.
