Una sentenza definita storica ha stabilito la responsabilità dello Stato peruviano nella morte di Celia Ramos. La donna è deceduta nel 1997 dopo essere stata sottoposta a una sterilizzazione forzata. La decisione è stata pronunciata dalla Corte interamericana dei diritti umani, il massimo tribunale regionale per la tutela dei diritti fondamentali nelle Americhe.
La Corte ha riconosciuto che lo Stato ha violato diversi diritti fondamentali della donna: il diritto alla vita, alla salute, all’integrità personale, alla famiglia, all’informazione e all’uguaglianza davanti alla legge.
Si tratta della prima sentenza internazionale riguardante il controverso programma di sterilizzazione attuato in Perù tra il 1996 e il 2000.
Il caso di Celia Ramos
Celia Ramos, madre di tre figlie, aveva 34 anni quando fu sottoposta a una legatura delle tube il 3 luglio 1997. Secondo quanto accertato dal tribunale, la donna fu spinta dal personale sanitario ad accettare l’intervento in un contesto di forte pressione.
L’operazione venne eseguita in una struttura sanitaria improvvisata, priva delle attrezzature e dei farmaci necessari per una corretta valutazione dei rischi o per affrontare eventuali emergenze.
Durante l’intervento Ramos ebbe una grave reazione allergica. Le sue condizioni peggiorarono nei giorni successivi e la donna morì diciannove giorni dopo l’operazione.
La Corte ha inoltre evidenziato gravi carenze nelle indagini successive alla morte, parlando di mancanza di diligenza da parte dello Stato e di ritardi ingiustificati nell’accertamento dei fatti.
L’impatto sulla famiglia
La sentenza ha riconosciuto anche il danno subito dai familiari di Ramos. La morte della donna ha avuto conseguenze profonde sulle tre figlie, sul marito e sulla madre.
Per questo motivo il tribunale ha stabilito che lo Stato ha violato non solo i diritti della vittima, ma anche quelli della sua famiglia, compresi i diritti dei minori coinvolti.
La campagna di sterilizzazioni degli anni ’90
Il caso Ramos si inserisce in un contesto più ampio: il programma nazionale di salute riproduttiva e pianificazione familiare attuato in Perù negli anni Novanta, durante il governo dell’allora presidente Alberto Fujimori.
Secondo i dati citati dalla Corte, tra il 1996 e il 2000 furono effettuate oltre 314.000 sterilizzazioni su donne e circa 24.000 su uomini.
Molte di queste procedure, secondo le organizzazioni per i diritti umani, vennero realizzate senza un consenso libero e informato o sotto pressione delle autorità sanitarie.
Le principali vittime furono donne indigene, contadine e persone che vivevano in condizioni di povertà o estrema povertà. Il programma prevedeva anche obiettivi numerici di interventi da raggiungere per le donne in età fertile.
Una delle più gravi violazioni dei diritti umani in Perù
La campagna di sterilizzazione di massa è oggi considerata una delle più gravi violazioni dei diritti umani avvenute nel paese negli anni del governo Fujimori.
Nonostante la portata del fenomeno, né l’ex presidente né i suoi ministri della salute sono stati finora condannati penalmente per queste politiche.
Le reazioni alla sentenza
Organizzazioni per i diritti umani hanno accolto la decisione della Corte come un passaggio fondamentale verso il riconoscimento delle responsabilità dello Stato.
Catalina Martínez Coral, direttrice associata del Center for Reproductive Rights di New York, ha sottolineato che la decisione rappresenta un precedente importante: secondo lei, la sentenza ribadisce che i diritti sessuali e riproduttivi devono essere considerati diritti umani fondamentali.
La voce delle figlie di Celia Ramos
Alla conferenza stampa tenutasi a Lima dopo la sentenza hanno partecipato anche due figlie della vittima.
Marisela Monzón Ramos, la maggiore, oggi trentanovenne, ha dichiarato che la decisione rappresenta il riconoscimento di una lunga sofferenza condivisa da migliaia di donne.
Aveva solo dieci anni quando sua madre morì. Secondo Monzón Ramos, il verdetto porta giustizia e riconosce la verità, ma non cancella l’ingiustizia subita da sua madre e dalle molte altre vittime della campagna di sterilizzazioni.
Un caso simbolo per migliaia di vittime
Secondo María Ysabel Cedano, avvocata dell’organizzazione per i diritti delle donne Demus, la storia di Celia Ramos rappresenta quella di migliaia di persone colpite dalla stessa politica.
Il caso era stato presentato nel 2010 alla Commissione interamericana dei diritti umani, che nel 2021 aveva già riconosciuto la responsabilità dello Stato peruviano, raccomandando risarcimenti e misure per evitare il ripetersi di simili violazioni.
