Parigi richiama Washington: Charles Kushner oltre il limite

Dalla tensione con l’Italia alle frizioni con gli Stati Uniti, Parigi contro una diplomazia percepita come arrogante e personalizzata

Charles Kushner e suo figlio Jared Kushner

La decisione della Francia di limitare l’accesso dell’ambasciatore statunitense ai vertici governativi non è un gesto rituale, ma un segnale politico netto. Al centro della controversia c’è Charles Kushner, inviato di Washington a Parigi, convocato dal Quai d’Orsay per chiarimenti sui commenti ufficiali statunitensi riguardanti l’uccisione di un attivista di estrema destra. La sua mancata presentazione, non la prima, ha spinto il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot a sospendere i canali diretti con l’ambasciatore finché non verranno rispettate le consuetudini diplomatiche fondamentali.

Il nodo non è solo procedurale. Parigi rivendica un principio politico, nessun Paese straniero può intervenire nel dibattito interno francese senza attenersi a regole condivise. In diplomazia, l’assenza pesa quanto una dichiarazione, e il rifiuto di Kushner di rispondere a una convocazione formale appare come una scelta di rottura deliberata, tanto più grave perché reiterata.

Il caso si inserisce in un contesto già reso incandescente dall’uccisione di Quentin Deranque, morto a Lione durante scontri tra militanti di estrema sinistra e di estrema destra. L’episodio ha innescato non solo tensioni interne, ma anche una frizione internazionale. La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha definito la morte “una ferita per tutta l’Europa”, suscitando la dura reazione dell’Eliseo. Il presidente Emmanuel Macron ha criticato apertamente Meloni per essersi espressa su una vicenda considerata affare interno francese, riaffermando la linea di Parigi contro ogni strumentalizzazione politica della violenza.

È in questo quadro che i commenti statunitensi, rilanciati dall’ambasciata USA a Parigi e incentrati sull’allarme per il “radicalismo violento di sinistra”, sono stati percepiti come un’ingerenza ulteriore. La scelta di Kushner di sottrarsi al confronto istituzionale ha aggravato una situazione già delicata, trasformando una divergenza diplomatica in un caso politico.

Il profilo dell’ambasciatore contribuisce ad aumentare l’imbarazzo. Charles Kushner è il consuocero del presidente Donald Trump, padre di Jared Kushner, marito di Ivanka Trump, convertitasi all’ebraismo per il matrimonio. Jared Kushner è inoltre indicato come figura centrale nel “board of peace” (al quale la Francia si è chiamata fuori) incaricato di delineare il futuro assetto immobiliare di Gaza, rafforzando l’intreccio tra politica estera statunitense e reti familiari del potere trumpiano.

A questo si aggiunge il passato giudiziario di Kushner, nel 2005 si è dichiarato colpevole di 16 capi d’accusa, evasione fiscale, false dichiarazioni e manomissione di testimoni, scontando 14 mesi di carcere prima della grazia concessa da Trump nel 2020. Tre anni dopo, una donazione da un milione di dollari al Super PAC Make America Great Again Inc. ha ulteriormente rafforzato l’immagine di una diplomazia confusa con la fedeltà politica.

La Francia ha evitato di trasformare l’episodio in una crisi bilaterale, ribadendo la solidità del rapporto con Washington. Ma ha anche tracciato una linea invalicabile, il rispetto delle istituzioni e delle regole diplomatiche non è opzionale. Il caso Kushner diventa così il simbolo di una diplomazia personalizzata, in cui legami familiari e posture ideologiche rischiano di prevalere sulla responsabilità istituzionale. In un’Europa attraversata da tensioni politiche e radicalizzazioni, Parigi rivendica un principio essenziale: la sovranità democratica non si commenta da lontano, si rispetta.