Quello che sta colpendo Niscemi, in provincia di Caltanissetta, non è un evento isolato né un semplice smottamento. L’intero versante su cui sorgono alcuni quartieri della cittadina sta lentamente ma inesorabilmente scivolando verso la piana di Gela, trascinando con sé strade, abitazioni e attività commerciali.
Il bilancio provvisorio parla di almeno 1.500 sfollati, con una zona rossa che potrebbe estendersi ulteriormente. In diversi casi le abitazioni risultano apparentemente intatte, ma strutturalmente troppo instabili per essere raggiunte anche dai soccorritori.
Perché il terreno sta cedendo
I primi segnali sono arrivati sotto forma di rumori anomali, seguiti da crepe nell’asfalto e nei muri. Poi il collasso. Secondo la Protezione civile, il problema è legato alla natura argillosa del terreno, che tende a perdere coesione in seguito a piogge intense e prolungate.
«L’intero versante si sta muovendo come un unico corpo», ha spiegato il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano, chiarendo che la frana è tutt’altro che stabilizzata.
La situazione al 28 gennaio: numeri e perimetro del disastro
Ad oggi il fronte della frana si estende per circa 4 chilometri, con una fascia di sicurezza larga 150 metri dichiarata off-limits. Finché il terreno continuerà a muoversi, non sarà possibile stabilire con certezza l’ampiezza definitiva del danno.
Le abitazioni che si trovano sul margine del cedimento, anche se ancora in piedi, non potranno essere recuperate e saranno destinate alla demolizione, se non verranno abbattute prima dall’avanzare della frana.
Sfollati, attività chiuse e rischio sociale
L’emergenza non riguarda solo le case. Nella zona rossa rientrano anche negozi e attività produttive, lasciando molte famiglie senza un tetto e senza lavoro. È questo uno degli aspetti più delicati della crisi: il rischio che al disastro ambientale si sommi una bomba sociale.
La tensione è già palpabile, con proteste davanti al municipio e accuse di allarmi ignorati negli anni.
Aiuti economici e ricollocazione: cosa è previsto
Il presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, ha assicurato un piano per la ricollocazione delle famiglie che non potranno rientrare nelle loro abitazioni. Parallelamente è in fase di attivazione il contributo di autonoma sistemazione (Cas):
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400 euro al mese a nucleo familiare
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100 euro aggiuntivi per ogni componente
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fino a un massimo di 900 euro mensili
Restano però incerti i tempi di erogazione.
La polemica sui fondi e il nodo del Ponte sullo Stretto
Il disastro di Niscemi ha riaperto il dibattito sull’uso delle risorse pubbliche. La segretaria del Pd Elly Schlein ha proposto di destinare parte dei fondi previsti per il Ponte sullo Stretto a un piano nazionale di prevenzione del dissesto idrogeologico.
All’Assemblea regionale siciliana è stato approvato un ordine del giorno che chiede di utilizzare 5,3 miliardi del Fondo sviluppo e coesione per i territori colpiti dal ciclone Harry, risorse inizialmente destinate all’infrastruttura. Il governo regionale ha espresso parere contrario, alimentando lo scontro politico.
Un’emergenza che Niscemi conosce già
Per Niscemi non si tratta di una novità. Nel 1997, negli stessi quartieri oggi evacuati – Sante Croci, Pirillo e Canalicchio – una frana simile portò alla dichiarazione dello stato d’emergenza, prorogato per anni fino al 2007.
Le mappe della Protezione civile regionale classificano l’area come a rischio geomorfologico molto elevato, con un livello di attenzione rafforzato già negli ultimi aggiornamenti del Piano di assetto idrogeologico.
Niscemi e le altre zone a rischio in Italia
Il caso siciliano è emblematico di una fragilità diffusa. Gran parte del territorio italiano è esposto a frane, alluvioni e cedimenti, soprattutto nelle aree collinari e montane. Eventi meteorologici sempre più estremi stanno accelerando fenomeni già noti, spesso mappati da anni ma senza interventi strutturali adeguati.
La lezione di Niscemi è chiara: senza prevenzione e manutenzione del territorio, le emergenze continueranno a ripetersi.
